La moneta che divide

La rubrica di PAP 20

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L’euro non ci aiuta ma prima ancora è necessario chiedersi: l’Unione Europea si fonda su un sistema economico solidaristico o competitivo? C’è solidarietà tra i Paesi o competizione?

Un sistema a cambi fissi elimina la possibilità di adeguare la moneta per favorire la collocazione sui mercati esteri di merci altrimenti meno competitive per l’alto costo di vendita e non si può che ricadere nelle svalutazioni interne, ossia nella riduzione dei costi anche tramite la diminuzione dei salari. Ora, se con il cambio fisso un Paese rinuncia all’ opzione della svalutazione, ci deve essere una contropartita in termini di redistribuzione fiscale. Invece no, noi italiani abbiamo compresso i salari e creato disoccupazione anche con un diritto costituzionale che richiede la tendenza alla massima occupazione.

Abbiamo condiviso la moneta senza considerare le conseguenze sulla redistribuzione del reddito e siamo stati classificati ‘deboli’ perché adottavamo criteri diversi: la scelta di un sistema di welfare ‘importante’ ha prodotto un debito pubblico più consistente di quello tedesco ma nella maggior parte dei paesi “frugali” a stipendi più alti e un sistema di welfare ‘meno importante’ fa da contraltare un debito privato molto più alto del nostro.

Abbiamo condiviso il debito pubblico ma non l’indebitamento privato e, tenendo conto di un solo parametro, in Europa siamo stati classificati ‘deboli’.

Ecco, le regole sono fondamentali e noi italiani non le abbiamo governate, le abbiamo lasciate dare ad altri che oggi posso dirci che ‘non siamo capaci’.

Ci hanno detto che la forza dell’euro avrebbe evitato shock esterni ma non è stato così: nel 2007 l’Italia ha addirittura importato lo shock e l’ha fatto suo disintegrando l’economia.

La moneta senza uno stato alle spalle non può funzionare, occorreva creare le cattedrali dell’euro ossia le sue istituzioni politiche ma la riproposizione tecnica sul modello tedesco ha creato squilibri enormi accentuando la crescita nei Paesi con un’impostazione simile al marco tedesco, avvantaggiando Paesi che mantenevano la doppia moneta o che beneficiavano di aiuti comunitari.

Prima dell’ingresso nell’euro l’Italia aveva un’economia potente e la redistribuzione migliore di tutti i paesi occidentali; rispettando le regole europee ci siamo irrigiditi col modello tedesco, appesantendo le differenze tra poveri e ricchi. La politica italiana deve tornare a governare le regole in Europa.

PAP20