La pandemia rivoluziona il mercato immobiliare: meno affitti e più compravendite

A Carpi sono aumentate le compravendite e, grazie alla spinta dei bonus, è l’usato che ha conosciuto l’impennata maggiore ma anche sul nuovo c’è grande interesse nonostante i costi siano in aumento a causa dei fortissimi rincari sulle materie prime e sulla difficoltà di reperirle. Le persone oggi vogliono una casa sismicamente sicura, energicamente efficiente e dunque meno dispendiosa e spazi ampi”. Al contrario la quota di immobili in affitto disponibili per le famiglie è calata drasticamente: i proprietari immobiliari temono i rapporti duraturi e la presenza di minori o di invalidi che potrebbe aggravare il tema delicato dello sfratto in caso di morosità. Ad ampliarsi è invece il mercato delle camere date in locazione per un lasso di tempo breve a singoli lavoratori, persone dunque che hanno residenza e famiglia altrove. Insomma inquilini più sicuri e maggiormente redditizi.

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Zona Morbidina - Scatto areo di Fabrizio Bizzarri

La pandemia ha modificato profondamente non solo le nostre vite ma anche il nostro stesso modo di intendere la casa. Un cambiamento che si è inevitabilmente ripercosso anche sul mercato immobiliare, ridisegnandolo completamente. “Il mercato nel 2021 si è vivacizzato molto – spiega Maria Femminella, presidente provinciale di Confabitare Modena – perchè l’irruzione del Covid ha cambiato la visione stessa dell’abitare. Prima del 2020 l’obiettivo dei costruttori era quello di stringere, di creare dei locali giorno unici, dove la cucina non era che una sorta di accessorio, e con camere da letto non particolarmente spaziose. Con la pandemia però, la casa si è trasformata, diventando anche un luogo di lavoro e di istruzione, dove ciascun componente necessita di maggiore spazio e privacy. Si passa più tempo tra le pareti domestiche e si desiderano ambienti più grandi. Allo stesso tempo la cucina è diventata il fulcro della casa, dove trascorrere in un luogo protetto del tempo con amici e parenti”. 

Per rispondere a questi nuovi bisogni il mercato si è orientato su case più grandi: “molti – prosegue Femminella – si sono rivolti al mercato dell’usato, dove abbondano locali di questo tipo, acquistando soluzioni abitative a prezzi inferiori rispetto al nuovo e da ristrutturate grazie alle agevolazioni fiscali”. 

Un’altra richiesta sempre più pressante è quella di avere a disposizione uno spazio esterno privato, “terrazzi dove passare il proprio tempo libero o giardini. Ecco perché tanti hanno optato per soluzioni indipendenti o semi indipendenti, scegliendo di spostarsi dai centri alle zone più periferiche. Il verde, per il senso di libertà e di maggiore salubrità che offre, si è fortemente rivalutato. Inoltre non dimentichiamo che sono tanti coloro che non si recano più tutti i giorni in azienda ma che lavorano anche in smart working e questo riduce l’onere dei trasporti e dei trasferimenti quotidiani”.

Insomma il mercato, e Carpi non sfugge a tale tendenza, è particolarmente vivace anche per tentare di rispondere a un altro tema caldissimo, ovvero gli altissimi costi legati all’energia, acuiti dalle stangate in bolletta degli ultimi mesi e che, in considerazione di quanto sta accedendo tra Russia e Ucraina, non accenneranno certo a diminuire…

“A Carpi sono aumentate le compravendite e, grazie alla spinta dei bonus, è l’usato che ha conosciuto l’impennata maggiore ma anche sul nuovo c’è grande interesse nonostante i costi siano in aumento a causa dei fortissimi rincari sulle materie prime e sulla difficoltà di reperirle. Le persone oggi vogliono una casa sismicamente sicura, energicamente efficiente e dunque meno dispendiosa e spazi ampi”.

Ma quali sono le problematiche principali con cui si devono confrontare i proprietari immobiliari nel nostro territorio?

