L’autunno si tinge di letteratura al Forum Monzani

Al via l’autunno letterario del Banca Forum Monzani di Modena: da Alberto Mattioli con Marco Ubezio a Veronica Raimo, da Maura Gancitano a Mario Desiati e Vittorino Andreoli.

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Mario Desiati

Da ottobre la letteratura torna a essere protagonista delle serate modenesi. Da domenica 2 ottobre torna Forum Eventi: la rassegna – organizzata da BPER Banca con il patrocinio del Comune di Modena – propone i primi cinque appuntamenti al BPER Banca Forum Monzani di via Aristotele, 33. “Al suo 21esimo compleanno, la regina Elisabetta II promise di servire il Paese e il Commonwealth, raramente una promessa è stata meglio mantenuta”, ha detto l’arcivescovo di Canterbury nel corso della cerimonia funebre a cui hanno preso parte 2.000 persone, 500 tra teste coronate, capi di Stato, di Governo e dignitari. Il calendario di Forum Eventi si apre proprio con un omaggio alla regina domenica 2 ottobre alle 17.30 con il libro Elisabetta. La regina infinita (Garzanti) presentato dai suoi autori: il giornalista Alberto Mattioli e il cultore Marco Ubezio. Sono passati quasi settant’anni dal giorno dell’incoronazione – la prima trasmessa in diretta televisiva – sotto le magnifiche volte dell’abbazia londinese di Westminster, e da quel 2 giugno la fama e la popolarità di Elisabetta II non hanno fatto che aumentare. Nel suo ruolo pubblico ha vissuto in prima persona cambiamenti storici epocali, attraversando guerre mondiali e tempeste politiche; come capo della famiglia Windsor ha dovuto affrontare scandali e tragedie, divorzi e rappacificazioni. La ferma compostezza con cui è rimasta al centro della scena per tutti questi anni l’ha trasformata in un mito che Mattioli e Ubezio celebrano con pura passione e divertita riverenza. Muovendosi lontano dai profili biografici fatti di gossip e di veri o presunti scoop, ma distillando con humour il senso profondo di una vita straordinaria, i due autori raccontano la favola di una regina che sembra aver sfidato le leggi del tempo e di cui tutti continuiamo a subire l’infinito fascino.

Veronica Raimo, vincitrice del Premio Strega Giovani 2022, apre una strada nuova al romanzo di formazione. Presenta il suo Niente di vero (Einaudi) domenica 9 ottobre, alle 17.30, in un evento in collaborazione con la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci: la Raimo racconta dei legami, delle perdite, del diventare grandi, e nella sua voce buffa e disincantata esplode il ritratto sincero e libero di una giovane donna di oggi. All’origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l’impostura per inventare se stessa. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna. Niente di vero è la scommessa riuscita di curare le ferite ridendo.

La bellezza oggi è qualcosa di ben preciso a cui adeguarsi: un certo modo di vestire, di mangiare, di parlare, di camminare. Maura Gancitano ne parla in Specchio delle mie brame (Einaudi) che presenta al BPER Banca Forum Monzani domenica 16 ottobre, alle 17.30. Non si tratta di una questione puramente estetica, ma di una tecnica politica di esercizio del potere. In altre parole, di una gabbia dorata in cui non ci rendiamo conto di essere rinchiusi. Il culto della bellezza è diventato una prigione solo di recente: quando le coercizioni materiali verso le donne hanno iniziato ad allentarsi, il canone estetico nei confronti del loro aspetto è diventato rigido e asfissiante, spingendole alla ricerca di una perfezione irraggiungibile. Qui sta il punto: l’idea di bellezza ha subito con la società borghese uno spostamento di significato, da enigma a modello standardizzato che colonizza il tempo e i pensieri delle donne, facendole spesso sentire inadeguate. In questo libro l’autrice racconta la storia di un mito antico quanto il mondo e ci fa vedere come le scoperte della filosofia, dell’antropologia, della psicologia sociale e della scienza dei dati possano distruggere un’illusione che ci impedisce ancora di ascoltare e seguire i nostri autentici desideri e di vivere liberamente i nostri corpi.

E’ il vincitore del 76esimo Premio Strega l’ospite di domenica 23 ottobre, alle 17.30, appuntamento in collaborazione con la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. Mario Desiati in Spatriati (Einaudi) racconta una storia d’amore tra due ragazzi che diventa un modo per descrivere in modo puntuale una generazione fluida, precaria, senza radici.  Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell’atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l’acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei spavalda, capelli rossi e cravatta, sempre in fuga, lui schivo ma bruciato dalla curiosità erotica. Sono due spatriati, irregolari, o semplicemente giovani. Un romanzo sull’appartenenza e l’accettazione di sé, sulle amicizie tenaci, su una generazione che ha guardato lontano per trovarsi.

Psichiatra di fama mondiale, Vittorino Andreoli sale sul palco del Forum domenica 30 ottobre, alle 17.30, col suo nuovo libro Contaminazione (Solferino). La contaminazione esprime la paura di essere invasi da qualcosa o da qualcuno e mette in crisi la nostra singolarità. Esiste dai tempi più lontani: risponde a un bisogno di identità ed è letteralmente esplosa con la pandemia di Coronavirus, rispetto a cui i comportamenti dell’uomo sono stati incredibilmente simili in tutto il mondo, sul piano individuale e di gruppo, al di là delle differenze nazionali e culturali. Una concordanza fondata su elementi biologici che la paura del virus ha attivato, facendo presa dunque sulla costituzione generale ed essenziale della specie umana. Come ci ha cambiato questa esperienza collettiva, arrivata in un’era di vera e propria «religione della cute»? E con quali conseguenze per tutti? Vittorino Andreoli spiega, non senza vis polemica, che una di queste è stato il panico che usa la negazione: il no che diventa no-vax, no-lockdown, no-limits, attraverso un processo di regressione mentale che richiede di perdere il pensiero logico e porta ai no dell’infanzia.