Mal-aria di casa nostra: tre proposte + 1

Da alcuni anni gli sforamenti invernali dei limiti ammessi si sono monotonamente succeduti. Nonostante i richiami del WWF e quelli di tante (tutte) associazioni ambientaliste, la politica ha continuato a dare risposte insufficienti. Ecco alcune proposte avanzate dal carpigiano Enzo Malagoli, rappresentante del WWF Emilia Centrale.

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Il problema dello smog è un problema  antico in gran parte dovuto alla scelta di produrre camion e vetture anziché rotaie e locomotive. Scelta condizionata in buona parte dalla presenza nel nostro paese della FIAT, generosamente sovvenzionata dai governi di tutti i colori fino a quelli recenti. La mentalità e gli interessi, da allora non sono cambiati. Ancora oggi nella nostra Emilia-Romagna si progettano superstrade e autostrade (vedi bretella Campogalliano – Sassuolo / Cispadana) destinate a mangiarsi ulteriori  porzioni di territorio e ad aggravare i problemi ambientali. 

Il cosiddetto smog costituiva già un’epidemia globale e letale, alla quale si è aggiunto da poco più di un anno il Covid.  Concentrati sulla minaccia letale del Covid abbiamo un po’ dimenticato che la mascherina sarebbe servita anche prima perché nella nostra valle padana respiriamo ogni giorno una miscela di ozono, solfuri, ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti ecc. che producono morti premature, problemi respiratori e cardiovascolari, effetti a livello circolatorio, sull’apparato riproduttivo e a livello del sistema nervoso centrale. Covid e particolato hanno la caratteristica comune di essere tra le prime cause di morte e di riduzione dell’aspettativa di vita e sono generate entrambe dalla scarsa attenzione e rispetto che abbiamo del mondo al di fuori di noi stessi. A Carpi il problema dell’inquinamento da smog ha contribuito a far sì che nel 1983 si arrivasse a decidere di chiudere il Centro Storico alle auto con pedonalizzazione di pPiazza Martiri (divenuta simbolo di nostalgia per i bei tempi andati da alcuni irriducibili che forse non accettano che le cose siano parecchio cambiate) di Corso Alberto Pio e delle piazze Re Astolfo e Garibaldi. 

Dei pericoli che si correvano con i cambiamenti climatici, come WWF, ce ne siamo interessati nel 2012  con la mostra Astronave Terra e il convegno Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema. Forse un poco è servito, ma evidentemente non ha spostato più di tanto le abitudini consolidate.  

Da alcuni anni gli sforamenti invernali dei limiti ammessi si sono monotonamente succeduti. Nonostante i richiami del WWF e quelli di tante (tutte) associazioni ambientaliste, la politica ha continuato a dare risposte insufficienti. 

Proposte per risanare l’aria di Carpi e della pianura Padana

Una volta compreso che le misure adottate non erano sufficientemente efficaci, cittadini e amministratori hanno confidato e sperato  nelle piogge, nella neve, nel cambio di pressione atmosferica e nel vento.  

Cercando di  superare la storia delle insufficienze storiche, in risposta all’appello del Sindaco  che ha chiamato alla collaborazione  tutti i cittadini  per risolvere o mitigare il problema, proviamo a fare alcune proposte pratiche.

Sosta col motore acceso

Tanti piccoli e grandi interventi come quelli che si stanno attuando sulle piste ciclabili sono segnali positivi. Si potrebbe intervenire, con una campagna di sensibilizzazione spinta, a modificare comportamenti sbagliati come le prolungate soste con il motore acceso. Emanata dal governo Prodi è tuttora attiva una legge del 2007, che prevede – in tutte le stagioni – una multa che va da 218 a 435 euro. Applicarla, dal momento che probabilmente quasi nessuno la conosce, sarebbe vissuta e gradita come la ottocentesca tassa sul macinato.

A Carpi il primo intervento in tal senso risale al novembre del 1989 con l’ordinanza n°26021 dell’assessore Bianca Magnani, Divieto di sosta con il motore acceso e con la successiva campagna di sensibilizzazione illustrata in un manifesto di Alberto Cova del 1990 intitolata Spegni il motore per favore.

Nei passaggi a livello  si formano molte volte al giorno code di decine di auto quasi tutte con il motore acceso (addirittura più di 60 chiusure giornaliere per il passaggio a livello di Via Due Ponti e qualche decina per gli altri.

