Violenza contro le donne: “uomini, cambiare è possibile, se ammettete il problema”.

Sono 51 gli uomini in cammino con il Centro Liberiamoci dalla Violenza per modificare il proprio comportamento. “Nell’85% dei casi chi non chiede aiuto rischia di ripetere comportamenti violenti”, spiega Monica Dotti, coordinatrice del Centro.

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Liberarsi dalla violenza in ogni sua forma. Il messaggio, valido ogni giorno dell’anno, è ancora più forte in vista del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: la violenza di genere è un problema che riguarda la “salute pubblica” in quanto secondo l’OMS caratterizza tutte le società e nel nostro paese riguarda una donna su tre. Determina importanti conseguenze, sia a livello individuale che sociale ed ha un rilevante impatto di tipo sanitario, per chi la subisce, sia a livello fisico che psicologico: per questo l’Azienda USL di Modena, che ha il compito di proteggere, migliorare, tutelare la salute delle persone, intende essere di aiuto e di supporto alle donne che vivono situazioni di violenza attraverso la messa in campo di diverse attività, che in particolare coinvolgono i Consultori familiari (screening per la violenza in gravidanza, supporto psicologico, ecc), ma anche i Pronto soccorsi, con percorsi prioritari di accoglienza ed accompagnamento dedicati alle vittime di violenza. 

Con la consapevolezza che la violenza viene agita in modo prevalente dagli uomini nei confronti delle donne, l’Azienda Usl offre agli autori l’opportunità di un percorso di accompagnamento verso il cambiamento, la cessazione della violenza e l’assunzione della responsabilità verso i comportamenti agiti. Una missione portata avanti dal Centro Liberiamoci dalla violenza (LDV) dell’Azienda USL di Modena, attivo ormai da undici anni, prima esperienza in Italia di centro pubblico ad accesso volontario gratuito per uomini autori di maltrattamenti contro le donne. 

Se ultimamente l’accesso al Centro LDV è in larga parte mediato da avvocati, da professionisti di diversi altri servizi, dalla Questura con cui è stato siglato un protocollo, occorre ribadire l’importanza per gli uomini di intraprendere questo percorso anche in modo più diretto e motivato, riconoscendo la necessità di dover porre in essere un cambiamento. 

Il Centro dunque – gestito dall’U.O. Consultori Familiari in integrazione con il Servizio di Psicologia dell’Azienda USL di Modena – si occupa soprattutto di intervenire sugli autori della violenza, per generare un cambiamento culturale che contribuisca, e anticipi prima che si manifesti in maniera irrimediabile, all’eliminazione di ogni atto aggressivo. 

“Nella violenza l’obiettivo prioritario resta la protezione e la sicurezza delle donne e dei bambini che assistono alle violenze intrafamiliari, ma aiutare gli uomini a cambiare può contribuire a rafforzare l’azione di protezione verso le vittime. Per tentare di frenare il fenomeno – dichiara Monica Dotti, coordinatrice del Centro – appare fondamentale riuscire a modificare i comportamenti di chi utilizza la violenza come soluzione dei problemi, senza rendersi conto che la violenza è essa stessa un grande problema. Dopo undici anni di lavoro a contatto con soggetti autori di violenza, siamo giunti alla conclusione che è davvero possibile determinare un cambiamento negli uomini che riconoscono di avere questo problema, un cambiamento che però deve essere posto anche a livello culturale nella società in cui viviamo – prosegue Dotti -. Coloro che agiscono comportamenti violenti contro le donne e non chiedono aiuto, nell’85% dei casi rischiano la recidività: per questo chiediamo agli uomini autori di violenza di non perdere tempo, di rivolgersi al Centro LDV per darsi l’opportunità di cambiare e di migliorare”.

I NUMERI

Al momento il Centro LDV di Modena ha in carico 51 uomini di età compresa tra i 24 e i 68 anni che svolgono diverse professioni: operai, artigiani, impiegati, pensionati, disoccupati, segno di come il problema sia trasversale a ogni stato economico e sociale. Dal dicembre 2011, quando è iniziata l’attività del servizio, il Centro LDV è stato contattato da 1486 persone, di cui 647 uomini, per ricevere un appuntamento; 125 donne per chiedere informazioni per i loro compagni/mariti e 714 professionisti appartenenti a servizi interessati, tra cui avvocati, giornalisti e studenti universitari. I percorsi trattamentali conclusi sono stati 174.

L’ATTIVITA’

Il Centro LDV ha iniziato la sua attività il 2 dicembre 2011. Dal 2016 il servizio aderisce alla Rete Europea che raccoglie i Centri che lavorano con gli autori di violenza per promuovere le migliori pratiche d’intervento risultate efficaci e orientate al miglioramento della sicurezza delle donne e dei figli in una prospettiva di lavoro integrato con le risposte offerte dalla comunità territoriale. La collaborazione con la Rete Europea è stata, in particolare, molto proficua nel corso della pandemia da Covid, per poter strutturare un’attività efficace in grado di continuare a pianificare e a garantire il lavoro con gli autori di violenza anche nel periodo del lockdown. Nel Centro lavorano attualmente 3 psicologi-psicoterapeuti. 

La sede si trova presso il Consultorio di via Don Minzoni 121. Per fissare un appuntamento telefonare al numero 366 5711079 o scrivere a ldv@ausl.mo.it

GLI ACCESSI NEI PRONTO SOCCORSI

Nel 2021 nei PS dell’Ausl e dell’Ospedale di Sassuolo sono stati 245 gli accessi di donne maltrattate (158 italiane e 107 straniere); 134 nel primo semestre del 2022 (59 italiane e 75 straniere). 

L’ATTIVITA’ NEI CONSULTORI

Nei Consultori Familiari operano equipe multiprofessionali costituite da medici, ostetriche e psicologhe. Nell’ambito della loro attività le psicologhe si occupano anche della presa in carico delle donne vittime di violenza, che richiedono l’attivazione di un percorso di supporto per uscire da situazioni difficili in raccordo con la rete territoriale provinciale. Nel 2021 le donne incontrate sono state 164; 110 nel primo semestre del 2022.

SCREENING SULLE DONNE IN GRAVIDANZA 

Dal 2016, presso i Consultori Familiari aziendali viene realizzato uno screening da parte del ginecologo e dell’ostetrica che seguono la donna. Questa attività è facilitata dalla relazione di fiducia che si instaura durante il percorso nascita e consiste nella somministrazione di domande ad ogni trimestre di gravidanza e nel post parto, senza la presenza del compagno.  Nel 2021 quasi 4mila donne, su 4193 accessi, sono state sottoposte almeno una volta a domande di screening (il 92,9%). Nel primo semestre del 2022 sono state 2119 su 2251 donne partecipanti al percorso nascita (il 94,2%).