Soliera, agricoltori sul piede di guerra

Il Piano Percorsi ciclabili comunali di Soliera proprio non va giù agli agricoltori: “la scelta della Giunta è sbagliata e per questo motivo abbiamo inviato una lettera di diffida al sindaco affinché abbandoni la strada intrapresa e si arresti l’iter procedurale. Il piano non è ancora esecutivo ma qualora lo dovesse diventare ci muoveremo di conseguenza, auspichiamo comunque che i nostri amministratori facciano un passo indietro poiché non è certo questo il momento giusto per compromettere il nostro lavoro”, spiega Massimo Silvestri, presidente del Comitato Secchia nonché portavoce della protesta.

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Massimo Silvestri

Sono sul piede di guerra gli agricoltori del Comune di Soliera e, se le intenzioni dell’Amministrazione non cambieranno, annunciano lo “scontro diretto”. A far sorgere più di un mal di pancia è lo Studio di fattibilità del Piano Percorsi ciclabili comunali, documento che, spiega Massimo Silvestri, presidente del Comitato Secchia nonché portavoce della protesta, non sarebbe stato “né condiviso né tantomeno concertato con le parti interessate, ovvero i proprietari terrieri”. Il progetto relativo allo studio di fattibilità tecnico-economico di nuovi percorsi ciclabili, lungo i canali di bonifica e attraverso le campagne solieresi, “avrà un impatto a dir poco devastante sulle aziende agricole del comprensorio, con gravi ripercussioni su tutta la filiera agro-alimentare”, prosegue Silvestri. “La scelta della Giunta è sbagliata e per questo motivo abbiamo inviato una lettera di diffida al sindaco affinché abbandoni la strada intrapresa e si arresti l’iter procedurale. Il piano non è ancora esecutivo ma qualora lo dovesse diventare ci muoveremo di conseguenza, auspichiamo comunque che i nostri amministratori facciano un passo indietro poiché non è certo questo il momento giusto per compromettere ulteriormente il nostro lavoro. In una congiuntura economica messa duramente alla prova dall’emergenza sanitaria, anche gli agricoltori faticano a fare reddito: molti di noi hanno speso centinaia di migliaia di euro per cercare di salvaguardare le proprie aziende anche ricorrendo ai sostegni previsti dal Piano di sviluppo rurale, come facciamo a estirpare vigneti e frutteti sui quali abbiamo chiesto finanziamenti e che sono pertanto vincolati?”.

Il reticolo del Piano Percorsi ciclabili comunali lungo una ventina di chilometri, impatta su suolo agricolo per circa “il 90% – prosegue il presidente del Comitato Secchia – e prevede l’esproprio di oltre 26mila metri quadri di terreni per un valore di circa 220mila euro. Ricordo poi che non tutte le aree che costeggiano i canali in prossimità dei quali dovrebbero nascere questi percorsi ciclo pedonali sono di competenza della Bonifica Emilia Centrale, molte infatti appartengono agli stessi agricoltori”. 

La contrarietà dei privati è legata soprattutto alle conseguenze che tali percorsi – “fatti per offrire momenti svago e non di pubblica necessità” – provocheranno in termini di mancato introito: “i tracciati avranno una larghezza di circa 3 metri e mezzo e da quella linea, in base a quanto prevede il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, saremo obbligati, per tutelare pedoni e ciclisti, a non trattare le nostre colture fino a 50 metri di distanza. Come minimo dovrebbero espropriarci 50 metri di terra poiché noi saremo costretti a estirpare intere porzioni di vigneti o frutteti – che rischiano di ammalarsi e di compromettere a ruota tutte le altre piante – per salvaguardare il passaggio dei cosiddetti soggetti vulnerabili con evidenti ripercussioni sui nostri introiti già scarni. Stesso discorso vale anche per il biologico, i trattamenti a base di zolfo per il vigneto, ad esempio, dovranno rispettare il limite dei 40 metri. Insomma, questo progetto è non solo lesivo della proprietà privata ma anche del diritto di impresa. Peraltro non potremo nemmeno piantumare delle siepi, che costituiscono comunque un onere in termini di costi e di tempo, per creare delle barriere tra i percorsi e i campi coltivati, poiché il rischio è quello di essere invasi da insetti dannosi per le stesse colture”. Un rischio, questo, che corre anche via Gambisa, strada extraurbana chiusa al traffico che lambisce nella sua quasi totalità aree agricole (le cosiddette zone E): “oggi chi coltiva quei campi non è obbligato a rispettare il vincolo dei 50 metri per i trattamenti fitosanitari ma, qualora la strada diventasse parte del Piano Percorsi ciclabili comunali, avrebbe la mani legate e per non mettere a rischio l’incolumità delle gente dovrebbe adeguarsi ai vincoli sanciti dalla legge. A quale prezzo? Noi non ci stiamo”, conclude Massimo Silvestri.

Immediata la risposta del sindaco di Soliera, Roberto Solomita: “dopo le sollecitazioni arrivate dagli agricoltori abbiamo avviato un dialogo con le associazioni di categoria per meglio comprenderne bisogni e istanze. Siamo ora in attesa delle loro osservazioni scritte, elementi e sollecitazioni che siamo pronti a valutare”.

Jessica Bianchi