Coronavirus primi contagi in Italia

"Ora bisognerà studiare molto bene questi casi dal punto di vista epidemiologico, perché molte delle certezze che avevamo, con le prime notizie arrivate ieri, sembra siano messe in discussione" afferma la professoressa Cristina Mussini, direttore di Malattie Infettive al Policlinico di Modena.

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Dopo il primo caso di contagio da coronavirus in Lombardia dove un 38enne è ricoverato in terapia intensiva, in prognosi riservata, all’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, altre due persone avrebbero contratto il coronavirus: si tratta della moglie del 38enne e di una terza persona che avrebbe avuto contatti con lui. L’uomo contagiato, a fine gennaio, sarebbe stato a cena con un amico di ritorno dalla Cina. Un’équipe dell’ospedale Sacco di Milano è a Codogno per assistere il paziente.

Il Pronto Soccorso di Codogno è attualmente chiuso e sono stati già contattati tutti i pazienti che erano presenti nelle stesse ore del 38enne. In quarantena una settantina di persone.

“Sicuramente si tratta di un evento che non ci aspettavamo in questi termini – afferma la professoressa Cristina Mussini, direttore di Malattie Infettive al Policlinico di Modena. “Eravamo rassicurati dai dati che stavano arrivando dalla Cina, dove sembrava che l’epidemia avesse raggiunto il picco e stesse iniziando la curva discendente. Ora bisognerà studiare molto bene questi casi dal punto di vista epidemiologico, perché molte delle certezze che avevamo, con le prime notizie arrivate ieri, sembra siano messe in discussione. Intanto se la cena, come raccontato dal 38enne, è avvenuta a fine gennaio, il periodo di incubazione è stato più lungo rispetto ai 14 giorni considerati sino ad ora. Sarebbero infatti passati almeno 20 giorni, dato che il paziente è stato ricoverato ieri. In più la trasmissione sarebbe avvenuta da un asintomatico, perché a contagiare il 38enne sarebbe stata una persona che non ha mai avuto sintomi. Insomma, si sta seguendo tutto con grandissima attenzione. Sono in contatto con i colleghi del Sacco di Milano, che è l’altro centro di riferimento per le malattie infettive insieme allo Spallanzani di Roma, e che sono andati per trasferire il paziente, che versa in condizioni particolarmente gravi, nella bolla utilizzata anche per ebola e portarlo al Sacco. Come dicevo dall’Istituto Superiore di Sanità stanno valutando bene come agire. Vero è che fino a questo momento le informazioni che avevamo in Italia erano quelle che provenivano dalla Cina; fino a quando non hai casi tuoi fai molta fatica a fare valutazioni”.