A Carpi ci sono ancora “vagoni di amianto”

Il Comune di Carpi ha affidato il censimento degli edifici privati con coperture in amianto a una manciata di cittadini di buona volontà, ha inviato lettere di cortesia a cui non era obbligatorio rispondere e il risultato è sotto gli occhi di tutti: ci si muove solo in caso di emergenza. E i tetti restano lì a deteriorarsi sotto l’effetto degli agenti atmosferici. Con buona pace della salute pubblica.

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Sul fronte amianto alla Corte dei Pio abbiamo una sola certezza: in città, come ci conferma l’Ufficio Ambiente, “non è presente amianto nelle coperture, nelle pavimentazioni e nemmeno nel sistema di impiantistica degli edifici pubblici, poiché in passato si è proceduto a eseguire tutti gli interventi di bonifica necessari”. E nel caso in cui ne venisse rilevata la presenza all’interno, “procedere alla bonifica sarebbe prioritario per il Comune”.  Sul patrimonio edile privato invece la strada da fare è ancora lunga. Molto lunga. Ma andiamo con ordine. Se nella nostra città esiste una mappatura degli edifici con coperture in amianto dobbiamo ringraziare i componenti del Cora – Comitato Osservazione Rischio Amianto fondato nel 2010 da Fabrizia Soncini. “In Comune ci dissero che non avevano le risorse per compiere un censimento ma che avremmo potuto farlo noi e che ci avrebbero fornito le mappe necessarie. Abbiamo impiegato 4 anni, fino alla fine del 2016, per portare a termine il compito. Un’operazione estremamente complessa – ricorda Fabrizia – resa possibile grazie alle foto satellitari di Istella e Google maps e a numerosi sopralluoghi sul campo. Non ci siamo tirati indietro, nonostante fossimo pochi, perchè senza una mappatura puntuale non è possibile programmare alcun intervento di bonifica e successivo smaltimento. Ne trovammo dei vagoni di eternit”.

Su 1.830 edifici censiti, frazioni comprese, i metri quadri di coperture in cemento amianto rilevati furono pari a 941mila, per un totale stimato di circa 15mila tonnellate di materiale. “Dati – conclude Fabrizia Soncini – che inserimmo nel data-base comunale”.

Un lavoro prezioso il loro a cui seguì la distribuzione, “da parte delle Gev – Guardie ecologiche volontarie, di lettere di cortesia che invitavano i proprietari dei fabbricati in questione a fornire informazioni all’Amministrazione Comunale sullo stato dei loro edifici”, si legge in un post dell’ex assessore all’Ambiente Simone Tosi nel suo blog.

Ma quanto di quell’amianto (941.306 Mq) è stato effettivamente rimosso? Difficile a dirsi.

“Ad oggi – spiegano dall’Ufficio Ambiente – sono stati certamente rimossi, grazie al Bando Amianto che seguiamo direttamente, 50.000 metri quadri di coperture in amianto (a partire dal dato post censimento Cora e quindi dal 2016).

Ogni anno poi dall’Ausl riceviamo i piani di lavoro che vengono depositati in merito alla rimozione dell’amianto per un valore complessivo di 217.500 Mq. Una volta depositato il piano non è però detto che la rimozione vada a buon fine in quanto non vi è l’obbligo di dichiarare all’azienda sanitaria l’avvenuta bonifica e rimozione. Pertanto il nostro dato è certo, mentre quello dell’Ausl è solo un dato probabile”.

Ipotizzando che anche tutti i piani di lavori siano stati portati a termine, nella nostra città sarebbe stato rimosso solo un terzo dell’eternit presente (per non parlare di quello che rimane nascosto all’interno degli edifici).

Un risultato modesto anche in considerazione dei sistemi incentivanti messi in campo dal Comune tramite il Bando Amianto: dal 2015 al 2021 l’investimento complessivo ammonta a 735.000 euro, finanziate una novantina di domande. Budget che peraltro quest’anno sarà fortemente ridotto, eroso dagli incrementi dei costi energetici.

Il 19 settembre 2021 è una data che molti non dimenticheranno: intorno alle 17, una  violenta tromba d’aria in pochi secondi ha travolto l’aeroporto di Fossoli, case e capannoni agricoli apportando, nel raggio di un chilometro, danni incalcolabili. Tra i tetti andati in frantumi e volati nei cortili e nei terreni agricoli circostanti ve ne erano anche alcuni in eternit. Pericolose fibre di amianto si sono così disperse nell’aria e nella terra e all’improvviso l’infido materiale di cui troppo poco si parla ha ricominciato a far paura, almeno fino a quando il materiale è stato recuperato e la zona messa in sicurezza. 

Abbiamo affidato il censimento a una manciata di cittadini di buona volontà, abbiamo inviato lettere di cortesia a cui non era obbligatorio rispondere e il risultato è sotto gli occhi di tutti: ci si muove solo in caso di emergenza. E i tetti restano lì a deteriorarsi sotto l’effetto degli agenti atmosferici. Con buona pace della salute pubblica. Ci si continua a riempire la bocca di parole come “transizione ecologica”, “resilienza”, “adattamento” e non abbiamo nemmeno contezza di quanti metri di eternit abbiamo ancora sui tetti di Carpi. Forse, a ben guardare, dalla questione amianto, per mettere la nostra città al sicuro rispetto a episodi meteorologici sempre più violenti, non si dovrebbe più prescindere. Rubiera insegna.

Jessica Bianchi