Nuovo ospedale di Carpi: il Politecnico di Milano c’è

“Qualora vi fosse un interesse concreto ad approfondire la fattibilità di questo progetto in termini economici e di tempi di realizzazione, all’interno del nostro ateneo sussistono tutte le competenze multidisciplinari necessarie” spiega il professor Edoardo Colonna.

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Il plastico del progetto

Il Politecnico di Milano, nella ricerca commissionata e voluta da tutte le Amministrazioni dell’Unione delle Terre d’Argine, ha formulato diverse proposte strategiche in vista di una futuribile e innovativa pianificazione unitaria sull’intero territorio che in qualche misura stanno avendo un certo riscontro concreto (dall’interesse per la continuazione dell’asse storico est-ovest al di là della ferrovia a Carpi alla rotonda a sud di Novi per diminuire l’impatto paesaggistico dell’infrastruttura che unirà via Rubona, nel territorio di Rolo, con via Bosco o, ancora, la strategia di rigenerazione urbana già finanziata e in via di realizzazione per il centro di Campogalliano). Tra queste ve ne era poi una particolarmente interessante, relativa alla costruzione di un nuovo ospedale a Carpi.

Un concept, quello formulato dagli accademici che punta dritto al buon senso, introducendo il concetto fondamentale di “sistema” senza consumare ulteriore suolo, bene prezioso e finito.

Una suggestione caduta completamente nel dimenticatoio dal momento che il progetto di prefattibilità tecnica e finanziaria redatto dai tecnici dell’Ausl di Modena va esattamente nella direzione opposta.

“Gli esempi recenti di costruzione di sistemi ospedalieri – si legge nello studio – testimoniamo come, accanto alle porzioni specializzate al servizio della cura, si assista a un proliferare di altre attività (commerciali, d’incontro, di supporto) che troverebbero in un’utenza allargata, cittadina, di quartiere, nuova linfa vitale. Nell’ottica futuribile, della costruzione di un polo ospedaliero a scala territoriale, si propone quindi di non spostarlo fuori dalla città ma di ricostruirlo, densificandolo a Nord dell’area, verso via Falloppia”.

Indubbiamente la ricostruzione del sistema ospedaliero nello stesso luogo comporterebbe “l’onere di individuare in maniera meticolosa le fasi di costruzione e demolizione per parti del polo esistente in modo che rimanga sempre utilizzabile”. Un processo complesso e oneroso, ammettono gli autori del progetto, ma incarnerebbe totalmente “lo spirito della nuova legge urbanistica che impone progetti rigenerativi e di trasformazione interna anziché nuovo consumo di suolo e una diminuzione del traffico veicolare”.

Molti hanno puntato il dito dicendo che questa ipotesi sarebbe troppo costosa ma, assicura il professor Edoardo Colonna del Politecnico di Milano, “qualora vi fosse un interesse concreto ad approfondire la fattibilità di questo progetto in termini economici e di tempi di realizzazione, sicuramente all’interno del nostro ateneo sussistono tutte le competenze multidisciplinari necessarie a formulare scenari economici/strategici in grado di poter indirizzare future scelte: ingegneri, architetti, urbanisti, specialisti della viabilità, Building manager (solo per evidenziarne alcuni) che da molto tempo si occupano in team di interventi simili”.

Un’ipotesi, questa, su cui ragionare seriamente poiché, nonostante le complessità intrinseche, presenta numerosi punti di forza, tra cui un consumo di territorio pressoché pari a zero e una possibilità di realizzare “nuova centralità” e spazi verdi da pensare in maniera sistemica a servizio di quartieri residenziali che oggi ne sono privi.

“Spesso – prosegue il professor Colonna – ci si arresta di fronte alla complessità della sfida ma il tema è un altro. Non si può guardare il problema traguardando l’aspetto specifico, funzionale, focalizzandosi solamente sul tema ospedale, al contrario, occorre adottare una visione di insieme. Una strategia urbana di lungo periodo che riguardi l’intera città e non singole parti”.

La papabile location individuata tra via Guastalla e via dell’Industria (sulla quale si dovrà comunque aprire un tavolo tecnico) ha sollevato numerose perplessità: “l’area attualmente al vaglio – sottolinea il professor Colonna – era stata inserita nel nostro studio in una sorta di cinta verde, a nostro parere, molto interessante, che in qualche modo faceva da filtro con le zone industriali (a ovest e appunto tra via Guastalla e via dell’Industria). Indubbiamente, se non venissero individuate altre possibili alternative, questa localizzazione avrebbe forse almeno il merito di poter scaricare il traffico extra-cittadino sulla nuova circonvallazione ma l’uscita dell’ospedale dalla città comporterebbe anche altre considerazioni da non sottovalutare”.

Mantenere l’ospedale come “parte attiva e pulsante per tutta la cittadinanza – conclude Colonna – ci è sembrata una scelta altamente strategica anche per creare un indotto nelle zone direttamente limitrofe. La decisione di allontanare la città della salute e i servizi annessi (come negozi, farmacie, ristoranti, bar e aule convegni) dalla compagine storica potrebbe essere un vero peccato, tenendo conto che sembra essere in netta controtendenza con quanto si sta cercando di fare nel resto dell’Europa, dove sempre più si lavora per aprire i recinti delle varie cittadelle (della salute, dell’università).

Ricordiamoci infatti che sì, la mission degli ospedali è quella di curare le persone, ma i nosocomi sono anche delle occasioni per dare nuova linfa all’economia in quanto frequentati ogni giorno da centinaia se non migliaia di altre persone, che potrebbero sommarsi anche agli abitanti dei quartieri che su di esso si affacciano”.

Approfondire la fattibilità del progetto del Politecnico, “qualora il committente desse però delle indicazioni molto precise circa i contorni e l’identità che dovrà avere il nuovo ospedale”, specifica Colonna, “potrebbe essere estremamente interessante e un tassello di consapevolezza in più per arrivare a decisioni di così notevole portata strategica”.

Considerata la piega che hanno preso le cose però, probabilmente questa sarà l’ennesima occasione mancata.

Jessica Bianchi