“Fossoli è un luogo sacro per la nostra democrazia”

A Cibeno, il 12 luglio 1944, vennero trucidate dai nazisti 67 persone internate nel Campo di Fossoli. Uomini e donne che i compagni di prigionia, nelle loro testimonianze, definirono ‘i migliori’ poiché nonostante avessero subito le più atroci crudeltà non si arresero mai, portando avanti ogni giorno la loro personale resistenza. Il 77° anniversario della strage dei 67 martiri di Fossoli sarà ricordato nella storia di Carpi per la sua eccezionalità. Questa mattina infatti, in occasione della celebrazione, al Campo Fossoli sono giunte le massime istituzioni europee.“L’Europa è stata costruita anche sul sacrificio di queste 67 vittime” ha commentato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

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A Cibeno, il 12 luglio 1944, vennero trucidate dai nazisti 67 persone internate nel Campo di Fossoli. Uomini e donne che i compagni di prigionia, nelle loro testimonianze, definirono ‘i migliori’ poiché nonostante avessero subito le più atroci crudeltà non si arresero mai, portando avanti ogni giorno la loro personale resistenza. 

Il 77° anniversario della strage dei 67 martiri di Fossoli sarà ricordato nella storia di Carpi per la sua eccezionalità. Questa mattina infatti, in occasione della celebrazione, al Campo Fossoli sono giunte le massime istituzioni europee: il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Insieme a loro hanno portato la propria testimonianza anche il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, Vincenzo Amendola, il presidente della Regione Stefano Bonaccini e Romano Prodi.

A fare gli onori di casa in questa giornata indimenticabile per il campo di Fossoli, il sindaco Alberto Bellelli e un emozionato presidente della Fondazione Fossoli, Pierluigi Castagnetti. 

Dopo la deposizione di una corona per onorare la memoria dei caduti e di un breve rito religioso officiato dal vescovo di Carpi Erio Castellucci (che ha letto un passo del vangelo di Luca: Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno a causa del mio nome. Sarete traditi e odiati… ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto) e dal rabbino capo di Modena e Reggio (che ha invece dato lettura di alcuni salmi in italiano e in ebraico: “i malvagi sono come pula che il vento disperde; il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina”), la cerimonia è entrata nel vivo con i discorsi delle autorità di fronte a una platea forzatamente contingentata a causa delle restrizioni legate alle misure anti Covid. 

Dopo i ringraziamenti di rito il sindaco Bellelli si è rivolto direttamente ai familiari delle vittime presenti: “un abbraccio particolare va alle persone che sono qua per ricordare un famigliare che non c’è più, a loro ci stringiamo nel ricordare 67 persone, come facciamo da 77 anni a questa parte. Oggi, qui, credo di poter affermare: Bentornata a casa Europa! Se ci sono luoghi dove nasce uno spirito di pacificazione tra i popoli, l’idea di Stati che si uniscono e che lottano per la pace, perchè la pace è una conquista, che hanno al centro il rispetto dei diritti, questi sono i campi di concentramento. Qui si costruiscono i valori europei. Essere qua insieme alle massime istituzioni europee rappresenta un simbolo profondissimo e ci rende ancora più responsabilizzati nel nostro compito”. Il primo cittadino ha poi letto i nomi delle 67 vittime di “un’operazione di eugenetica politica”. Qui, ha concluso “furono eliminate 67 voci. 67 speranze. 67 persone che sarebbero state l’anima di un Paese un giorno libero. 67 storie e 67 culture diverse. 67 cittadini europei. Ogni nome è una ferita. Fare memoria attiva con opere e azioni quotidiane è un dovere”. 

Volendo evocare il “maestro Dietrich Bonhoeffer – ha poi commentato il presidente della Fondazione Fossoli, Pierluigi Castagnetti –  è necessario ossequiare la sofferenza. E noi ogni anno ci inginocchiamo di fronte ai martiri di Cibeno perchè riteniamo che la loro sia un lezione imprescindibile. In questo baracche c’era sì consapevolezza del proprio destino, ma si parlava di politica, si auspicava l’organizzazione dello stato democratico italiano per prefigurare la Costituzione e si osava persino parlare della Federazione degli Stati Uniti d’Europa. Qui la cultura umanista poteva sprigionare tutte le potenzialità della sua forza morale. Quando quegli uomini e quelle donne parlavano di umanità alludevano alla qualità della vita, alla sua essenza, all’originalità di ciascuna vita, al rispetto di ciascuna differenza. La democrazia si sarebbe dovuta reggere su tali diversità.  

