La terza dimensione della moda

La riduzione dei costi, l’ottimizzazione della creatività, la sostenibilità ambientale e il miglioramento delle comunicazioni sono i principali vantaggi che la tecnologia 3D può offrire anche al mondo della moda. “Il futuro non può che essere questo”, sottolinea l’ingegner Massimo Garuti della Fondazione Democenter.

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Gloria Trevisani

Fino a pochi anni fa, la tecnologia tridimensionale (3D) nel settore della moda era utilizzata da pochi produttori avventurosi e largamente ignorata dal settore dell’abbigliamento. Oggi, la pressione che esiste nel mercato dell’abbigliamento per produrre sempre più collezioni in tempi sempre più ridotti ha portato a una vera e propria rivoluzione 3D nell’intero settore. La riduzione dei costi, l’ottimizzazione della creatività, la sostenibilità ambientale e il miglioramento delle comunicazioni sono i principali vantaggi che la tecnologia 3D può offrire a questo mercato così complesso e dinamico. L’ingegner Massimo Garuti della Fondazione Democenter a supporto delle imprese ha spiegato che “una delle più grandi sfide per le aziende di moda consiste nell’assicurare che la vestibilità di un capo sia il più possibile adatta al cliente target. Nella maggior parte dei casi, questo prevede la creazione di un campione, cioè la produzione di un modello, il taglio di tessuto, la cucitura dei vari pezzi e quindi la spedizione dei prodotti al cliente per una sessione di prova. Si tratta di un processo lungo e costoso che impatta sull’ambiente e che può richiedere vari tentativi prima di arrivare all’accettazione o all’eliminazione di un determinato capo. La tecnologia 3D usata già nella fase di design aiuta a ridurre i costi, nonché il time to market, contribuendo a rendere l’intero processo più efficace e più redditizio, grazie alla riduzione del numero di campioni necessari e alla corrispondente riduzione dei costi. La modellistica 3D è presente da anni in settori quali la meccanica e l’industria dove è diventata quasi imprescindibile. Il futuro non può che essere questo anche per la moda”.

Complice la crisi economica e quella innestata dalla pandemia, sono ancora poche le aziende carpigiane che hanno deciso di investire sulla modellistica 3D, ma tra queste c’è chi ha deciso di farlo già dal 2012, come la ditta Crea Si di Gloria Trevisani che opera nel settore abbigliamento conto terzi, e che ritiene che proprio la pandemia stia facendo emergere le potenzialità e i benefici della moda virtuale.

“Se il Covid ha causato l’annullamento di tutte le fiere fisiche del settore, la realtà 3D consente di realizzare delle esposizioni e dei tour virtuali, riducendo notevolmente i costi e raggiungendo più persone in tutto il mondo. Dopo il Covid si lavorerà in parallelo. I marchi di abbigliamento sportivo per cui lavoriamo sono stati tra i primi ad abbracciare la modellistica 3D”. A Carpi c’è un’altra ditta del comparto tessile che lavora per conto terzi che si è avvicinata da alcuni mesi al 3D ed è la Pretty Mode di Stefano e Giovanni Forti: “è da qualche mese che abbiamo iniziato a formarci sull’uso del software Clo di Prisma Tech pur non avendolo ancora acquistato. Svolgendo prevalentemente un lavoro di service è fondamentale che anche i nostri clienti e, in generale, tutti gli operatori della filiera, si orientino su questo nuovo strumento. E’ ovvio che ciò all’inizio richiederà un investimento in formazione e implementazione da parte delle aziende, ma lo riteniamo imprescindibile nel prossimo futuro”.

Dottor Garuti, fra quanto tempo la modellistica 3D applicata alla moda sarà la regola e non più l’eccezione?

“Quando tutta la filiera diventerà consapevole dei vantaggi della modellistica 3D. Alcune aziende hanno già sposato la nuova tecnologia con fiducia, mentre altre sono ancora restie ma la sfida del 3D è da cogliere adesso. Il nostro obiettivo è accompagnare le aziende del Distretto in questo cambiamento, per far sì che possano presto raccoglierne i frutti”.

Chiara Sorrentino