La Polizia Locale di Modena accende le body cam, le telecamere indossabili

A Modena al via una sperimentazione con l’utilizzo di dieci telecamere indossabili su divise e caschi. Lo strumento potrà rappresentare un deterrente efficace per comportamenti non corretti o illeciti da parte degli interlocutori che vengono ripresi “in diretta” dall’apparecchio tecnologico e si vedono sul minischermo frontale, costituendo pure una garanzia sulle modalità di azione degli agenti.

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Migliorare le condizioni di sicurezza in cui si trovano a intervenire gli operatori della Polizia locale, garantendo comunque la tutela della privacy dei cittadini e rendendo più efficiente la capacità di documentare le attività e la raccolta degli elementi di prova. Sono i principali obiettivi della sperimentazione dell’utilizzo delle “body cam”, le telecamere indossabili su divise o caschi, che verrà attivata nelle prossime settimane dalla Polizia locale di Modena con la dotazione di dieci dispositivi. Le telecamere potranno essere utilizzate in diverse attività svolte dal corpo, dall’infortunistica stradale al pronto intervento passando per l’ordine pubblico, ma anche a supporto dei controlli su edilizia e commercio e dei servizi di polizia giudiziaria sviluppati del Nucleo problematiche del territorio.

Lo strumento potrà rappresentare un deterrente efficace per comportamenti non corretti o illeciti da parte degli interlocutori che vengono ripresi “in diretta” dall’apparecchio tecnologico e si vedono sul minischermo frontale, costituendo pure una garanzia sulle modalità di azione degli agenti.

L’utilizzo delle “body cam” è definito da uno specifico disciplinare condiviso con i rappresentanti sindacali che stabilisce le modalità obbligatorie e facoltative di attivazione degli apparecchi. Il documento specifica innanzi tutto che il funzionamento avviene nel rispetto delle normative sulla privacy e chiarisce che l’attivazione non è “libera”, appunto, ma deve in ogni caso essere finalizzata alla prevenzione, alla repressione o alla cessazione di situazioni di criticità. Gli operatori, per esempio, sono tenuti ad azionare gli apparecchi nei casi di verifica sulla commissione di reati, nelle situazioni di contrasto all’ordine e alla sicurezza pubblica e durante contesti di emergenza generica o di Protezione civile; ma anche negli episodi in cui è messa a rischio la sicurezza degli operatori. Viceversa, è vietato accendere le “body cam” in situazioni che coinvolgono minori, persone malate o fragili e nei luoghi privati, di cura, di culto di espressione politica; la registrazione è vietata, inoltre, nei frangenti il cui utilizzo può potenzialmente rappresentare una fonte di disordini. È proprio vietato l’uso preordinato con intento provocatorio o personale dei dispositivi.

Al momento dell’avvio della registrazione gli operatori devono informare in maniera chiara e comprensibile gli interlocutori, affinché siano consapevoli della registrazione audiovisiva che li coinvolge.

Il disciplinare precisa pure che i dispositivi possono essere messi in funzione soltanto dagli operatori che li hanno in dotazione: non possono cioè essere attivati in remoto, per esempio dalla Sala operativa, vietando quindi l’utilizzo anche come forma di controllo dell’attività del personale della Polizia locale.