“In questo momento registriamo una forte carenza di immobili sul mercato, nel modenese come su tutto il territorio regionale, sia per quanto riguarda la vendita che l’affitto. I proprietari infatti sono cauti, soprattuto sul fronte delle locazioni poiché temono mancati pagamenti, ulteriori tassazioni e strette sulla casa e, in generale, che lo Stato ne riduca ancora una volta i diritti come già accaduto col Blocco Sfratti. Ci sono tante persone che cercano un affitto e non lo trovano mentre altri a cui avevano offerto un lavoro qui, a causa delle lunghe attese, sono stati costretti a rinunciarvi. Ad oggi – sottolinea Femminella – a fronte di inquilini morosi non esistono delle garanzie per i proprietari. Le risorse del Fondo morosità incolpevole ad esempio, messe a disposizione della Regione, non coprono che una piccolissima parte del denaro che il proprietario deve incassare. Addirittura se le spese condominiali maturate dall’inquilino non vengono onorate devono essere sostenute dal proprietario che anziché incassare si ritrova pure con un debito. Sfiduciati, spesso preferiscono tenere i loro appartamenti chiusi, mentre qualcuno opta per la vendita… perché le normative nazionali non tutelano coloro che hanno impiegato una vita per mettere da parte i soldi necessari per fare un investimento e avere così una rendita. Nel nostro territorio non ci sono immobiliaristi ma persone che hanno fatto sacrifici e altri che ancora ne fanno dopo essersi fatti carico di un mutuo ad esempio”.

Il mercato dell’affitto a Carpi è dunque pressoché immobile…

“Esatto, la quota di immobili disponibili per le famiglie è calata drasticamente: i proprietari immobiliari temono i rapporti duraturi e la presenza di minori o di invalidi che potrebbe aggravare il tema delicato dello sfratto in caso di morosità. Ad ampliarsi è invece il mercato delle camere date in locazione per un lasso di tempo breve a singoli lavoratori, persone dunque che hanno residenza e famiglia altrove. Insomma inquilini più sicuri e maggiormente redditizi”. 

La carenza di alloggi ha inciso sui prezzi medi di locazione?

“Sì, nell’ultimo anno e mezzo i prezzi sono aumentati anche a Carpi. Mediamente l’affitto di un trilocale si aggira tra i 500 e i 550 euro, quello di bilocale sui 450-500, mentre quelli degli appartamenti più grandi raggiungono quota 600-650 euro”.

Fino al 31 dicembre era in vigore il blocco degli sfratti esecutivi, introdotto dal decreto-legge Cura Italia,  successivamente rinnovato dai decreti Rilancio e Milleproroghe. Quali conseguenze ha comportato per i proprietari immobiliari? 

“Negli ultimi due anni come associazione abbiamo sostenuto diverse battaglie e uno degli elementi caldi era rappresentato dal blocco sugli sfratti e, in generale, dalla difficoltà di incassare i canoni sia in ambito residenziale che commerciale. Il nostro consiglio, sin dall’inizio della pandemia, è stato quello di usare il buonsenso e anche di fronte a inquilini che a causa del Covid non riuscivano a pagare l’affitto abbiamo tentato di trovare soluzioni di mediazione o di proporre accordi di riduzione temporanea del canone in un momento di grave emergenza. D’altronde l’atteggiamento di Confabitare è sempre lo stesso, ovvero fare di tutto per evitare lo scontro.  Dove non siamo riusciti a mediare ci siamo battuti perchè il blocco degli sfratti è stato genericamente giustificato dal Covid ma di fatto ha anche congelato situazioni preesistenti di morosità che non avevamo nulla a che fare con la pandemia. Ci sono stati proprietari che non sono riusciti a liberare i propri immobili per oltre due anni e questo comporta delle ricadute sia sociali che economiche. Ci tengo infatti a ribadire che per tanti, l’entrata dell’affitto serve per pagare l’università ai propri figli o per integrare una pensione minima. L’Italia, così come il nostro territorio, è fatta di piccoli proprietari. Qui esiste un tessuto immobiliare fatto di piccole realtà che hanno profondamente risentito del blocco degli sfratti”.

Quali sono i tempi per un sfratto? 

“Ora che sono ripresi si è creato un tappo. In pochissimo tempo i tribunali si sono ritrovati subissati di pratiche e gli ufficiali giudiziari incaricati per liberare gli alloggi sono letteralmente oberati di lavoro: ulteriori rallentamenti che gravano sulle spalle dei nostri associati. Lo sfratto rappresenta davvero l’ultima ratio e come associazione, qualora sia possibile, preferiamo ricorrere all’istituto della mediazione, ovvero a una risoluzione tra le parti che non passa attraverso il tribunale”.

Dietro tanti sfratti ci sono storie di povertà importanti…

“Confabitare è fatta di persone e quando ci imbattiamo in famiglie morose con bambini o con invalidi non proviamo alcun piacere nel sapere che dovranno essere sfrattati ma se il sistema di welfare pubblico non è in grado di assisterli dovutamente garantendo loro un alloggio, questa lacuna non può certo pesare sul privato cittadino. E’ necessario ridurre i tempi dello sfratto così come quelli dei vari balzelli legali per velocizzare così il diritto di rientrare in possesso di un bene qualora il contratto non venga rispettato. In caso contrario devono essere adottati degli strumenti che fungano da garanzie reali per i proprietari”, conclude la presidente Maria Femminella. 

Jessica Bianchi