San Nicolò riaprirà nella primavera del 2023

Una mostra accompagnerà il cantiere: sarà possibile osservare le immagini tridimensionali realizzate con il drone all’interno della chiesa secondo le più moderne tecnologie di ricostruzione virtuale.

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A distanza di 900 anni dalla sua origine, San Nicolò conserva intatta la sua bellezza che si potrà nuovamente ammirare tra due anni al termine del cantiere che ha preso il via. La fonte storica che per prima fissa l’esistenza di un edificio di culto dedicato al santo, vescovo di Mira, è la bolla di papa Callisto II del 29 gennaio 1123. La ricostruzione della chiesa secondo un grandioso modello architettonico classicheggiante è attuata da Alberto III Pio, signore di Carpi a partire dal 1493 e affidata poi al giovane architetto senese Baldassarre Peruzzi.

 

Recentemente provato dai terremoti del 1987, 1996 e 2012, San Nicolò, edificio di proprietà comunale, sarà sottoposto a lavori di miglioramento antisismico nonché al restauro degli intonaci danneggiati: l’appalto per le opere edili è stato affidato al Raggruppamento Temporaneo di Imprese “Mulinari – Csm – Carraro” mentre è in corso di predisposizione la procedura di gara del secondo appalto per restaurare l’apparato decorativo della chiesa. Nel complesso la spesa risulta di 2,8 milioni dei quali 1,3 finanziati dalla Regione con stanziamenti relativi ai piani della ricostruzione e 1,5 dal Comune con fondi assicurativi.

“Sarà un cantiere di recupero e restauro ma anche di scoperta, un’occasione per conoscere San Nicolò nella sua sedimentazione grazie alle nuove tecnologie che permettono di leggere lo sviluppo originario della chiesa” ha affermato il sindaco Alberto Bellelli, presente in cantiere insieme all’assessore Marco Truzzi, annunciando una mostra che accompagnerà il cantiere, in preparazione per la primavera, nell’ambito della quale sarà possibile osservare le immagini tridimensionali realizzate con il drone all’interno della chiesa secondo le più moderne tecnologie di ricostruzione virtuale.

In San Nicolò sono conservati esempi superbi di paliotti (il rivestimento che copre la parte anteriore dell’altare) capolavori dell’arte della scagliola carpigiana, preziosa nella resa imitativa dei materiali policromi e marmorei.