Carpi ha bisogno di ponti, ideali e reali, per correre incontro al futuro

“Alla nostra città serve un collegamento ideale tra il centro storico e la zona manifatturiera, in grado di unire l’anima turistica-culturale con quella industriale. Il ponte reale (quello che dovrebbe sorgere tra il Burger King e l’area McDonalds-Roadhouse grill), lo immagino come la porta d’ingresso alla città: un gradevole incrocio di tubi e luci led, a ricordare i filati da cui tutto è partito”. Il contributo di Nicola Tamelli.

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Nella seconda metà degli Anni Sessanta in Italia si vendevano oltre 1 milione di auto, più della metà prodotte dalla Fiat. Negli stessi anni, un capo di maglieria su due era prodotto a Carpi. Questi risultati furono resi possibili grazie a due personaggi di assoluto rilievo per l’Italia: Giovanni Agnelli – dirigente della FIAT – e per la mia città Renato Crotti, il fondatore di Silan. I due grandi imprenditori hanno in comune non solo l’anno di nascita, di cui ricorre il centenario essendo il 1921, ma anche il mese, marzo. Otto sono i giorni che li separano (a favore del carpigiano nato il 4) mentre otto sono le cose, di seguito, che per me li uniscono.

Ricchezza: come ogni imprenditore di rilievo, Crotti e Agnelli hanno avuto la capacità di trasformare un lavoro che amavano in un’attività redditizia. Nel 1961, complice un atteggiamento punitivo del comune  che definiva le aliquote dei redditi, Crotti si posizionava al terzo posto in Italia come contribuente; al secondo il principe di Torlonia e al primo l’Avvocato. Entrambi hanno sempre visto gli studi più come un palestra per creare relazioni che come passaggio formativo; ad ogni modo, il carpigiano era laureato in economia, l’altro (ovviamente) in legge. La passione per le relazioni interpersonali di ogni ordine e grado li rendeva due grandissimi sostenitori della dialettica. Ad entrambi la determinazione nel difendere le proprie idee costò sia il rischio concreto di perdere il controllo dell’azienda di famiglia sia difficoltà nei rapporti familiari. La dialettica, per essere tale, deve alimentarsi di approfondimento e curiosità, attitudine quest’ultima che i due esercitavano in maniera onnivora e totale, ma mai eccessiva: la loro voglia di imparare tutto da tutti per il puro piacere della conoscenza ha permesso loro una crescita personale e aziendale di livello internazionale. Questa continua ricerca ed evoluzione ha generato in loro una grande attenzione verso la cultura: dal collezionismo di quadri e opere d’arte fino alla pubblicazione di libri. Le famose tavole rotonde organizzate da Crotti con giornalisti, scrittori e filosofi credo abbiamo in qualche modo ispirato il Festival filosofia che “illumina” Carpi, Modena e Sassuolo ogni settembre. La legge divina sostiene i prescelti fino a renderli quasi eterei, per poi schiantarli con una violenza inaudita imponendo la perdita dei familiari più cari: i figli. Agnelli e Crotti perdono rispettivamente un figlio e una figlia riportati alle comuni sofferenze proprio loro che tutto potendo non sono riusciti a gestire ricchezze e conoscenze per salvare quanto di più importante. Entrambi rifiutarono sia il fascismo che il comunismo, sviluppando un orientamento “liberal” di stampo anglosassone. Fedeli alle loro idee accettarono sempre il dialogo con le parti sociali anche quando queste diventarono violente e intransigenti. Il loro concetto di sviluppo economico e sociale era fortemente ispirato da figure come John Kennedy, con il quale entrambi hanno avuto contatti a livelli diversi. Raffinatissimi interlocutori ma atteggiamenti molto diversi: l’Avvocato grandissimo oratore capace di affascinare anche presentando un’utilitaria, tracciando la via ai futuri Jobs, Musk; timido e riflessivo invece Crotti, che riteneva le conoscenze acquisite più come una responsabilità che come una dote. Centinaia le battute sagaci e le citazioni forbite di Agnelli, tra le più memorabili quella che ricorda la sua grande passione per la vela: “Mi piace il vento perché non si può comprare, ma solamente sfidare”. Forse meno romantico, ma incredibilmente realista, Crotti, che amava citare un anonimo americano: “Non temere l’opposizione. Ricordati che l’aquilone si alza non con il vento, ma contro il vento”.

Ho sempre diffidato di parole come: allarmismo, integralismo, qualunquismo. E non gradisco nemmeno il revisionismo: questo viaggio attraverso le (auto)biografie dei due imprenditori non ha l’intento di giudicare nessuno. Mi ha permesso di capire il periodo tra gli Anni Sessanta e Settanta, in cui passammo dal benessere del boom economico alla crisi energetica e dei consumi. Periodo in cui i miei genitori (come molti dei vostri) decisero di fare un patto di fiducia con questo nostro straordinario Paese mettendo al mondo la mia generazione, consapevoli che con passione e attenzione saremmo ritornati a crescere. Crotti e Agnelli sono partiti da posizioni molto diverse, ma entrambi non hanno mai smesso di ricercare e approfondire. Continuamente. Così dovremmo fare noi per noi stessi e per i nostri figli.

E per il futuro?

In un mondo sempre più ristretto dalla tecnologia, la scena dei modelli da inseguire è sterminata. Ma patriotticamente vedo due figure da cui trarre ispirazione: italiane, giovani e con parte del cognome in comune: Federico Marchetti, che con Yoox ha creato un business che prima non esisteva: trasferire l’emozione della moda nella dimensione digitale, mettendo le ali al Made in Italy; Marco Marchi (che agli inizi venne aiutato proprio da Crotti) che sta cercando di creare un gruppo di moda (non di lusso) di caratura internazionale a Carpi mettendo al centro lo stile, la sostenibilità e le competenze.

Carpi mi auguro continui a essere una cittadina accogliente ma ordinata, qualificata e qualificante. Di essere lungimirante per accogliere le sfide che ci porteranno ad abitare una città di 100mila abitanti: l’ospedale, l’università, le infrastrutture pubbliche (e digitali), le politiche etniche. Vorrei che Carpi diventasse una base da cui i nostri giovani possano partire per arricchirsi di esperienze e competenze avendo sempre voglia di tornare. Proprio per questo c’è bisogno di un ponte; un collegamento ideale tra il centro storico sempre più ciclopedonale e la zona manifatturiera, in grado di unire l’anima turistica-culturale con quella industriale. Il ponte reale (quello che dovrebbe sorgere tra il Burger King e l’area McDonalds-Roadhouse grill), lo immagino come la porta d’ingresso alla città: un gradevole incrocio di tubi e luci led, a ricordare i filati da cui tutto è partito. Luci alimentate ovviamente da pannelli solari, magari a forma di aquilone per ricordarci il valore della dialettica, tanto cara ai nostri Crotti e Agnelli.

Nicola Tamelli