Fermandosi – giustamente – per telefonare, aspettando l’uscita dei bimbi davanti alle scuole… sono tante le altre occasioni di sostare in questo modo.

Succede d’inverno per tenersi al caldo e d’estate per  rinfrescarci.

Una campagna informativa per evitare le emissioni nocive superflue emesse dall’impianto di condizionamento delle auto (art.157 del CDS) potrebbe essere molto utile e concertata tra le forze dell’ordine, il comune e le associazioni ambientaliste e di categoria.

Proponiamo che nella giornata regionale Liberiamo l’aria, generalmente celebrata in aprile con una biciclettata all’ex campo di Fossoli e alla Francesa (Covid permettendo), si facciano azioni di sensibilizzazione sulla necessità di spegnere il motore da fermi e sulla qualità dell’aria come la distribuzione di volantini, incontri con le scuole in collaborazione con le associazioni delle Consulte cittadine, con Friday for future, Phoresta e il CEAS.  

Centro storico libero dal traffico e dal particolato letale

Perché bambini, pedoni in genere e ciclisti hanno diritto di rimanere nel loro centro storico tranquillamente anche tutto il giorno senza il fumo che esce dalle marmitte delle auto che vanno e vengono su tutte le strade tranne quel filo rappresentato da Corso Alberto Pio che unisce la grande piazza alla piccola Piazza Garibaldi. Tutto intorno c’è la presenza delle auto.

Non solo ne hanno diritto gli utenti grandi e piccoli, ma anche i commercianti che ci vivono tutto il giorno. Scarseggiano i negozi alimentari in centro anche perché non sempre i carichi sono leggeri come i gioielli, gli articoli d’abbigliamento o le carte di pagamento delle banche.  Non si va in centro solo per il caffè e brioche, ma anche per la socialità. Mi è capitato di pensare che se le parole avessero uno spessore la piazza e le strade laterali sarebbero talmente intasate da non poterci far stare nemmeno una virgola…

Fuori dallo scherzo, i commercianti hanno diritto che i loro clienti possano sbarcare, se non proprio davanti, nelle vicinanze più prossime al negozio.

Il tutto a nostro parere si può fare solo pedonalizzando tutto il centro; mandare le auto un po’ più in là può essere solo un provvedimento tampone che non risolve il problema. E allontanarle senza prevedere un’alternativa: un disastro.

Gli amministratori della nostra città e di tante altre sono da tempo convinti che un servizio pubblico efficiente sia enormemente costoso perché la gente non ha l’abitudine di utilizzare gli autobus che circolano in città. Basandosi sui numeri attuali hanno più che ragione. Ma se il mezzo pubblico raccoglie e deposita passeggeri ogni 10 minuti e il Centro è chiuso al traffico veicolare dalla cerchia dei viali le cose cambiano radicalmente. E’ molto ridotta l’abitudine a usare il mezzo pubblico (ancor di più nell’attuale  tempo del Virus) perché rispetto alle auto che si possono parcheggiare  perfino ai lati del palazzo comunale e del Duomo, i mezzi pubblici risultano troppo lenti e scomodi.

Invece anche una coppia di Arianna, che facciano un giro circolare inverso che tocchi i punti di raccolta delle auto / parcheggi fuori dalla ex cinta muraria, con lo stesso itinerario ma con direzioni inverse  potrebbe funzionare.

Dopo l’incontro con Draghi le maggiori associazioni ambientaliste hanno emesso un comunicato e, nella parte riguardante la Mobilità sostenibile, si legge: In quella extraurbana va sostenuta una massiccia “cura del ferro”, che permetta a milioni di pendolari di muoversi in modo civile su treni nuovi, frequenti e puntuali, e alle merci di spostarsi nel Paese passando dal mare alle città, scendendo dalle navi porta container e salendo su treni che le fanno arrivare nei centri urbani senza viaggiare su un Tir, per poi essere distribuite nelle città con mezzi elettrici. I porti vanno dotati di banchine elettrificate per liberare dallo smog le comunità che lavorano all’interno e quelle che vivono a ridosso delle aree portuali.

Metropolitana di superficie e scalo merci a Fossoli

“I trasporti di merci e persone sono responsabili di oltre un quinto (21%) delle emissioni globali di gas serra. Di queste, il 75% è generato dai veicoli su gomma, l’11% ciascuno da navi e aerei, il 2% dai trasporti di materie prime via tubo e solo l’1% dalle ferrovie. il treno resta il mezzo di gran lunga più efficiente. consuma solo il 2% dell’energia richiesta dai trasporti.

