Esiste un legame tra il Coronavirus e la malattia di Kawasaki che colpisce i più piccoli?

I pediatri sono in allerta perché in Lombardia, soprattutto nella bergamasca, in un solo mese sono sono stati osservati casi pari a quelli degli ultimi tre anni. E nella nostra Regione cosa sta accadendo? A rispondere è la dottoressa Marianna Fabi, della Pediatria d'urgenza del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, referente dell’ambulatorio per la malattia di Kawasaki.

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Un campanello d’allarme sta suonando anche per i bambini, ad oggi la categoria che pareva meno toccata dalla pandemia da Coronavirus. In molti paesi europei infatti si stanno registrando delle anomalie nel numero di piccoli colpiti dalla malattia di Kawasaki.

I pediatri sono in allerta anche in Italia perché in Lombardia, soprattutto nella bergamasca, in un solo mese sono sono stati osservati casi pari a quelli degli ultimi tre anni.

“Negli ultimi cinque anni ho affrontato mediamente 4 casi all’anno di bambini con malattia di Kawasaki, quest’anno siamo già a 16. Peraltro tutti con sierologia positiva al Covid-19. Sia chiaro, non abbiamo ancora la conferma ufficiale che tale patologia sia legata al Coronavirus ma certo un aumento così importante in un solo mese e in concomitanza della pandemia, rappresenta un dato molto significativo”, ha dichiarato a più riprese il dottor Lucio Verdoni, pediatra reumatologo dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. E nella nostra Regione cosa sta accadendo? A rispondere è la dottoressa Marianna Fabi, della Pediatria d’urgenza del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, referente dell’ambulatorio per la malattia di Kawasaki: “negli ultimi due mesi abbiamo avuto 5 casi e non è poco ma l’anno scorso la medesima situazione l’avevamo registrata tra la fine di fine maggio e l’inizio di luglio: insomma, un eventuale nesso tra covid-19 e malattia di Kawasaki è ancora tutto da dimostrare. Sicuramente questa è una malattia multifattoriale nella quale vi deve essere un ospite suscettibile e pertanto predisposto a sviluppare la patologia e un fattore ambientale, che la letteratura mondiale ritiene possa trattarsi di un virus, che inneschi la cascata infiammatoria che porta poi a un interessamento dei vasi”. Un’incidenza, quella accertata a Bologna, che non si registra “in nessun altro territorio della regione”, assicura la pediatra.

Ma cos’è esattamente la malattia di Kawasaki?

“E’ una vasculite che si verifica soprattutto nel bambino piccolo e che può interessare le coronarie e il cuore”.

Esiste un legame tra il Coronavirus e questa sindrome infiammatoria?

“Si è notato come il covid possa determinare un aumento rapido e significativo della risposta infiammatoria, che può coinvolgere anche i vasi sanguigni e il cuore. Da qui l’aumentato rischio di eventi quali le vasculiti. E’ indubbio che l’allerta nell’ultimo mese, in piena pandemia, sia molto alta riguardo all’incremento di casi di malattia di Kawasaki. Prima di stabilire un nesso tra le due patologie però occorre che le ricerche scientifiche lo confermino. A questo proposito è partito uno studio di sorveglianza, indetto dal Gruppo di reumatologia pediatrica italiana, proprio per indagare tale eventuale associazione e dunque per offrire certezze che, a oggi, non ci sono”.

La malattia di Kawasaki è pericolosa?

“Lo è potenzialmente ma, fortunatamente solo in una minima parte dei casi: in meno del 5% dei casi vengono coinvolte le coronarie e di questi meno dell’1% le interessa in modo grave con il conseguente aumento di rischio cardiovascolare nel bambino, con potenziali eventi importati di tipo ischemico”.

Qual è la sintomatologia?

“Una febbre persistente che poco risponde a paracetamolo e antibiotici. Rush cutanei, gonfiore delle manine e dei piedini, labbra particolarmente secche, lingua rossa, una congiuntivite senza secrezioni gialle e un interessamento abbastanza macroscopico dei linfonodi del collo”.

Un consiglio per i genitori?

“Di stare tranquilli: davanti a un bambino irritabile e col febbrone rivolgetevi con fiducia al vostro pediatra di base poiché ha tutti gli strumenti per riconoscere la malattia e attivarsi di conseguenza”.