I defibrillatori in centro storico ci sono, il problema è che quasi nessuno sa dove si trovano

Questi strumenti salvavita che tutti possono usare sono quattro e sono collocati in Uccelliera (InCarpi è aperto anche la domenica), Musei, Teatro e Biblioteca. “Le comunità scientifiche internazionali - spiega Luca Gherardi, Tecnico autista soccorritore del 118 - mostrano come nel 70% dei casi a un evento avverso sia presente un testimone. Se riusciamo a convincerlo a mettere in atto alcune semplici manovre, come il massaggio cardiaco o una defibrillazione precoce, chi si è sentito male ha maggiori speranze di salvarsi o comunque di sopravvivere in modo maggiormente dignitoso. Le nostre azioni possono fare la differenza non dimentichiamolo mai”.

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Paura in centro storico domenica 27 marzo quando un anziano si è sentito male. Immediatamente, spiega un nostro concittadino, “gli amici dell’uomo lo hanno fatto stendere a terra e hanno chiamato i soccorsi mentre io sono andato a cercare un defibrillatore che peraltro non ho trovato e a chiedere aiuto in una farmacia ma nessuno dei due farmacisti è intervenuto, perché non potevano abbandonare il posto di lavoro”. Fortunatamente il signore ieri sera è stato dimesso e sta bene ma le cose potevano andare peggio. Molto peggio. I defibrillatori in centro storico ci sono, il problema è che quasi nessuno sa dove si trovano. Questi strumenti salvavita sono quattro e sono collocati in Uccelliera (InCarpi è aperto anche la domenica), Musei, Teatro e Biblioteca. “Spesso – spiega l’assessore alle Politiche Sociali, Tamara Calzolari – i lavoratori in servizio presso questi istituti culturali non sono dipendenti del Comune bensì di una cooperativa a cui abbiamo chiesto di formare adeguatamente i propri operatori affinchè acquisiscano le competenze necessarie per imparare a utilizzare i defibrillatori”.

In realtà questi strumenti possono essere utilizzati da tutti come stabilisce la Legge: “in assenza di personale sanitario o non sanitario formato, nei casi di sospetto arresto cardiaco è comunque consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico o automatico anche a chi non sia in possesso dei requisiti” necessari.

In Italia ogni 9 minuti una persona viene colpita da un arresto cardiaco improvviso: solo il 2% si salva. Un intervento tempestivo, con le prime manovre di rianimazione e l’impiego dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), può rivelarsi decisivo: defibrillare entro 3-5 minuti dall’inizio dell’arresto può consentire, infatti, la sopravvivenza del paziente nel 50-70% dei casi. Ma se nessuno interviene, le loro probabilità di farcela calano del 10-12% per ogni minuto che passa. 

“Le comunità scientifiche internazionali – ha spiegato a più riprese in occasione del trentennale del 118, Luca Gherardi, Tecnico autista soccorritore del 118 – mostrano come nel 70% dei casi a un evento avverso sia presente un testimone. Se riusciamo a convincerlo a mettere in atto alcune semplici manovre, come il massaggio cardiaco o una defibrillazione precoce, chi si è sentito male ha maggiori speranze di salvarsi o comunque di sopravvivere in modo maggiormente dignitoso. Le nostre azioni possono fare la differenza non dimentichiamolo mai”.

Per cercare di salvare quante più persone possibili, nell’ottobre del 2017, è nato un progetto, dal respiro regionale, realizzato dal Centro regionale tecnologie del 118, che si basa sull’utilizzo di una App: DAE respondER. L’applicazione, nata sotto l’egida della Regione Emilia Romagna è pienamente integrata con le tre centrali operative 118 presenti in regione. Questo significa che quando qualcuno chiama e l’operatore si trova di fronte a un probabile arresto cardiaco, automaticamente tutti coloro che si sono registrati all’applicazione, e che si trovano in prossimità dell’evento, vengono allertati affinchè possano intervenire in anticipo rispetto ai mezzi di soccorso, portando eventualmente con sé anche un defibrillatore. La App è dotata di una mappatura dei dispositivi a uso pubblico più vicini alla propria posizione (sono oltre 5mila i DAE presenti in regione compresi quelli sui mezzi sanitari): la consultazione è dinamica per offrire in tempo reale tutte le informazioni necessarie e facilitare la localizzazione e l’individuazione del defibrillatore e capire se in quel preciso momento è disponibile oppure no. Per rendere le operazioni ancora più semplici e rapide, la App prevede anche l’invio automatico delle coordinate di localizzazione per portare così velocemente il soccorritore sul luogo dell’evento. Tutti coloro che hanno compiuto 18 anni possono registrarsi sulla App e per farlo non è necessario aver frequentato un corso o conseguito la certificazione. Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è anche quello di portare semplicemente il dispositivo e, una volta giunti sul posto, qualcuno dovutamente guidato dalla centrale operativa del 118 potrà usarlo. L’essenziale è garantire la massima tempestività: ricordiamoci che se una persona non viene defibrillata entro 10 minuti la sua possibilità di sopravvivenza si riduce quasi a zero. Più persone scaricano la App e si registrano, maggiore sarà la probabilità che qualcuno si trovi vicino al luogo pubblico in cui si è verificato un arresto cardiaco e intervenga. Cosa stiamo aspettando?

Jessica Bianchi