Scuola e quarantena: chi resta coi figli se i genitori lavorano?

I casi di Covid 19 all’interno delle scuole si moltiplicano, così come la quarantena obbligatoria di intere classi. I genitori che lavorano come fanno? A chi lasciano i loro figli? Abbiamo raccolto le testimonianze di alcune mamme.

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Martina Gavioli con le sue bambine

Non è passato neanche un mese dal rientro a scuola ed è già caos. Oltre ai molteplici casi di positività al Covid-19 registrati tra gli alunni e i membri del personale scolastico, adesso che iniziano i malanni di stagione, si affacciano nuove incognite per quanto riguarda le assenze di bambini e ragazzi per malattia, ma soprattutto le modalità del loro rientro in classe. Le parti in gioco sono tante: il Ministero della Salute che non ha ancora emesso con chiarezza delle linee guida unitarie, quello dell’Istruzione che deve fare i conti con presidi e maestri che vogliono vederci chiaro e desiderano i certificati, i pediatri che chiedono tamponi immediati e referti veloci e le Regioni che hanno regole diverse per la riammissione degli studenti sospetti. E infine, ovviamente, le famiglie che sono in bilico tra figli, genitori anziani e lavoro. Abbiamo raccolto la testimonianza di alcune mamme di Carpi relativamente ai primi problemi insorti col rientro a scuola e ai dubbi per l’anno che abbiamo di fronte.

“Non potevo affidare mia figlia ai nonni nel dubbio che fosse positiva. Per questo – racconta Martina Gavioli, mamma di due bambine che frequentano rispettivamente la Scuola d’Infanzia e la sezione primavera dell’Istituto Figlie della Provvidenza, dove lo scorso 21 settembre una bambina è risultata positiva al Covid – oltre al tampone obbligatorio per il rientro a scuola, ho deciso di effettuare in anticipo un altro tampone che è risultato negativo. Qualora dovesse ricapitare un’altra quarantena non so come riusciremo a organizzarci io e mio marito, così come non so cosa accadrà in caso di influenza”.

“Il primo giorno di scuola – spiega Letizia Veneri, mamma di un bambino che frequenta la scuola media – tutti gli alunni sono entrati e usciti rispettando il distanziamento, mentre già dal secondo giorno ho visto assembramenti davanti ai cancelli, parecchi alunni e genitori senza mascherina o con la mascherina abbassata. La pediatra mi ha detto che sono necessari almeno quindici minuti di contatto con un positivo per essere contagiati, sempre che sia vero. Sta di fatto che ogni volta che suona la campanella conto quindici minuti prima che mio figlio entra o esca, e faccio il segno della croce. Io, sfortunatamente, sono disoccupata e quindi riuscirei a occuparmi di lui se si ammalasse o se dovesse restare in isolamento domiciliare, ma la nonna paterna vive con noi e, oltretutto, è sotto controllo per un tumore, per cui la preoccupazione è tanta”.

“La mia paura più grande, da mamma e da insegnante, – sottolinea Sara Lodi, la mamma di due gemelli che frequentano la scuola d’infanzia, nonché insegnante in una Primaria – riguarda la possibilità che i miei figli, ma tutti i bimbi in generale, siano sottoposti inutilmente e ripetutamente alla pratica del tampone. Da ottobre ad aprile tutti i bambini, gli adulti e i ragazzi prendono più volte il raffreddore, e quindi mi domando se dovremo ogni volta sottoporci a un tampone. Inoltre, essendo insegnante io stessa, la situazione diventerà ancor più complessa. Sia per me che per la mia famiglia. Lascerò a casa i bambini ammalati coi nonni mettendo in pericolo la loro salute? Non potrò certo lasciarli a una babysitter col rischio di farla ammalare! E io cosa farò? I giorni che mi spettano per la malattia di un figlio di più di tre anni sono cinque in un anno, non retribuiti oltretutto. I dubbi e i timori sono molti e le risposte insufficienti. Il coraggio non ci manca e la serietà nemmeno, ma l’isolamento che abbiamo vissuto penso che fosse soltanto il preludio della solitudine in cui siamo stati lasciati. Io resto comunque ottimista cercando di dispensare sempre forza e sorrisi a casa come al lavoro”.

“Poco dopo l’inizio della scuola, – racconta Francesca, mamma di una bambina che frequenta la prima elementare a Novi di Modena e di una neonata di tre mesi – si è verificato un caso di Covid-19 nella Scuola Primaria di mia figlia, ed è scattato l’isolamento e il successivo tampone per la riammissione a scuola. Per il momento sono a casa in maternità, ma quando a gennaio dovrò tornare al lavoro sarò costretta a prendere dei permessi o il congedo parentale al 50% se non verranno date altre alternative. I nonni non hanno la possibilità di aiutarci e noi stessi non vorremmo esporli a rischi. Un anno scolastico così è da incubo sia per i bambini che per noi genitori”.

“Nella nostra sezione – spiega Chiara Cantarelli, mamma di una bimba di un anno e di una di cinque anni che frequenta la Scuola d’Infanzia Peter Pan dove lo scorso 9 settembre un’insegnante è risultata positiva al Covid – non ci sono stati contagiati e questo è indice del buon funzionamento delle misure anti Covid messe in atto dalla struttura scolastica, per cui ringrazio tutto il personale che vi lavora. Inoltre, il Comune ha dimostrato prontezza e vicinanza alle famiglie anche da un punto di vista economico, in quanto i 15 giorni di isolamento non saranno addebitati. Per quanto riguarda la gestione familiare ė chiaro che ognuno ha situazioni diverse, più o meno complesse. Purtroppo si prevede che di questi casi se ne verificheranno tanti quest’anno e spero che si trovino soluzioni meno fastidiose per testare la positività al Covid nei bambini”.

Chiara Sorrentino