Sognando la California

Sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 24 novembre il film ambientato nella nostra Emilia e firmato dalla regista Cinzia Bomoll.

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Non lontano da Piumazzo, sullo stradone che porta a Savignano, a un certo punto si incontra un cartello indicatore della località, che quando ero ragazzo, fresco di patente, mi sorprendeva sempre: c’era scritto California. E improvvisamente la curiosità mi assaliva, perché la mente mi portava oltreoceano, ma intorno vedevo solo campi, prati, la pianura ai confini della collina. Così quando arriva un film che si chiama La California ed è girato e ambientato proprio qui vicino a Modena, mi precipito alla sua scoperta. Strano! La prima impressione dopo la visione è: strano. Però intrigante, curioso, tutto sommato piacevole. Mi ha lasciato molti interrogativi però mi sono divertito. Ci sono due gemelle e questo, per me che sono gemello, è già una partenza che mi cattura. Poi c’è tutta una “fauna” di personaggi tra il serio e il faceto che si barcamenano tra la via Emilia e il West sui rottami dell’Emilia rossa che fu. La voce fuori campo di Piera Degli Esposti un po’ li presenta e un po’ li accompagna nel loro vagare esistenziale. Ci sono le gemelle Ester e Alice, una piuttosto irrequieta, la seconda più tranquilla e positiva, interpretate rispettivamente da Silvia e Giulia Provvedi, in arte “le Donatella”. C’è Lodo Guenzi che con una vistosa cresta punk ne interpreta Yuri, il padre, allevatore di maiali. Professione insolita dato il look, ma assolutamente credibile dalle nostre parti. C’è Palmira, la madre, comunista fino al midollo, interpretata da Eleonora Giovanardi. Poi sorpresa strabiliante che mi ha fatto saltare sulla sedia, c’è Alfredo Castro, uno dei massimi attori sudamericani, bravissimo, stupendo, nel ruolo di un esiliato politico dopo il golpe di Pinchet in Cile. Arriva in Emilia col giovane figlio, ragazzotto magnetico che farà inevitabilmente innamorare entrambe le gemelle. Poi c’è tutta una schiera di personaggi, da Andrea Roncato, nonno ex-partigiano, ad Angela Baraldi, parrucchiera aspirante cantante artista, da Vito allenatore di boxe ad Andrea Mingardi seduto accanto a un bicchiere di lambrusco a Nina Zilli dietro al banco del riconoscibilissimo bar di San Vito. Tutti infilati dentro a questo racconto corale che parte come una commedia, attraversa atmosfere da duello western col cattivo di turno, un padrone che sfreccia con la sua Lamborghini Miura sullo stradone che taglia la pianura. E sullo sfondo le ciminiere che avvelenano l’aria. Proprio un bel ritrattino domestico come lo fu anche Radiofreccia di Ligabue, ma che sfocia nel thriller se non proprio nell’horror in un finale sorprendentemente drammatico.  La regista Cinzia Bomoll ha un passato soprattutto di scrittrice, ma è anche autrice di diversi cortometraggi. Ambienta la sua storia tra la fine degli Anni Ottanta e i Novanta del secolo scorso. A me scrivere “del secolo scorso” mi fa tanto sentire vecchio. Ma evidentemente lo sarò se colgo con cognizione di causa perché le ho vissute, le citazioni temporali che scandiscono la storia: il golpe cileno dell’11 Settembre 1973, la strage di Bologna del 2 Agosto 1980, la discesa in campo di Berlusconi nel 1994. La sceneggiatura, scritta con Piera Degli Esposti riserva la necessaria attenzione ai due personaggi principali, alla loro crescita e formazione, coi loro desideri di fuga verso una vera California, ma prigionieri di un mondo sconfinato ma chiuso in una eterna adolescenza che fatica a trovare una strada verso l’adultaggine. La regista racconta che la lavorazione non ha riservato sorprese, le location sono state individuate con facilità, e la coproduzione col Cile le ha permesso di realizzare il sogno di avere Alfredo Castro come attore. Con lui sempre buona la prima! La narrazione procede spedita soprattutto nella prima parte, poi c’è un momento di stanca dove mi sono chiesto e adesso dove andiamo a parare, e non ho fatto in tempo a pensarci su tanto che la svolta è arrivata improvvisa e inaspettata; come la lotta di classe che mai diresti arrivasse a tanto o come il cartello California in piena provincia di Modena. Cielo grigio su, foglie gialle giù…

Ivan Andreoli