(Nuova Ecologia –gennaio 2021).

La pandemia del Covid prima o poi finirà, anche se forse sarà semplicemente sostituita da un’altra altrettanto letale se non cambieremo stili di vita e modi di rapportarci all’ambiente naturale. Ma la pestilenza delle emissioni di CO2 e della miscela di particelle tossiche, si arresterà solo se smetteremo di emetterle!

Da una conversazione col dottor Mestieri di Samasped, (azienda da sempre ubicata in zona autotrasportatori) è emerso che quando si è creata questa zona industriale – oltre alla pista ciclabile che non si collega ancora né con l’abitato di Fossoli, né con quello di Carpi –  erano  previsti anche un casello autostradale di Carpi Nord sull’A22 (zona aeroporto di Carpi) e uno scalo merci ferroviario (terminal camionistico).

Questa idea prevedeva, mediante trasferimento su rotaia da Carpi a tutto il centro e nord Europa, in collegamento con il Quadrante Europa di Verona con l’utilizzo di appositi treni di far giungere a destinazione camion e automezzi utilizzando le rotaie, alleggerendo il traffico autostradale con  l’inquinamento connesso. Sono passati più di trent’anni, le cose sono cambiate, non c’è più la dogana, non ci sono più le barriere doganali tra gli Stati membri dell’Unione, il volume delle merci si è ridotto nella nostra area a seguito della crisi in atto, ma togliere i camion dalla strada il più possibile è sempre un’esigenza importante.

Lo scalo ferroviario di Carpi Nord, raccordato con l’area di sosta dei mezzi di trasporto,  permetterebbe due soluzioni valide. 

1. Caricare il bilico, senza motrice,  direttamente sul carro ferroviario attrezzato oppure 

2. Caricare direttamente i camion su detti carri ferroviari, come è obbligatorio fare per attraversare l’Austria, e utilizzando le attuali strutture (binari esistenti), con partenze notturne dei treni nella tratta Carpi Verona e successivamente agganciati ai convogli da tempo operativi in partenza dal Quadrante Europa di Verona verso le destinazioni del centro e nord Europa. 

La metropolitana di superficie Carpi – Modena

Angelo Frascarolo del Comitato Utenti Ferrovia Modena – Carpi – Mantova nonché presidente della Consulta Ambiente e Territorio del Comune di Carpi, segnala che l’idea di una metropolitana leggera che colleghi Carpi con Modena è anch’essa di antica data, ma non è per niente superata, anzi! La maggior parte dei collegamenti lavorativi e non, è affidata da sempre alla Strada Statale Nazionale Romana Sud che vede ad ogni ora lunghe file di auto e camion andare nei due sensi di marcia. Traffico che si potrebbe ridurre drasticamente allungando fino a Carpi il doppio binario che da Modena arriva a Quattroville abbassando i notevoli costi economici e ambientali che l’attuale  collegamento automobilistico  comporta. Anni di tentativi di convincere l’amministrazione delle ferrovie ad allungare il secondo binario che si ferma a undici chilometri da Carpi per istituire una metropolitana di superficie, fino ad ora non hanno trovato soddisfazione.

Questo progetto non ha ancora preso corpo, nonostante fosse previsto fra le opere accessorie dell’Alta Velocità, tanto è vero che il doppio binario è stato realizzato fino a Quattroville ed è stato predisposto fino a Soliera (altri 4 Km), per cui per arrivare a Carpi mancano solo 7 chilometri di linea.

Questo raddoppio permetterebbe di velocizzare la circolazione dei treni, rendendola anche più sicura.

In questo modo, si potrebbe ottenere di raggiungere Modena da Carpi in meno di un quarto d’ora e con un treno ogni quarto d’ora;  con questo livello di offerta, chi mai sarebbe più interessato ad andare da Carpi a Modena in auto, impiegandoci quaranta minuti, più il tempo di trovare un parcheggio?

+1 – Le Centrali a biomasse legnose probabile causa del taglio di alberi e siepi

Ho assistito al seminario Emergenza  climatica: strategie condivise per il nostro territorio organizzato dalla Commissione Consigliare Ambiente e territorio” del Comune di Carpi e alle notevoli relazioni dei tre soci della Onlus  Phoresta  che hanno magistralmente illustrato i problemi che si sono creati con la continua emissione di sostanze tossiche in atmosfera e quali possono essere le soluzioni pratiche che si possono adottare.

