La mal’aria che fa ammalare

A ogni nostro respiro, gas volatili come l’ozono e il biossido di azoto, giusto per citarne alcuni, così come pure migliaia di particelle di finissimo particolato penetrano nelle nostre vie respiratorie, raggiungendo i polmoni e non solo. I danni, prodotti dagli agenti inquinanti nel corpo umano, possono essere gravissimi e palesarsi nel corso del tempo, dopo lunghe esposizioni, come spiega il professor Enrico Clini, direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

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A ogni nostro respiro, gas volatili come l’ozono e il biossido di azoto, giusto per citarne alcuni, così come pure migliaia di particelle di finissimo particolato penetrano nelle nostre vie respiratorie, raggiungendo i polmoni e non solo. I danni, prodotti dagli agenti inquinanti nel corpo umano, possono essere gravissimi e palesarsi nel corso del tempo, dopo lunghe esposizioni. Sentiamo spesso parlare di mal’aria, d’altronde viviamo in uno dei luoghi più inquinati al mondo, ma la reazione della maggioranza si limita perlopiù a un’alzata di spalle di fronte all’istituzione dell’ennesimo – e del tutto inefficace – blocco del traffico. 

il professor Enrico Clini, direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

L’inquinamento atmosferico però, va ben oltre il fastidio di dover lasciare a causa l’auto – e sono pochi a farlo – al contrario  è una minaccia tanto invisibile quanto insidiosa e non va affatto sottovalutata. Le conseguenze sulla salute, infatti, sono molteplici come spiega il professor Enrico Clini, direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

Professor Clini, come l’inquinamento atmosferico incide sulla salute umana?

“Che l’inquinamento incida sulla salute dell’uomo è ormai cosa nota. Gli agenti inquinanti penetrano nel nostro organismo attraverso le vie respiratorie e da queste porte di ingresso tali sostanze svolgono un’azione tossica causando perlopiù reazioni di tipo irritativo e infiammatorio le quali possono determinare una serie di problemi. Conseguenze che dipendono dalla tipologia di inquinante e dal danno che esso può indurre. Gli inquinanti atmosferici, infatti, possono essere volatili o micro particelle che raggiungono il polmone in profondità ma, tramite i capillari polmonari possono arrivare anche al circolo sistemico, producendo effetti a distanza su distretti, apparati e organi che vanno oltre il polmone”.

Quali sono le patologie maggiormente ricorrenti?

“Ovviamente la sintomatologia che possono determinare gli inquinanti è variabile: da una banale irritazione alle vie aree superiori a conseguenze ben più gravi quando queste sostanze modificano la struttura cellulare producendo danni profondi e talora drammatici. In alcuni casi di esposizione prolungata, infatti, possono provocare una modificazione della struttura cellulare e indurre una loro replicazione maligna”.

L’inquinamento è quindi associato anche a malattie cardiache, ictus e cancro ai polmoni?

“Esatto. Nelle aree particolarmente inquinate o in caso di elevata esposizione vi è un maggior rischio di mortalità per malattie cardiovascolari proprio perché accanto ai danni respiratori diretti ve ne sono altri in altre sedi”.

Vi sono studi ed evidenze scientifiche che certificano la correlazione diretta di causa/effetto tra inquinamento e incidenza di tumori?

“Questa è una questione complessa e non risolta: nella patogenesi delle malattie neoplastiche l’esposizione ambientale è perlopiù una concausa. Sappiamo con certezza che l’incidenza è correlata in modo diretto al fumo di sigaretta mentre sugli aero-inquinanti non vi sono evidenze scientifiche consistenti. Sono stati prodotti studi che dimostrano come nelle aree più inquinate vi sia una maggiore prevalenza di forme neoplastiche, soprattutto a carico del polmoni, ma è difficile stabilire se sono tali agenti inquinanti le principali cause”.

Nel corso degli anni avete rilevato un progressivo aumento di casi di asma, bronchite, allergie e patologie respiratorie in generale? 

“Le statistiche non sono semplici da elaborare poiché non esiste un osservatorio stabile nel nostro territorio, come in molti altri nel Paese, che possa mettere con certezza in relazione agenti inquinanti e insorgenza di patologie a carico del sistema respiratorio.

Quel che sappiamo è che, qualora si registrino picchi di inquinamento, specie nella stagione invernale, quando al traffico veicolare si associano ad esempio le emissioni legate al riscaldamento, vi è un maggior ricorso al medico di famiglia o agli ospedali da parte dei pazienti affetti da malattie croniche, come asmatici, bronchitici o cardiopatici. Determinare se il trend è stabile o in salita è difficile ma gli studi, seppur di portata limitata, che sorvegliano tali fenomeni in maniera ricorrente, ci dicono che è bene limitare l’esposizione. Indicazione valida soprattutto per i malati cronici”.

Quali sono le fasce di popolazione più a rischio? 

“Oltre ai cronici, i più a rischio sono i neonati, i giovani e gli anziani. Non che gli adulti sani non possano incorrere in problemi ma, in rapporto al loro stato di salute, il rischio appare minore”. 

Come difendersi?

“La prevenzione sta certamente nel proteggere le prime vie aree, usare la mascherina aiuta ma soprattutto le persone a rischio che vivono in aree geografiche molto inquinate o durante particolari picchi devono cercare di esporsi a tali agenti il meno possibile. E poi un consiglio: gli inquinanti tendono a depositarsi verso il basso, passeggiare lungo le strade coi bambini nel passeggino significa esporli in modo massiccio alle emissioni del traffico veicolare”.

In molti si chiedono se la trasmissibilità del Coronavirus aumenti proporzionalmente alla concentrazione di inquinanti atmosferici. E’ così?

“Anche in questo caso non vi sono evidenze che il virus si trasmetta maggiormente nelle aree fortemente inquinate. Uno studio americano ha evidenziato una concentrazione più alta di malattia COVID-19 nelle aree più inquinate ma in Europa non vi sono a mia conoscenza e al momento studi analoghi. Semmai la relazione è concausale ma non è dimostrato che le particelle inquinanti siano veicolo di trasmissione del virus”.

Jessica Bianchi