Via Renoir, che accanimento per due giostrine!

Che stiano giocando a rimpiattino, sottraendosi alle proprie responsabilità e rimpallandosi le colpe è ormai evidente. Uno sport ampiamente praticato in “politica” ma che diventa particolarmente odioso quando a farne le spese sono i bambini. Le giostrine dell’area verde privata di via Renoir infatti sono ancora chiuse. Una situazione che si protrae dai primi giorni di febbraio quando un nastro rosso ha tristemente circondato i giochi, presenti dal lontano 2017, per interdirne l’utilizzo.

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Che stiano giocando a rimpiattino, sottraendosi alle proprie responsabilità e rimpallandosi le colpe è ormai evidente. Uno sport ampiamente praticato in “politica” ma che diventa particolarmente odioso quando a farne le spese sono i bambini. Le giostrine dell’area verde privata di via Renoir infatti sono ancora chiuse. Una situazione che si protrae dai primi giorni di febbraio quando un nastro rosso ha tristemente circondato i giochi, presenti dal lontano 2017, per interdirne l’utilizzo. La motivazione addotta? “Non essendo collaudati, possono essere potenzialmente pericolosi”. Da allora i residenti hanno assistito al tira e molla tra il lottizzante proprietario dell’area e il Comune di Carpi ma non sono certo rimasti a guardare: sono ben 205 le firme raccolte per chiedere a gran voce al Comune di restituire ai propri figli la possibilità di giocare all’aria aperta. Il 10 marzo l’assessore al Verde, Andrea Artioli, aveva sottolineato come “fossero stati acquisiti da pochi giorni le certificazioni e i documenti relativi ai giochi, i quali evidenziano un paio di interventi che la stessa azienda esecutrice ha detto di eseguire per garantire un utilizzo in sicurezza. Abbiamo quindi dato al soggetto lottizzante, ovvero la proprietaria dell’area, una decina di giorni per sanare tali lacune. In caso non lo facesse – aveva assicurato – interverremo noi per poi chiedere il rimborso delle spese sostenute poiché per noi è prioritario che i bambini possano tornare a vivere il parco”.

I giorni sono ormai trascorsi ma in data 21 marzo ai firmatari della petizione è giunta la risposta ufficiale del comune, peraltro firmata dallo stesso Artioli, in cui si ribaltano ancora una volta le carte in tavola: “abbiamo acquisito da pochi giorni le certificazioni… (ndr – e intanto i giorni si moltiplicano) abbiamo provveduto a scrivere nuovamente al soggetto lottizzante affinchè” effettui gli interventi necessari ai fini del collaudo e faccia “una nuova verifica degli arredi, visto che l’ispezione trasmessa era datata aprile 2021 ed è obbligatoria una verifica annuale delle stesse… fintanto che tali attrezzature saranno cedute al Comune. Sul lungo trascorso di tempo si rinvia alle mancanze del privato che non hanno reso ancora oggi collaudabile l’area verde in questione”.

Oltre ai nuovi paletti spuntati – vedi alla voce verifica annuale e alla necessità di “distanziare maggiormente le giostre dalle residenze limitrofe limitando le problematiche acustiche”- dov’è finita l’assicurazione che sarebbe stato il comune a farsi carico del collaudo pur di tagliare i tempi e ridare i giochi ai piccoli del quartiere?

“Situazioni analoghe alla nostra – commenta uno dei promotori della raccolta firma – non risultano interdette e il comune ci ha comunicato telefonicamente che non può certo chiuderle tutte”.

L’accanimento manifestato nei confronti di queste due giostrine è davvero incomprensibile, che sotto sotto il motivo faccia forse rima con la manifesta intolleranza di qualcuno nei confronti delle grida gioiose dei piccoli?

Jessica Bianchi