Gli sfratti calano ma i problemi rimangono

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Non ci dormono la notte. Sono anziani con alle spalle una vita di sacrifici, artigiani in pensione, figli che hanno ereditato la casa dai genitori: piccoli proprietari immobiliari che possiedono un appartamento e che pensavano di integrare la pensione per garantirsi una vecchiaia serena o di pagare il mutuo della nuova casa ma ora faticano a far quadrare i conti. Succede quando gli inquilini non riescono più a pagare e passano mesi senza che il proprietario riesca a riscuotere il canone di locazione.

“Non sempre nella morosità c’è malafede – precisa Maria Femminella, presidente di Confabitare – e spesso siamo di fronte a sfratti per morosità incolpevole quando l’inquilino per un evento indipendente dalla sua volontà si trova a non avere più il reddito per pagare l’affitto”. Per far fronte a queste situazioni, ci sono Comuni che hanno erogato, attraverso bandi specifici, contributi per sostenere le famiglie in difficoltà a pagare l’affitto in un momento critico, scongiurando il rischio di perdere l’alloggio. A Modena, nel 2017, la misura ha consentito di aiutare 357 famiglie di cui 293 in disagio lavorativo e 64 composte da anziani. “Modena è una delle province con un elevato numero di sfratti e con un altrettanto consistente movimento migratorio legato alle opportunità di lavoro: tanti si trasferiscono da fuori per poter lavorare qui, ma non sempre riescono a conservare il posto e, di conseguenza, a percepire un reddito per pagare l’affitto. Non è un caso che gli sfratti siano aumentati perché fortemente condizionati dalla crisi economica. Il saldo migratorio è comunque sempre positivo a testimonianza della forte attrattività del nostro territorio” spiega Femminella.

Dopo che nel 2016 Modena ha avuto la maglia nera per numero di sfratti (uno ogni 172 famiglie), “vorrei sottolineare che i dati di fine 2017 registrano un calo degli sfratti (-41,79%) rispetto all’anno precedente”.

In tanti casi non si arriva allo sfratto grazie alla mediazione di operatori sul mercato, associazioni, studi legali e immobiliari: “quando un proprietario immobiliare ricorre al fai da te – precisa Femminella – non si rende conto dei rischi: non vengono stabiliti criteri nella scelta dell’inquilino, non se ne studiano le caratteristiche e le esigenze, non vengono poste le giuste domande e lo sfratto diventa la conseguenza di qualcosa che, a monte, non ha funzionato”.

Per muoversi nel mercato immobiliare o per essere locatori occorre affidarsi a professionisti per evitare il rischio di arrivare a situazioni di sofferenza. “Quando un inquilino si ritrova in una situazione lavorativa, familiare o sociale che non gli permette più di far fronte all’affitto vive una sofferenza che non può ricadere interamente sul proprietario che gli fa credito. Le istituzioni si devono far carico di certe situazioni e arginarle, proprio come stanno facendo alcuni enti locali attraverso appositi bandi, per esempio”.

Infine, i tempi della giustizia condizionano alcune situazioni perché “c’è chi approfitta di certi meccanismi e vive anni interi senza corrispondere alcunché contando sul fatto che il proprietario non può entrare nell’immobile o staccare le utenze finché lo sfratto, a distanza di dieci/dodici mesi, non diventa esecutivo”.

Si verifica così una condizione per cui in provincia di Modena c’è una grande richiesta di appartamenti in affitto: nonostante siano tanti gli appartamenti vuoti. Manca la disponibilità da parte dei proprietari per i rischi a cui potrebbero andare incontro.

“Per questo esiste Confabitare: oltre a garantire – spiega Femminella – un’equipe di professionisti disponibili ad affiancare il proprietario in ogni situazione, riduce i rischi legati allo sfratto attraverso polizze assicurative per tutelare i proprietari rispetto a questi inconvenienti”.

Sara Gelli

 

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