L’Afghanistan chiama e Carpi risponde: 35 i profughi ospitati in città

Sono 35 i profughi afghani ospitati a Carpi da qualche settimana: tre famiglie allargate, per un totale di 27 persone tra adulti, anziani e bambini, sono a Fossoli mentre un altro nucleo, composto da marito, moglie, cognato e cinque figli, è inserito nel tessuto urbano cittadino.

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Foto di campo profughi di repertorio

Sono 35 i profughi afghani ospitati a Carpi da qualche settimana: tre famiglie allargate, per un totale di 27 persone tra adulti, anziani e bambini, sono a Fossoli mentre un altro nucleo, composto da marito, moglie, cognato e cinque figli, è inserito nel tessuto urbano cittadino. “I profughi indirizzati nella nostra città dalla Prefettura – spiega l’assessore ai Servizi Sociali, Tamara Calzolari – sono in attesa dello status di rifugiato, una volta ottenuto, e i tempi dovrebbero essere celeri, passeranno dalla competenza prefettizia al Sistema di accoglienza integrata che fa capo ai Comuni: a quel punto potremo ridistribuirli meglio sul territorio poiché il nostro desiderio è quello di offrire loro un’accoglienza diffusa e per questo abbiamo già avviato una discussione con gli altri comuni dell’Unione delle Terre d’Argine”. Al momento la sfida maggiore per queste persone, prese in carico dalle cooperative sociali Caleidos e Il Mantello, è quella di “imparare la lingua italiana e di comprendere il nuovo contesto di vita così diverso rispetto alle varie parti dell’Afghanistan da cui provengono”, prosegue l’assessore Calzolari. I profughi, infatti, nel lasciare il loro Paese sono stati spesso divisi e inviati in diverse regioni italiane: “dopo un primo approdo a Modena, ad esempio, una famiglia è partita alla volta di una città toscana per ricongiungersi col resto dei propri familiari. Al momento i nostri ospiti non hanno espresso alcun desiderio di andarsene, al contrario si stanno inserendo bene e dicono di voler restare. Per quanto ci riguarda cercheremo di stare loro vicini e di appoggiare le eventuali scelte che vorranno fare in futuro”, assicura Calzolari. Tutti seguono corsi di italiano, i minori sono stati inseriti a scuola e per alcuni giovani maggiorenni è al vaglio la possibilità di frequentare corsi universitari per dare continuità al progetto di vita che avevano già intrapreso nel proprio Paese d’origine. “Una volta appresa la lingua e dopo aver imparato il funzionamento della città e dei suoi servizi, insieme ai profughi potremo avviare percorsi tesi al loro inserimento lavorativo. Sono davvero orgogliosa di come la città ha risposto in modo solidale alla notizia dell’arrivo di queste persone: tanti si sono offerti di insegnare loro un mestiere, altri, come le donne dell’Udi, di accompagnare mamme e bambini dal medico o a sbrigare altre attività. Insomma, davvero una bellissima dimostrazione di vicinanza”. Un modo per sostenere in modo concreto il progetto di integrazione a lungo termine che queste famiglie probabilmente decideranno di intraprendere nel nostro territorio. 

In occasione del Festival della Migrazione, venerdì 5 novembre, alle 21, all’Auditorium Loria, si terrà la conferenza dal tema: Le mie stesse scarpe sono tutta la mia terra. Dall’Afghanistan a Carpi: conoscere, pensare e generare accoglienza. Coordinati da Marcello Marchesini, interverranno Tamara Calzolari, Emanuele Giordana, giornalista e  Alessandra Morelli, già UNHCR e operatrice umanitaria. Un’occasione, conclude l’assessore, “per conoscere da vicino anche i profughi che qui hanno trovato una seconda opportunità. Non semplici numeri o statistiche bensì persone in carne e ossa. Come noi”. 

Jessica Bianchi