L’olocausto – ha concluso un commosso Castagnetti –  è stata una tragedia europea, un’eredità di cui è intessuto il dna dell’Unione Europea stessa. Oggi quei lager non ci sono più ma c’è un nuovo e immenso lager: il Mar Mediterraneo dove muoiono migliaia di profughi. Ieri non si sapeva quanto accadeva, oggi si vede e si sa. Che non venga il giorno in cui le nuove generazioni di cittadini europei ci chiedano conto di ciò che è accaduto di questi tempi”. A ribadire la sacralità di Fossoli è stato anche Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione: “Fossoli è un luogo sacro per la nostra democrazia. E’ qui nei campi che stanno le radici della nostra democrazia, di cui diritti e solidarietà sono gli elementi fondanti. Abbiamo l’obbligo di coltivare quell’albero fragile ma tenace che è la memoria. I nostri ragazzi devono venire a Fossoli non come momento in cui si recupera la storia ma perchè qui si costruisce la democrazia”. A perdere la parola dopo di lui è stato Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna: “l’Europa unita è nata come anticorpo ai regimi che portarono nel baratro della Seconda guerra mondiale questo continente e il mondo intero, alle malattie economiche, sociali e culturali da cui nacquero quelle dittature. E voglio ricordare come il rischio di un arretramento, di veder riaffiorare gli antichi mali del nazionalismo, dell’intolleranza e del razzismo non sia mai venuto meno nel corso di questi decenni. Soprattutto nei momenti di crisi più acuti è riemersa sistematicamente la pulsione alla divisione e alla contrapposizione, l’idea che la casa comune rappresentasse il problema e non la via maestra per garantire la protezione dei cittadini e la pacifica convivenza. Non così stavolta: a fronte di una pandemia senza precedenti, che ha imposto un terribile prezzo sia in termini di vite umane e di sofferenze, sia in termini di restrizioni e di sacrifici economici e sociali, l’Europa ha scelto di essere e di fare l’Europa fino in fondo: prima con la risposta comune all’emergenza sanitaria, poi l’abbandono del paradigma dell’austerità e dei vincoli economici per consentire manovre di bilancio radicali e tempestive e ora la risposta straordinaria del Next Generation EU e del Quadro Finanziario Pluriennale. Un processo di ricostruzione condivisa nel quale l’Emilia Romagna vuole fare per intero la sua parte, dando il suo contributo in termini di progetti, saperi e professionalità allo sforzo dell’intero Paese. Anche per costruire un’Europa più unita e più forte, dove le persone sappiano tendersi la mano per affrontare insieme le difficoltà. E ripartire uniti. Per tutti noi – ha concluso – essere qui riuniti nel ricordo di quanto successo è certo un onore, ma prima ancora rappresenta il dovere del fare memoria. Perché se viviamo in una Repubblica democratica lo dobbiamo anche a questi martiri, a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di essere partigiani, cioè di stare dalla parte giusta. Coloro che sono morti dando a noi il bene della libertà. Senza memoria non c’è progresso. La storia deve essere patrimonio dei nostri figli e delle generazioni future, affinché possano essere le donne e gli uomini ‘migliori’ di domani, con il coraggio di difendere sempre la democrazia, la giustizia, la pace”. 

