In questo disco c’è la mia alba

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E’ uscito E’ quasi alba, il disco d’esordio di Paolo Karim Gozzo, in arte Ludwig Mirak, cantautore classe 1989, brianzolo di nascita ma carpigiano d’adozione.

Pubblicato nell’autunno 2018, l’album comprende otto canzoni a cui hanno lavorato numerosi musicisti del territorio come Federico Truzzi, Enrico Mescoli, Mario Sehtl, Enrico Pasini, Luca Torreggiani, Elde Lini e Davide Bombanella. Tra introspezione e provocazione, Ludwig Mirak ci porta in una dimensione complessa e riflessiva, capace di emozionare e di descrivere la nostra contemporaneità. Un primo singolo è già stato pubblicato sulla pagina YouTube del giovane autore, nelle cui vene scorre sangue per metà siculo e per metà marocchino. “Mirak – ha spiegato Paolo Karim – è il bifronte del mio nome Karim, e rappresenta l’anello di congiunzione tra le mie origini e la mia scelta di vita. Ludwig, invece, è in onore di re Ludwig II, eccentrico sovrano bavarese del diciannovesimo secolo, che fu molto criticato dai politici dell’epoca poiché si sottraeva spesso e volentieri ai suoi doveri di regnante a vantaggio della musica, sua grande passione, in virtù della quale divenne il mecenate del compositore Richard Wagner”.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?

“I viaggi in macchina con mio padre con in sottofondo i brani di Francesco De Gregori. Le sue melodie e i suoi testi così narrativi e intensi mi emozionavano molto. Col passare del tempo anch’io, in qualche modo, ho voluto provare a esprimere le mie emozioni e i miei punti di vista sulle cose attraverso le canzoni.

In questo periodo sto ascoltando Silvestri, Battisti, Editors, Biffy Clyro, R.H.C.P. i miei idoli però rimangono Guccini ed Eddie Vedder dei Pearl Jam”.

Come è nato E’ quasi alba? C’è un filo conduttore che lega i brani?

“Nasce dopo anni e anni di gavetta, ho perfino sostenuto dei provini per talent-show (ndr. Nel 2009 Paolo Karim è arrivato alla fase dei bootcamp della trasmissione musicale X-Factor venendo eliminato nel duello contro Marco Mengoni), ma ero molto giovane e in cerca di scorciatoie. Per fortuna grazie a Bungaro mi sono indirizzato verso la canzone d’autore. Milano è certamente la capitale italiana della discografia ma è anche la città della frenesia e della corsa al successo a ogni costo. Al contrario, cercavo uno stile di vita più disteso e un terreno sano dove mettere radici. L’ho trovato a Carpi, dove sono arrivato cinque anni fa dopo aver conosciuto la mia ragazza. Qui sono nato una seconda volta. Nel frattempo ho conosciuto anche Federico Truzzi, uno dei migliori produttori in circolazione, che ha saputo vestire le mie canzoni con abilità sartoriale, elevandone la qualità e spingendole a un livello che non pensavo nemmeno di riuscire a raggiungere. In questo disco ci sono sonorità rock, folk e grunge, abbiamo limitato l’utilizzo di suoni elettronici per rievocare le produzioni dei grandi cantautori ma in chiave moderna. Gli argomenti trattati sono vari: amicizia, rapporto nonno/nipote, la relazione tra un ragazzo e una donna più grande, temi sociali e politici. Il fil rouge credo siano la ricerca e il viaggio interiore”.

Qual è la canzone che ti rispecchia maggiormente e perché?

La Dipendenza è una canzone dove metto in discussione i miei lati più oscuri e fragili. Li sbatto letteralmente al muro! La vita in fondo è fatta di scelte, di passi falsi e lezioni da imparare. Senza queste difficoltà non sarebbe così divertente”.

Quando e dove presenterai il tuo album?

“Il 22 marzo mi esibirò al Kalinka insieme al cantautore romano Mox e siccome a mezzanotte scatterà il mio 30esimo compleanno, ho deciso di festeggiare suonando in elettrico. Sarà una grande festa che dedico alla città che mi ha adottato. Con me sul palco saliranno: Stefano Tiranti alla chitarra, Marco Barini alla batteria, Corrado Varelli al basso e lo special guest Mario Sehtl al violino. Per tutte le altre date vi invito a seguirmi sui social o sul sito www.ludwigmirak.it, il disco invece è acquistabile sui principali digital store e in formato fisico dal sito oppure ai concerti”.

Chiara Sorrentino

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