Novi come Atlantide riemerge grazie alle foto di Marzia Lodi

Tutto è iniziato qui, sull’auto di papà in viaggio per lavoro. Quando Marzia stava per assopirsi, le diceva: “Non dormire, guarda fuori, c’è sempre qualcosa di bello da vedere”. Così i suoi occhi hanno iniziato a fotografare i paesaggi. “Ero già alla ricerca di ciò che di me, delle mie radici, mi apparteneva profondamente, ma che non riuscivo ancora a mettere a fuoco”.

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Atlantide fa sprofondare nella terra, pagina dopo pagina, ritratto dopo ritratto, trascina con sé chi sfoglia il volume. Novi di Modena è trasformato in un continente umano e terrestre riproposto nei volti, nelle storie, nei panorami, strappato all’inesorabile flusso del tempo e messo in salvo dalla fotografia di Marzia Lodi.

Punti di riferimento di questo imponente lavoro in bianco e nero sono stati Un paese del fotografo americano Paul Strand e dello scrittore e sceneggiatore luzzarese Cesare Zavattini e Uomini del XX secolo di August Sander.

Con Atlantide, Marzia Lodi, oltre a confezionare un’opera esteticamente impeccabile e affascinante, risolve definitivamente il rapporto con Novi, a cui sentiva di non appartenere e che non le apparteneva: dopo l’insofferenza della gioventù, la tentazione della fuga è stata fortissima fino alla decisione del 2010, di rimanere sul territorio ma di cambiare prospettiva. “La fotografia avvicina alle cose, sapevo che ovunque fossi andata, avrei potuto toccare le cose che vedevo ma se fossi partita intuivo che il mondo che stavo per lasciare – racconta Marzia citando Autoritratto di un fotografo di Ferdinando Sciannaanche lui sarebbe scomparso per sempre. Ho deciso di restare e di guardare con occhi sempre nuovi la mia terra, come se fossi stata lontano per molto tempo”.

La prima fotografia è stata scattata nel 2010 e dopo un lavoro di più di dieci anni i volti si trasfigurano in un insieme e restituiscono un territorio imbevuto di umanità.

Mossa dalla volontà di rintracciare la relazione tra la sua terra e la sua gente, “ogni mattina, uscendo di casa, ero come Joseph Nicéphore Niépce. Come lui nel 1826, anche io mi affacciavo alla finestra del mio paese e delle sue frazioni, inaugurando il viaggio della fotografia. Ogni volta era come ricominciare da zero, come scoprire il mondo per la prima volta, così sono andata alla ricerca della forma di quel rapporto inscindibile che esiste fra sé stessi e il luogo in cui si è nati”.

Marzia Lodi

E’ così che Marzia Lodi ha riscoperto l’amore per il luogo dove vive, “dove tutto, a ben guardare, brilla di una straordinaria vitalità”, l’isola leggendaria di Atlantide, Novi di Modena, il centro del mondo, punto di riferimento della rosa dei venti, indicato dalle coordinate terrestri 44°53’36.38”N 10°54’03.88”E.

Tutto è iniziato qui, sull’auto di papà in viaggio per lavoro. Quando Marzia stava per assopirsi, le diceva: “Non dormire, guarda fuori, c’è sempre qualcosa di bello da vedere”. Così i suoi occhi hanno iniziato a fotografare i paesaggi. “Ero già alla ricerca di ciò che di me, delle mie radici, mi apparteneva profondamente, ma che non riuscivo ancora a mettere a fuoco”.

Sara Gelli