In un luogo come il Campo di Fossoli, ha poi iniziato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, “si è costretti ad affrontare gli abissi del male e il fatto che esseri umani come noi, 77 anni fa, siano stati capaci di una tale crudeltà. Primo Levi scrisse che la prima volta che venne picchiato dai soldati nazisti, qui a Fossoli, la sua sensazione principale non fu né di dolore né di tristezza, era piuttosto attonito: qualcuno lo picchiava senza rabbia, a sangue freddo. Quelle botte erano parte di un piano preparato per eliminare milioni di esseri umani a causa della loro appartenenza etnica, delle loro idee religiose o del orientamento sessuale. Era semplicemente male puro e insensato. Molti di voi qui hanno perso un caro nel massacro di Cibeno. Le vittime di Cibeno vi sono state sottratte perchè scelsero di combattere contro il fascismo e il nazismo, scelsero di combattere per la libertà e la democrazia e quindi oggi non guardiamo solo dentro alla profondità del male ma commemoriamo il coraggio dei vostri genitori, dei vostri nonni. Partigiani e dissidenti di cui ricordiamo l’amore per la libertà. L’Europa è stata costruita sul loro sacrificio. I loro valori sono i nostri. La loro resistenza ha contribuito a salvare l’Italia e tutta l’Europa, compreso il mio paese la Germania. Oggi è emozionante essere qui anche in quanto europea di nazionalità tedesca. E’ stato un soldato tedesco a ordinare di uccidere i vostri genitori e nonni, questa è una colpa profonda nella storia del mio paese, un crimine che dobbiamo riconoscere e ricordare. Il nazismo e il fascismo hanno portato morte e distruzione in tutta Europa, la resistenza ha riportato la libertà a tutti noi, italiani e tedeschi. Io so di dovere la mia libertà anche ai vostri genitori e nonni. Oggi voglio rendere onore alla memoria di coloro cha hanno combattuto per la nostra liberazione; grazie al loro sacrificio è nata un’Europa pacifica e democratica. Oggi noi europei ci sorreggiamo a vicenda eppure la nostra Unione è lungi dall’essere perfetta. Non possiamo tollerare che i mezzi di comunicazione siano sotto attacco, non possiamo accettare discriminazioni di ogni sorta… se vogliamo celebrare gli eroi della resistenza, dobbiamo rendere quei valori vivi nei tempi attuali, assicurandoci che libertà e uguaglianza siano concreti per tutte le persone in Europa e oltre. E’ questa la promessa dell’Europa e ci impone di tenere alta la guardia. Gli occhi dell’Europa sono ben aperti, noi ricordiamo: lo dobbiamo ai vostri genitori, ai vostri nonni e anche ai nostri figli”. 

Grazie ed evviva l’Europa ha detto infine in italiano la presidente sorridendo. A chiudere la mattinata è stato infine David Sassoli, presidente Parlamento Europeo: “questa cerimonia – ha commentato – ci interroga rispetto al contesto che stiamo vivendo. Le nostre istituzioni sentono la responsabilità di non dimenticare e riaffermare che la nostra Europa nasce dal punto più alto di dolore della nostra storia contemporanea. Ma quante volte in questi anni ci siamo sentiti dire ma in fondo cos’è l’Europa? Non esiste… e a che cosa serve? Poi si viene qui, in un luogo di disumanità e le risposte arrivano. Non v’è dubbio che qui riecheggia la voce muta degli uccisi, il grido Viva la libertà spezzato dalle fucilate di Cibeno. Gli occhi delle vittime sono sempre gli stessi. Il mio pellegrinaggio qui oggi ha un solo motivo, ribadire la necessità di salvaguardare i diritti di tutti. Quelli dei migranti, quelli di una magistratura e di una stampa indipendente, quelli della comunità omosessuale… Occorre avere una lucida coscienza storica per opporsi a ogni sistema di male. Non vogliamo sottovalutare le manifestazioni di odio e di discriminazione che si manifestano nello spazio europeo. Che il dibattito sulla ripresa delle nostre economie corra con la difesa dello stato di diritto dei nostri valori fondamentali, delle libertà dei nostri cittadini. Senza una ferma difesa dei suoi valori, l’Europa potrebbe indebolire la sua identità. I valori europei agitano perchè assicurano libertà, pace, giustizia e opportunità e se questo è possibile in Europa, è possibile ovunque. L’Europa è una costruzione in divenire, un cantiere. C’è qualcosa che ci unisce ai liberatori resistenti di un tempo: aprire ai giovani la porta di un domani migliore, questo è il nostro dovere”. 

Jessica Bianchi