“Mio padre è anziano, ma se gli daranno un fucile in mano lui difenderà la sua Patria”

Le ucraine Oxana, Marianna e Maria, tutte e tre residenti da anni a Carpi, raccontano il dolore e il senso di impotenza per quanto sta accadendo nel loro paese d’origine. “Nessuno tra i nostri cari - raccontano - ha deciso di fuggire: si sentono impotenti, impauriti, ma sono tutti pronti a proteggere la propria patria, a combattere, d’altronde non hanno scelta, ma hanno paura soprattutto per i loro bambini. Continuiamo a chiamarli per sapere come stanno, per capire di cosa hanno bisogno perchè da un momento all’altro potrebbero saltare la luce, le linee telefoniche… e l’idea di non poterli sentire ci angoscia ancor di più”.

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In migliaia in fuga da Kiev

Oxana vive a Carpi da nove anni ma il suo cuore, quello, “è sempre in Ucraina”. Da otto anni a questa parte, racconta, “nel mio Paese si viveva in uno stato di continua tensione, molte cose non funzionavano ma non avremmo mai pensato che Putin potesse invaderci e bombardarci. Le sanzioni annunciate non risolveranno nulla purtroppo, l’Ucraina ha bisogno di armi per potersi difendere”. I genitori di Oxana sono anziani, entrambi in pensione: “li ho sentiti subito questa mattina, sono spaventati anche se vivono lontani dalle zone bombardate, verso il confine polacco. Temono che il conflitto arrivi sin lì. Mio padre mi ha detto che non scapperanno, che non vogliono lasciare la loro casa, e che se gli daranno un fucile in mano lui farà di tutto per proteggere la sua terra, il suo Paese”. 

Nella voce di Oxana si colgono il dolore e il senso di impotenza: “sono angosciata per quanto sta accadendo, non faccio altro che seguire le notizie, spero che quel pazzo si fermi ma ho paura che non sarà così. Chi vive in Ucraina dice che lui vuole ricostituire l’impero russo e riconquistare Kiev. Non riconosce la nostra storia, la nostra lingua… per lui esiste solo la Russia. E’ inaccettabile”. 

Anche Marianna e Maria, carpigiane d’adozione ma ucraine, non nascondono la loro preoccupazione: “è da questa mattina, non appena ci siamo svegliate, che non facciamo altro che ascoltare le notizie. Siamo preoccupate perchè le nostre famiglie, gli amici vivono là. Continuiamo a chiamarli per sapere come stanno, per capire di cosa hanno bisogno perchè da un momento all’altro potrebbero saltare la luce, le linee telefoniche… e l’idea di non poterli sentire ci angoscia ancor di più”. Nessuno tra i loro cari ha deciso di fuggire: “si sentono impotenti, impauriti, ma sono tutti pronti a proteggere la propria patria, a combattere, d’altronde non hanno scelta, ma hanno paura soprattutto per i loro bambini”. Da due mesi a questa parte Maria chiedeva alla sorella di far venire qui i suoi nipotini ma inutilmente “e ora è troppo tardi. Prego Dio che tutto si fermi, che i soldati riescano a respingere l’esercito russo. Sono già morti tanti civili, compresi dei bimbi, e ne moriranno altri, non è giusto. Vogliamo solo la pace”. Durissime le parole che le due donne riservano a Putin: “lui vuole ancora comandare come ai tempi dell’Unione Sovietica, negando la nostra libertà ma l’Ucraina si rifiuta di sottostare alla dittatura russa e si difenderà. Se non lo si fermerà, Putin non si accontenterà dell’Ucraina, andrà avanti”. L’Ucraina, concludono, “vuole far parte della Nato, entrare nell’Unione Europea, difendendo la sua autonomia e la sua indipendenza. Non ci sta a tornare indietro nel tempo. E noi siamo pronte ad aiutare, anche facendo ritorno in patria qualora sarà possibile, fino all’ultimo respiro”.

Jessica Bianchi