La Corte di Fossoli rivivrà nel segno di un nuovo modello abitativo

A Carpi arriveranno 14 milioni e 800mila euro per la rigenerazione della Corte di Fossoli. Il progetto è stato infatti ammesso a finanziamento nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare - Pinqua del Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità sostenibili. L'intervento prevede di realizzarvi 22 appartamenti, destinati in particolare ad anziani e giovani coppie, e di trasferirvi alcuni importanti servizi sociali, con un focus particolare sull’handicap. L’idea è quella che si creino relazioni, affinchè tutti si diano una mano, giovani e meno giovani, in un’ottica di interscambio reciproco.

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Rendering della Corte di Fossoli riqualificata

A Carpi arriveranno 14 milioni e 800mila euro per la rigenerazione della Corte di Fossoli. Il progetto è stato infatti ammesso a finanziamento nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare – Pinqua del Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità sostenibili. 

Risorse che verranno spalmate in dieci anni, tempo che il Comune di Carpi cercherà di dimezzare reperendo la metà dell’importo. “Si parla di progetti che vedranno la luce in futuro – mette le mani avanti il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli – ma questo è il tempo giusto per cercare di reperire e portare a casa il maggior numero di finanziamenti. Stiamo lavorando non solo per questa ma anche per le Giunte che verranno dopo di noi”. Il finanziamento governativo si andrà a sommare ai 2 milioni e 800mila euro già stanziati dall’Amministrazione per il recupero dell’ex-corte agricola, di proprietà  dell’Ente locale, che si sviluppa su oltre 18mila metri quadri, di cui seimila di superficie coperta: sette edifici (un tempo adibiti a stalle, fienili, caseificio, ricovero attrezzi e abitazioni e due torri dell’acqua), oggi in completo abbandono, fortemente lesionati dal sisma del 2012 e vincolati dalla Sovrintendenza per il loro interesse storico.

L’intervento prevede di realizzarvi 22 appartamenti, destinati in particolare “ad anziani e giovani coppie, e di trasferirvi alcuni importanti servizi sociali. Non si tratta solo di riqualificazione urbana bensì di proporre un nuovo modello abitativo, all’insegna della co-progrettazione. Un’occasione per dare risposta ai crescenti bisogni di una città che invecchia e non solo. Ora la sfida è accelerare sulla progettazione (per la quale sono previsti 8 mesi di tempo)”, ha aggiunto il primo cittadino.

L’obiettivo, ha spiegato Riccardo Righi, assessore all’Urbanistica, “è quello di rifunzionalizzare questo spazio oggi abbandonato, sottraendolo al degrado. Un progetto di rigenerazione che dunque non prevede consumo di suolo e che guarda all’integrazione sociale e ai servizi alla persona, anche grazie al perseguimento di politiche di accompagnamento alla mutualità. Accanto agli appartamenti sorgeranno spazi dedicati alla socialità, all’arte, alla cultura, ma anche orti e giardini, unitamente a vari servizi ad hoc per anziani e disabili”.

Uno degli stabili infatti sarà impiegato per rispondere “alla forte domanda di servizi sull’handicap”, aggiunge Tamara Calzolari, assessore alle Politiche Sociali. Tra le ipotesi al vaglio, la più accreditata, è “lo spostamento del centro diurno e residenziale L’Abbraccio oggi in viale Carducci”. La filosofia che guida il progetto va nella direzione di “un abitare assistito, per sostenere l’autonomia dei più fragili e per aiutare, grazie ad affitti sostenibili, le coppie e le famiglie che oggi non riescono a trovare una risposta su misura sul mercato degli affitti. L’idea dunque è quella che si creino relazioni, affinchè tutti si diano una mano, giovani e meno giovani, in un’ottica di interscambio reciproco. E’ una sfida complessa che vogliamo vincere”, conclude Calzolari.

Partner dell’operazione sarà la Cooperativa Gulliver, come sottolinea la responsabile Marta Puviani: “questo nuovo spazio, dedicato in parte al diurno e in parte al residenziale per persone con disabilità, ci offrirà l’opportunità di implementare i nostri servizi. Vorremmo coinvolgere il territorio, a partire dalle scuole e dal tessuto associativo, e organizzare dei momenti di incontro, consulenza e formazione per le famiglie. Un modo per favorire inclusione e integrazione, insomma. Abbiamo tante idee, dalla creazione di camminamenti specifici per i disabili a quella di un giardino multisensoriale… Siamo entusiasti”.

Jessica Bianchi