Ridurre le carreggiate, per far rallentare le auto

Lo scorso anno, a Carpi, sono stati ben 135 gli incidenti che hanno coinvolto pedoni (33) e ciclisti (102); 4 quelli che hanno avuto un esito mortale. L’eccesso di velocità è responsabile per circa un terzo delle collisioni più nefaste. E allora che fare? Una proposta arriva da Piero Busso della Fiab modena, sezione di Carpi.

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La ghost bike dedicata a Marco Pecchini, travolto in via dell’Industria

Un passo avanti nella promozione di una mobilità alternativa. Così Piero Busso della Fiab (Federazione italiana Ambiente e Bicicletta) Modena, sezione di Carpi, considera l’introduzione in città della Rete di Mobilità di Emergenza ma la strada per rendere la nostra città davvero bike friendly è ancora lunga.

Sono infatti ancora troppi gli incidenti che interessano le cosiddette “fasce deboli”, l’ultimo dall’epilogo tragico quello che ha coinvolto lo scorso 8 ottobre il carpigiano Marco Pecchini, travolto in via dell’Industria.

Lo scorso anno, a Carpi, sono stati ben 135 gli incidenti che hanno coinvolto pedoni (33) e ciclisti (102). Quattro quelli che a Carpi hanno avuto un esito mortale (due pedoni e due ciclisti) mentre le strade su cui si è verificato il maggior numero di sinistri sono: Tangenziale Losi, via Guastalla, via Nuova Ponente, via Marx, via dell’Industria, via Cattani, Romana Nord e Romana Sud.

L’eccesso di velocità è responsabile per circa un terzo delle collisioni più nefaste. Senza considerare che si tratta di un fattore aggravante nella maggior parte dei sinistri.

“Sappiamo – spiega Piero Busso – che la gravità delle conseguenze di un incidente stradale aumenta in maniera pressoché esponenziale con l’incremento della velocità. Il Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti ha

calcolato che con una riduzione di appena 1 km/h delle velocità medie su tutte le strade dell’UE si potrebbero evitare ogni anno più di 2 200 decessi. Fatte le debite proporzioni, in Italia avremmo quasi 350 morti e 25.000 feriti in meno ogni anno”.

Tale decelerazione potrebbe essere ottenuta rimpicciolendo le dimensioni delle carreggiate: “molte strade statali, e anche alcune provinciali, a una corsia per senso di marcia, sono caratterizzate da carreggiate di 9 – 11 metri. Un’ampiezza che invita le auto a sfrecciare a velocità sostenuta e rendendo così praticamente impossibile e rischiosissimo percorrerle a piedi o in bicicletta”.

E allora perché, rilancia Busso, “non obbligare gli Enti gestori a ridurre, partendo dal centro strada, la larghezza delle due corsie degli opposti sensi di marcia al minimo previsto dalla normativa per ogni specifica categoria, dal tipo di traffico e dalle altre norme in vigore; si delimiti lo spazio risultante da linea continua bianca e si ricavi quindi sulla destra una porzione di banchina stradale asfaltata. Ricordo che recenti sentenze hanno stabilito come le banchine possano essere percorse da pedoni e ciclisti, tanto che le auto che vi si dovessero fermare, per motivi di emergenza, dovrebbero prestare la massima attenzione onde evitare collisioni con i ciclisti”.

Le ricadute positive di tale azione sarebbero molteplici, conclude Piero Busso, “corsie più piccole rallenterebbero in modo del tutto automatico la velocità dei veicoli, probabilmente in misura molto maggiore di 1 km/h, senza bisogno di costosi provvedimenti; diminuirebbe in modo sensibile il numero delle vittime della strada e tale provvedimento si potrebbe attuare a costo zero, dal momento che la segnaletica orizzontale potrebbe essere ridisegnata nel corso del tempo, alle scadenza già previste”.

Jessica Bianchi