L’Italia deve trovare un ruolo sullo scacchiere internazionale

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. La citazione di Seneca ben sintetizza quanto espresso da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la più importante rivista italiana di geopolitica, nel corso della conferenza organizzata da Cna, lo scorso mercoledì a Palazzo Pio.

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Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. La citazione di Seneca ben sintetizza quanto espresso da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la più importante rivista italiana di geopolitica, nel corso della conferenza organizzata da Cna, lo scorso mercoledì a Palazzo Pio. In un mondo in trasformazione, in uno scenario di alleanze fluide, di conflitto più o meno latente tra potenze storiche e colossi emergenti, l’Italia potrebbe, data la posizione geografica che la colloca al centro del Mediterraneo, proporsi di intercettare i flussi del commercio mondiale, soprattutto dalla Cina, un Paese che, attraverso la via della Seta, si propone di entrare potentemente nel vecchio continente, suscitando per questo i timori e l’irritazione degli States. Il problema, però, è la mancanza di una visione chiara del proprio ruolo sullo scacchiere internazionale: “l’Italia dovrebbe compiere un’operazione di alta acrobazia tra interessi spesso contrapposti, quali quello americano e cinese, comprendendo che il suo interesse primario è che il Mediterraneo sia un mare di pace. Così non è, perché la politica estera del nostro Paese ha oscillato tra una timida apertura alla Cina cui è seguito, dopo le proteste USA, un repentino ritorno tra le braccia della superpotenza a stelle e strisce. Potenza che tuttavia, con i dazi sulle merci, danneggia molto l’export dei nostri prodotti. Così l’Italia è riuscita nel difficile compito di rendersi inaffidabile agli occhi di entrambi i colossi mondiali. Ricordiamoci bene che se non sappiamo cosa vogliamo per il nostro futuro, saranno gli altri a decidere per noi e non lo faranno avendo i nostri interessi in mente, ma i propri”. Una carenza di capacità di programmazione e visione causata sia dalla cronica instabilità di governo, da un lato, che dal livello dei governanti, dall’altro: “da almeno trent’anni sono venuti a mancare i centri di formazionie della classe dirigente. Essendo promossi da partiti con solide reti internazionali come il PCI e la Democrazia Cristiana, tali centri erano in grado di fornire preziose risorse in termini di conoscenza e lettura dei rapporti tra Stati. Questa assenza si sente ed è un grosso problema”. Caracciolo ha inoltre evidenziato come Modena rappresenti, con l’Emilia-Romagna, il confine meridionale di quel ‘sistema tedesco’ a cui è inevitabilmente legata, senza però lasciare spazio a illusioni: “uno dei nostri principali errori è pensare all’Europa come a un’entità unica, mentre non è in alcun modo un soggetto politico unitario, e sinora è stato un ring in cui ogni Stato ha cercato di attrezzarsi al meglio per accaparrarsi più risorse possibili. Il sistema dell’austerità, ad esempio, perorato dagli Stati del Nord Europa, è stato per noi una morsa più che un’opportunità”. In sostanza l’Italia, secondo il direttore di Limes, dovrebbe acquisire maggior consapevolezza del proprio ruolo di frontiera geopolitica, economica e culturale e decidere le mosse in base a questo intendimento, tenendo presente che, sebbene l’Europa resterà ancora per anni un sistema a guida statunitense, dalla fine della Guerra Fredda in poi non si può essere più certi di nulla. Le alleanze sono molto meno blindate e soprattutto si prospetta un mondo in cui ogni soggetto politico tenderà a fare sempre di più il proprio gioco. Un caos, insomma, in cui procedere a tentoni non potrà che aggiungere danno a danno. Coronavirus: “Se continua sarà un problema grave per tutti e non solo dal punto di vista sanitario”.

Marcello Marchesini