Oltreferrovia, manca un giocatore

“Oggi l’asse ferroviario divide la città, domani dovrà unirla”. Con queste parole l’assessore all'Urbanistica, Riccardo Righi, ha presentato il progetto di rigenerazione urbana avviato dal Comune in collaborazione con l'Università di Parma, per ridisegnare l’Oltreferrovia e non solo. Resta irrisolto, per ora, il nodo dell’ex consorzio agrario.

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“Oggi l’asse ferroviario divide la città, domani dovrà unirla”. Con queste parole l’assessore all’Urbanistica, Riccardo Righi, ha presentato il progetto di rigenerazione urbana avviato dal Comune in collaborazione con l’Università di Parma, per ridisegnare l’Oltreferrovia e non solo.

Un progetto complesso che vuole ricucire il centro storico con la zona a est di Carpi avviando il tanto agognato superamento dei passaggi a livello di via Roosevelt e via Due Ponti “attraverso due nuovi sottopassi viari, sui quali è stato avviato un tavolo di discussione con Rfi, e il prolungamento di quello pedonale già esistente fin dentro la stazione, in un sistema di parchi da fruire non solo come aree verdi dove fermarsi ma anche come zone di attraversamento”.

Un percorso ambizioso “teso a risolvere una serie di criticità al centro del dibattito cittadino da tempo, da costruire insieme a una molteplicità di attori a partire dal mondo universitario, capace di guardare la città e il suo sviluppo urbano con occhi diversi”, ha aggiunto il sindaco Alberto Bellelli. La ferrovia avrà un ruolo centrale, “non più cesura bensì cerniera. Vogliamo ridare protagonismo all’Oltreferrovia, – prosegue Bellelli – conferendole un’identità forte, connettendola col resto della città e favorendo una mobilità dolce”.

Da anni si parla di Parco Lama e ora le condizioni per “valorizzare quel grande spazio agricolo e naturale ci sono tutte. La proprietà è cambiata (ndr – Cmb, proprietaria del lotto, cosiddetto C6, su via Corbolani insieme alle società Insula srl e Il Carpine, entrambe con quote di maggioranza della cooperativa, ha venduto l’area a una società di capitali) e ci unisce una grande comunanza di intenti e il desiderio di accelerare sulla creazione di Parco Lama, al contempo Rfi è impegnata in tutto il Paese a superare i passaggio a livello, elementi problematici nella gestione della rete. Insomma il puzzle si sta componendo”. L’unico partner dell’operazione che ancora pare tentennare è la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, il cui ruolo nella partita dell’acquisizione dell’ex consorzio agrario è centrale: “il dialogo con l’ente è stato avviato. L’idea sul tavolo era quella di realizzare lì il polo tecnologico, ovvero lo spazio di alta formazione a cui la Fondazione vuol dare vita e nel quale convergerà anche il nostro polo della creatività. Una trattativa che confidiamo possa riprendere al più presto”, ha concluso il primo cittadino.

Fumata nera insomma sull’ipotesi iniziale avanzata dalla Fondazione intenzionata a costruire il Polo sul terreno che possiede a Santa Croce e dove dovrà sorgere anche un grande parco urbano poiché “l’area – ha spiegato l’assessore Righi – è contraddistinta da notevoli carenze di natura infrastrutturale e pertanto difficilmente raggiungibile, oltre a non essere servita dal trasporto pubblico”.

“La ferrovia è un elemento di separazione molto forte, la sfida è quella di superarla coniugando più aspetti: e se la necessità di transito è imprescindibile anche il tema ambientale lo è, il tutto finalizzato a facilitare le relazioni sociali e il bisogno di movimento dei cittadini. La linea ferroviaria – spiega il professor Dario Costi, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura dell’ateneo parmigiano – non rappresenta solo una sorta di spaccatura tra campagna e città, bensì un elemento lungo il quale sviluppare dei percorsi verdi ciclopedonali dove la cittadinanza possa muoversi in modo protetto”.

L’obiettivo, spiega l’assessore Righi è quello di realizzare un “parco lineare e diagonale rispetto alla ferrovia su cui creare fasce verdi opportunamente riqualificate e messe in sicurezza e far sì che le persone possano muoversi lungo tale dorsale. Insomma connettere periferia e centro con un asse veloce e sostenibile”.

Un tempo si pensava alla città come a un organismo in espansione continua, oggi il paradigma si è completamente rovesciato: “dobbiamo cercare i vuoti urbani e ridare loro un senso. Una funzione. E allora – sottolinea il professor Costi – possiamo immaginare che dal Cavo Lama si giunga oltre il futuro Parco della Cappuccina attraverso un sistema di percorsi protetti, di luoghi verdi, uno dietro l’altro, grazie ai quali promuovere un nuovo modo di muoversi. Le persone non vanno volentieri in bici di fianco alle macchine per il rischio che corrono e per lo smog che respirano, per incentivarli ad attraversare la città senza ricorrere alla propria auto, occorre creare delle condizioni di piacevolezza. La gente deve aver voglia di prendere la due ruote per spostarsi e dimenticare la macchina …”.

Carpi poi nasce come centro urbano legato al sistema canalizio: “le ciclovie europee passano sul Secchia ma tagliano di fatto Carpi, sarebbe quindi interessante proporre una variante turistica di tali percorsi e fare in modo che dal Secchia, attraverso il Cavo Lama, il cicloturismo internazionale entri in città”, prosegue Costi.

Le tempistiche si annunciano lunghe ma di Parco Lama si parla dal 2009 mentre del dibattito sul superamento del passaggio a livello di via Roosevelt si è ormai persa memoria. Ergo, anno più, anno meno…

Jessica Bianchi