I Piccoli gruppi educativi privati chiedono aiuto: se continua così a lungo, chiuderemo

Silvia Spelta, titolare del servizio educativo Primi passi si fa portavoce dei titolari e dei collaboratori dei Piccoli gruppi educativi (PGE) privati della Regione Emilia Romagna per chiedere misure atte a evitarne la chiusura.

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L’effetto della diffusione del Coronavirus inizia a mostrare segnali drammatici al di là dell’ambito strettamente sanitario. E sono gli aspetti legati all’economia quelli a richiedere gli interventi più urgenti a fronte delle decisioni restrittive che l’emergenza sta imponendo in tutta Italia e non solo. Tra le numerose categorie professionali (lavoratori autonomi o con contratti atipici, commercianti e gestori di esercizi pubblici) che in questo periodo vacillano per la mancanza di provvedimenti di tutela nei loro confronti ci sono anche i titolari dei Piccoli Gruppi Educativi privati, interessati, come tutte le altre scuole d’Italia, dalle ordinanze di chiusura per ora in vigore fino al prossimo 3 aprile.

Ne abbiamo parlato con Silvia Spelta, coordinatrice e titolare del Piccolo Gruppo Educativo (PGE) privato Primi Passi di via al Cimitero, 5 a Carpi, che si è fatta portavoce di un gruppo di imprenditrici/educatrici dell’Emilia Romagna che operano nel settore dei servizi educativi privati per l’infanzia.

“A seguito dei decreti, noi asili nido privati – spiega – siamo chiusi anche se sosteniamo lo stesso le spese di gestione, come fossimo aperti. A questo si aggiunge il fatto che i bambini, anziché essere da noi, sono a casa coi loro genitori che pertanto hanno smesso di pagare le rette.

Vorremmo che la criticità della nostra situazione, al pari di altre realtà, non passi inosservata e che il Governo e la Regione possano accogliere le nostre richieste, affinché, una volta finita l’emergenza sanitaria che ci ha costrette alla chiusura, si possa tornare a fornire alla comunità il nostro prezioso contributo”.

Nei giorni scorsi, il gruppo di imprenditrici/educatrici dell’Emilia Romagna ha inviato una lettera alle amministrazioni di Stato, Regione e singoli Comuni, per sollecitare strumenti in grado di garantire la sopravvivenza delle proprie realtà imprenditoriali a scopo educativo, ed è in attesa di ricevere risposte.

Nella lettera si legge: “Alla preoccupazione per la salute nostra e dei nostri cari si aggiunge oggi anche quella per la situazione economica delle nostre attività. Abbiamo canoni di locazione, mutui, dipendenti e utenze da pagare e noi titolari, una famiglia da mantenere. Nessuno, purtroppo, sa quanto durerà questa emergenza e non è corretto, né socialmente sostenibile, che questo porti alla chiusura delle nostre attività. Le misure di cui si è trattato sino a oggi sono prevalentemente rivolte a educatori con contratti pubblici o che lavorano in grandi cooperative, ma non sono state considerate le piccole realtà che, nonostante siano fondamentali per la società tutta, sia in termini di qualità che di integrazione dei posti pubblici insufficienti rispetto alla richiesta, non vengono nemmeno nominate nei decreti già emanati.

Ci sembra doveroso porre in risalto il lavoro svolto da noi privati in termini di efficienza, efficacia, qualità e sostegno alle famiglie che, per scelta o per necessità, ci affidano i loro bambini. Il servizio pubblico non riesce a coprire il fabbisogno territoriale in termini di posti al nido e alla scuola dell’infanzia, per questo noi privati svolgiamo anche un servizio di pubblica utilità che non può essere trascurato in una situazione di emergenza come questa”.

Tra le misure richieste nella lettera per consentire ai centri educativi privati di continuare a esistere vi sono: contributi economici diretti alle strutture private proporzionali alle rette non incassate; un programma biennale che permetta alle strutture private rivolte alla prima infanzia non solo di riaprire ma anche di risollevarsi e continuare a offrire un servizio di qualità alle famiglie; un sussidio per le titolari, coordinatrici, referenti e socie che non hanno le caratteristiche per attingere ai fondi già stanziati; la sospensione del pagamento delle utenze senza more o interessi; l’approvazione di un protocollo d’intesa per il coordinamento pedagogico intercomunale e di un “Sistema Educativo Integrato Pubblico-Privato con il coinvolgimento pieno e costruttivo dei gestori dei nidi privati che con impegno, sacrifici e grossi investimenti economici, hanno permesso il raggiungimento l’obiettivo dell’accordo di Lisbona”.

“Tutte noi insieme – conclude Silvia Spelta – desideriamo far sentire la nostra voce perché nonostante siamo piccole realtà, diamo un contributo importante al servizio per l’infanzia e alla comunità.

Se la chiusura delle scuole proseguirà, senza che vengano erogate misure economiche a sostegno delle strutture private, purtroppo molte di queste troveranno sempre più difficoltà ad andare avanti e, nella peggiore delle ipotesi, saranno costrette a chiudere”.

Chiara Sorrentino