Quanti morti servono per una strada sicura?

Le lettere rosse e nere spiccano potenti sul lenzuolo candido. “Quanti morti servono per una strada sicura?” si - e ci - domandano gli amici di Alessandra Arletti, la ventenne travolta e uccisa da un’auto in Traversa San Giorgio mentre faceva una passeggiata insieme al fidanzato. E intanto la levare la propria voce e a ribadire la pericolosità dell’asse viario è anche Janette, la figlia di un’altra vittima di quella strada maledetta, Kamel Jellali, investito il 10 ottobre 2019 in prossimità di via Bollitora. “Ora si piange un’altra tragedia, ma sono sicura che anche in questo caso nulla sarà fatto per risolvere il problema. Alla fine pagano sempre i più deboli, cioè i pedoni”, commenta Janette.

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Foto di Ion Zubco

Le lettere rosse e nere spiccano potenti sul lenzuolo candido. Quanti morti servono per una strada sicura?” si – e ci – domandano gli amici di Alessandra Arletti, la ventenne travolta e uccisa da un’auto in Traversa San Giorgio mentre faceva una passeggiata insieme al fidanzato. Una domanda che fa male ma che esige d’esser fatta non una, ma più e più volte, perché su quella strada si contano già troppe vittime. I ragazzi hanno sfilato davanti al Duomo ieri sera per poi raggiungere il luogo dello schianto e depositarvi un mazzo di fiori. 

Una voce, la loro, che si è levata anche in Rete: sulla piattaforma Change.org è infatti spuntata una petizione che in due giorni ha già raccolto oltre mille firme: “è ora di fare qualcosa, facciamoci sentire così da poter cambiare le cose e rendere quell’incrocio adatto ai pedoni, che non meritano di morire ingiustamente per distrazioni alla guida ormai comuni al giorno d’oggi”.

Tra quei nomi c’è anche quello di Kamel Jellali il podista che il 10 ottobre 2019 perse la vita in via Traversa San Giorgio, in prossimità di via Bollitora. Una tragedia indicibile e una ferita mai rimarginata per la moglie Mara e la figlia Janette. 

“Sono davvero rattristata – commenta Janette – per quanto accaduto poichè la morte di Alessandra riapre una ferita che non si è mai chiusa e quindi innanzitutto mando le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia. E’ davvero una vergogna che l’Amministrazione comunale non abbia mai approvato la realizzazione del sovrappasso pedonale optando per un semaforo a chiamata su un incrocio (che nonostante le proteste, è ancora tale e quale a prima) e nulla sull’altro. Di fatto economizzando sulla pelle di tutti i frequentatori del percorso salute di Carpi Sud. Ora si piange un’altra tragedia, ma sono sicura che anche in questo caso nulla sarà fatto per risolvere il problema. Alla fine pagano sempre i più deboli, cioè i pedoni”.

Non c’è giorno in cui Janette e sua madre, non portino fiori e candele in quell’incrocio maledetto, “per controllare che tutto sia in ordine. E’ il minimo che posso fare per onorare la memoria di mio padre e, in un certo senso, è un modo per tenerlo vivo e sempre con me”.

Jessica Bianchi