75° anniversario del martirio di don Francesco Venturelli

La sera del 15 gennaio 1946 uno sconosciuto bussò alla canonica. Chiamava il prete per un ferito steso sulla strada statale. La sorella cercò di dissuaderlo dall’andare, ma lui, senza rispondere, prese il necessario e andò subito

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La Chiesa di Carpi fa memoria del 75° anniversario del martirio di don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, assassinato il 15 gennaio 1946.

Domenica 17 gennaio, in Cattedrale, alle ore 18, il vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci presiederà la concelebrazione alla quale sono state invitate le Autorità civili e militari, in particolare dei Comuni di Carpi e di Mirandola, dove don Venturelli esercitò il suo ministero sacerdotale. Animerà i canti una rappresentanza del coro parrocchiale di Fossoli.

Viste le disposizioni in vigore per il contrasto alla diffusione del covid-19, per permettere a tutti di unirsi all’evento, la celebrazione sarà trasmessa in diretta sul canale youtube Notizie settimanale della Diocesi di Carpi.

SCHEDA BIOGRAFICA

La famiglia, il seminario, il sacerdozio: profilo biografico di don Francesco Venturelli (1887-1946)

Un uomo che ha fatto il prete, fino in fondo

Francesco Venturelli nacque il 31 marzo 1887 a Ganaceto di Modena. Da ragazzo lasciò i genitori, il fratello e le quattro sorelle per entrare nel seminario modenese e poi in quello carpigiano.

Sacerdote a Mirandola e servizio militare

Fu ordinato prete il 20 settembre 1913 a Carpi. Dopo due settimane, fu inviato come cappellano di Santa Maria Maggiore a Mirandola, allora retta, fino al 1927, da monsignor Roberto Maletti.   Era da poco tempo a Mirandola, quando fu arruolato per il servizio militare. Aveva due opzioni: cappellano o servizio sanitario. Optò per la sanità. Tornato a Mirandola, animò la pastorale giovanile d’intesa con il parroco. Volle sperimentare il nuovo metodo scout, che attuò con accuratezza, comparandolo con quello più tradizionale di Azione Cattolica.

Nel 1935 è parroco a Fossoli

A ben 48 anni divenne parroco di Fossoli, piuttosto avanti negli anni per un tale incarico. Comprensibile, d’altra parte, se pensiamo che le parrocchie della diocesi erano 31 e i preti 90. Fossoli contava 3.028 abitanti; Carpi 13.793. Ecco come don Venturelli descrisse la sua nuova parrocchia nella Rubrica, un quaderno nel quale annotava gli avvenimenti di rilievo fino a tutto il 1945: “Popolazione buona, e socialista sempre ma non rivoluzionari. Subìto il fascismo, accettato mai, ma senza reazioni serie se non qualche ragazzata. Maggior parte: braccianti, cioè lavoratori quando ne trovano. Scure e antigieniche le abitazioni quindi non amanti della casa. Mangiano fuori davanti alla porta con il piatto in mano. Abulici e reattivi allo studio. Nulla avendo, avidi di tutto e specialmente di divertimento”. Aggiunse poi, sempre con stile telegrafico: “Religiosamente: indifferenza, assenza degli uomini come dappertutto lontani per principio; politica: vecchia socialista che i dirigenti hanno dato un indirizzo anticlericale. Partecipano alle funzioni di Pasqua e Natale e di S. Antonio del porco perché è loro protettore”. Il “senso pratico” lo visse non solo nel fedele servizio del ministero, ma anche in opere come il campanile innalzato ex-novo, il sostegno all’Asilo parrocchiale, un nuovo altare in chiesa, l’apertura della canonica ai ragazzi e un nuovo contratto mezzadrile.

Il rapporto con il Campo di Fossoli

L’attività per la quale è più noto don Venturelli è l’assistenza pressoché quotidiana prestata al Campo di Fossoli dal luglio 1942 fino alla morte. Don Venturelli era consapevole di essere in pericolo. Dal novembre 1945 lo ripeteva espressamente e dava disposizioni per la sua sepoltura. Anche altri preti erano nel mirino e vennero assassinati. Nonostante le raccomandazioni, in quel clima pesante continuava assiduamente a far visita a tutti. Quando però cominciò a portare ai detenuti il giornalino “La Lanterna”, di “ispirazione antidemocratica” come scriveva “la Voce del Partigiano” di Modena del 13 gennaio 1943, venne “avvertito”. Per tre volte trovò tagliati i copertoni della bici, ma apparentemente non dette importanza: “ragazzate” diceva. La predetta “Voce” nello stesso testo insinuò, con una nota in evidenza, che il prete stesse dalla parte “dei traditori del popolo italiano”. Don Francesco era piuttosto alto e massiccio, ma non obeso. Aveva una voce grave e pastosa. Il taglio dei capelli era a spazzola o all’umberta, come si diceva allora. Non era di molte parole, ma parlava proprio a tutti ed era percepito come un prete “popolare”. Le parole che diceva sapevano anche consolare, incoraggiare, come ricordano varie persone venute a Fossoli per attingere informazioni o certi ragazzi aiutati per le difficoltà scolastiche. Viveva in una bella canonica con la sorella nubile Adalgisa, Cenere e la cara mamma, che morì nel marzo 1942. Commentò nel suo stile: “Donna di fede” e null’altro. La sobrietà e la precisione caratterizzano i suoi scritti. Era solito dedicare il martedì alla lettura. La sua biblioteca non si era fermata ai volumi del seminario e conteneva anche vari libri da far leggere ai ragazzi.

La fine

La sera del 15 gennaio 1946 uno sconosciuto bussò alla canonica. Chiamava il prete per un ferito steso sulla strada statale. La sorella cercò di dissuaderlo dall’andare, ma lui, senza rispondere, prese il necessario e andò subito. C’era la neve. Dopo pochi passi nello stradello che portava alla pubblica via, un colpo di pistola a bruciapelo lo colpì alla tempia destra e uscì dall’occhio sinistro. Mentre si accasciava, un secondo colpo lo raggiunse alla schiena. Il killer fuggì immediatamente sull’auto che l’aspettava. Il mezzadro e il sagrista accorsero e lo caricarono esanime sul “carriolo” agricolo e lo stesero in canonica sul bigliardo. Il giorno 17 al mattino il vescovo Vigilio Federico Dalla Zuanna fece visita alla salma e il 18 presiedette i funerali, per i quali impose un profilo basso. Presenziarono le due donne di casa, due preti, il sagrista e due parrocchiane. Fu sepolto nel cimitero comunale. La tristezza di alcuni parrocchiani stridette con la manifesta soddisfazione di altri, che si spinsero fino alla derisione. Il mese dopo il vescovo celebrò una solenne messa di suffragio in cattedrale. Il Comune di Carpi gli ha dedicato una piazza. Il 25 aprile 2006 il Presidente della Repubblica gli ha conferito la medaglia d’oro al valor civile.