In particolare l’agronomo Guido Barbieri ha offerto spunti interessanti ed esaustivi di riflessione  sull’importanza degli alberi nel nostro territorio e più in generale in quello del Paese. Da alcuni anni assistiamo a un disboscamento accelerato, in parte dovuto alla vetustà del patrimonio verde, ma pensiamo che in larga parte a questo fenomeno contribuisca la domanda pressante di materia organica proveniente dalle centrali a biomasse legnose sparse su tutto il territorio italiano. L’opposizione dei cittadini ha fatto sì che non abbiamo  una centrale a biomasse anche a Carpi, ma in numerosi altri comuni non è andata così. Sorgono sempre più comitati che manifestano contro questi impianti.  

Si stima siano migliaia, ma non abbiamo trovato dati aggiornati sul loro numero effettivo. Sono inquinanti e dannose.  Mentre si chiede giustamente di spegnere gli impianti domestici a legna o a pellets, di spegnere gli impianti a biomasse legnose che sono sicuramente inquinanti e alla base della progressiva scomparsa di alberi e siepi alla quale assistiamo ormai da molto tempo, non si fa cenno. Diciamo subito che Il WWF, insieme ad altre associazioni ambientaliste europee chiede che dal progetto energetico da biomasse forestali venga esclusa la definizione UE di rinnovabili e di conseguenza si escludano gli incentivi connessi perché si ritiene che in generale siano un’enorme spreco di denaro pubblico e un grosso danno ambientale. Chiaro in proposito il pensiero del WWF di Siena che il 6 aprile del 2020 scrive:

Quello che sempre più spesso accade in questo tipo di tagli è che la legna non serve per alimentare le stufe o i camini del privato cittadino. Si può infatti vedere che dopo essere stato tagliato il bosco entrano in funzione altri grossi macchinari i quali trasformano il legname in cippato direttamente in loco. Una volta ottenuto il prodotto da vendere a buon prezzo, viene portato via da camion e autoarticolati per finire nelle molte centrali a biomasse sparse in Toscana come in altre regioni (basti pensare che decine di tonnellate di questo materiale vengono fatte salpare da Livorno alla volta della Sardegna). 

Occorre considerare, inoltre, che gli alberi sono “consumatori” di anidride carbonica (CO2) utilizzata nel processo chimico della fotosintesi e sono al contempo dei contenitori di carbonio immagazzinato nel legno, carbonio che viene rilasciato in atmosfera (quando viene bruciato nelle centrali a biomasse) per produrre quantità ridicole di energia.

Mentre in Piemonte si afferma: Una centrale a biomassa da 10MW elettrici assorbe tutta la produzione di legname di oltre 7500 ettari, significa che bisogna rastrellare il legname in un raggio di decine di chilometri, con trasporti che richiedono migliaia di camion. Finendo il discorso sulle centrali a biomasse, dai conti sull’utilità si evince che si tratterebbe di un’attività con caratteristiche sfavorevoli, quindi come mai si continuano a promuoverle? La risposta sta in un sistema di incentivi eccessivi, che non ha eguali in altre nazioni europee, che però non prende in considerazione i costi ambientali che dovrebbero essere invece un vincolo. L’utilizzo del legname per produrre energia altererebbe e distruggerebbe ecosistemi forestali. Inoltre la combustione del legno crea sostanze nocive (ossidi di azoto, polveri sottili, monossido di carbonio, idrocarburi policiclici, nichel, diossina, acido cloridrico ecc.) in quantità maggiore di altri combustibili. In Piemonte il Tar di Torino ha fatto bloccare la centrale di Luserna S. Giovanni, valutando che l’interesse all’uso di energia rinnovabile non può oltrepassare la tutela della salute dei cittadini, a L’Aquila bisognerà aspettare il 6 novembre per la pronuncia del Tar.

Concludendo, chiediamo che il problema della Mal-Aria cittadina e nazionale venga affrontato con decisione dalla politica. Saremmo felici di poter contribuire praticamente a un’inversione di tendenza significativa assieme a tutte le associazioni ambientaliste che fanno parte della Consulta Ambiente e Territorio  delle altre Consulte comunali e di tutte le associazioni del volontariato. A difesa della salute di tutti. 

Enzo Malagoli – WWF Emilia Centrale