Per non dimenticare

Grazie a ciascuno di voi!

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Non si fermano mai. Coperti dai dispositivi di protezione individuale, da febbraio a oggi hanno lasciato parlare i loro occhi. “C’è stata una sola occasione in cui li ho visti rallentare” racconta una paziente appena dimessa dal reparto Covid dell’Ospedale di Carpi. “Non volevo suonare il cicalino per chiamarli e quindi aspettavo che si trovassero già in camera per chiedere loro di poter andare in bagno perché non potevo alzarmi senza la sorveglianza sanitaria. Per quel poco tempo, ne approfittavano per sedersi sulla sedia, cinque minuti per rallentare e poi riprendere il lavoro a ritmi frenetici. In tutto questo, medici, infermieri e oss conservano una delicatezza straordinaria nel rapportarsi ai pazienti ma sono sfiniti: con più paia di guanti indosso, un’infermiera aveva perso la sensibilità delle dita e, non riuscendo a trovare l’arteria radiale del polso, ha chiamato una collega per farsi sostituire”. Non ci sarà riposo per loro a Natale perché ci sono da fare i turni e la stanchezza pesa come un macigno, non solo quella fisica. Li abbiamo chiamati eroi a marzo ma sono bastati pochi mesi per lasciarci indifferenti al sacrificio che stiamo chiedendo a chi affronta il virus tutti i giorni varcando la soglia del posto di lavoro. Tanti sono stati contagiati, 250 tra dipendenti degli ospedali e dell’Ausl in provincia di Modena, e l’impatto sull’attività assistenziale è inevitabile. Chi rimane in servizio cerca di fare del suo meglio ma è durissima. Gli abbiamo detto grazie a marzo e oggi nemmeno quello. Grande preoccupazione per il pranzo di Natale? “Preoccupatevi di non farlo in ospedale o magari di non farli mai più, i pranzi” ha scritto su Facebook l’infermiera dell’Asst di Cremona, diventata simbolo dell’impegno e della stanchezza degli operatori sanitari durante la prima ondata di Covid in Italia, dopo aver postato la foto che la ritraeva addormentata sulla tastiera del computer con la mascherina alla fine di un massacrante turno di lavoro”.
C’è chi vive più da vicino questo tragico incubo andando al lavoro ogni giorno e non possiamo far finta di niente perché, come scrive Roberto Costantini all’inizio del suo ultimo giallo, “siamo nati in un mondo che nutriva i corpi e uccideva le anime. Moriamo in un mondo che uccide i corpi ma forse rinascono le anime”. Forse.
Sara Gelli