Libere di essere alla Casa del Glicine

La Casa del Glicine vuol essere un luogo dove le donne maltrattate possano sperimentare un clima alternativo per sé e per i propri figli. Un progetto in cui la Cooperativa Eortè è impegnata da dieci anni per accogliere mamme e bambini in uno spazio di aiuto a donne che vogliono riprendere in mano la propria vita. Ne parlano Elena Mazzelli, Sandra Anceschi e l’avvocato Cristina Muzzioli.

0
861
Stop violence against women

La Casa del Glicine vuol essere un luogo dove le donne maltrattate possano sperimentare un clima alternativo per sé e per i propri figli. Un progetto in cui la Cooperativa Eortè è impegnata da dieci anni per accogliere mamme e bambini in uno spazio di aiuto a donne che vogliono riprendere in mano la propria vita. Ne parlano Elena Mazzelli, Sandra Anceschi e l’avvocato Cristina Muzzioli.

In questo particolare momento che stiamo vivendo come cambia il fenomeno della violenza sulle donne?

“La pandemia da Covid-19 e le misure adottate per contenerla, per molte donne già vittime di violenza hanno significato – spiega Elena Mazzelli, responsabile della Casa del Glicine – un peggioramento della situazione: la quarantena forzata con il proprio compagno violento vuol dire paura sempre, senza tregua. Se poi si aggiunge l’incertezza lavorativa ed economica che ha creato ulteriore tensione: si profila un quadro davvero disarmante. In particolare perché, se è vero che ad un aumento delle violenze è corrisposto un aumento delle chiamate al numero antiviolenza 1.522 (+73% durante il lockdown rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), è anche vero che la presenza costante del compagno in casa, limita la possibilità di chiedere aiuto; inoltre la presenza dei figli li ha esposti ad ulteriore rischio di subire violenza o di assistere alla violenza ai danni della madre. Le donne che subiscono violenza sono fragili, anche quando hanno la forza di denunciare, perché la violenza non è mai solo fisica, ma mette sempre a repentaglio anche l’equilibrio psichico ed emotivo”.

Come si concretizza l’impegno di Eorté nel contrasto alla violenza sulle donne?

“La nostra cooperativa – afferma l’avvocato Cristina Muzzioli, vice presidente Eortè Cooperativa Sociale – vuole essere un luogo di ricostruzione dove la donna, che ha già fatto un passo grandissimo per rendersi autonoma e togliersi da una situazione dolorosa e dannosa per lei e per i figli possa avere lo spazio per pensare e attuare delle alternative alla sua situazione famigliare. Spesso le donne maltrattate non vedono la gravità della loro situazione perché in qualche modo si sono abituate a una situazione famigliare malsana e a una realtà in cui i maltrattamenti e le prevaricazioni diventano una cosa ‘normale’. La Casa del Glicine vuole essere un luogo dove sperimentare un clima alternativo per sé stesse e per i propri figli. Nella consapevolezza che è comunque un percorso difficile e faticoso”.

Quando è nata la Casa del Glicine?

“10 anni fa – racconta Sandra Anceschi, consigliera di Amministrazione Eortè Cooperativa Sociale – abbiamo ricevuto in comodato d’uso un grande appartamento circondato da un enorme glicine. Subito quella divenne ‘La casa del Glicine’ per accogliere mamme e bambini in uno spazio di aiuto a donne che volevano riprendere in mano la propria vita. Da allora la casa del Glicine ha avuto diverse sedi non più in comodato ma in affitto. Due anni fa, all’ennesima ricerca di un luogo in affitto, ci siamo scontrati con l’enorme difficoltà di trovarlo. Le scelte erano: chiudere la casa del Glicine o fare un grande salto e acquistare una casa. Abbiamo scelto la seconda e oggi la casa del Glicine può accogliere fino a 5 mamme. Non è facile impegnarsi economicamente in questo momento ma vedere le storie di rinascita di tante donne ci fa dire che la scelta è stata quella giusta”.

Cosa offre la Casa del Glicine alle donne che vi si rifugiano?

“Alla Casa del Glicine – spiega Elena Mazzelli – queste donne, con i loro bambini e le loro bambine, possono trovare accoglienza e ascolto, senza giudizio sui fatti e sui comportamenti; un ascolto generativo di riflessioni su di sé, sui propri desideri, sulla propria identità culturale e sociale, sulle proprie competenze genitoriali. La priorità è ritrovare una strada che sia sostenibile percorrere, una consapevolezza rispetto alle priorità della propria vita.

Questo è il punto di forza del lavoro educativo e di sostegno alle donne all’interno della Casa del Glicine: partire sempre dalla loro storia, dalle loro competenze, dalle loro capacità, per creare e condividere un progetto che potenzi i loro punti di forza e le faccia sentire più sicure sulle loro fragilità.

Questo approccio, certamente, non garantisce solo successi, come d’altronde nessun altro; ma sicuramente concorre ad avviare nelle nostre ospiti su di un cammino verso una maggiore autonomia psicologica ed economica, verso la consapevolezza del proprio potenziale e verso un maggiore impegno personale”.

a cura di Sara Gelli