Lavorare fino al nono mese: la parola alla ginecologa

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Grazie alla Legge di Bilancio 2019 sarà possibile per una donna incinta lavorare anche il 9° mese di gestazione, fino al parto, usufruendo di un periodo più lungo di maternità post partum. E’ necessario che il ginecologo curante rediga un certificato che attesti la possibilità per la donna di rimanere al lavoro, sottolineandone la mancanza di controindicazioni. Un po’ come si fa da anni per chi decide di lavorare l’8° mese.  Vediamo in dettaglio di cosa si tratta. Il periodo di maternità obbligatoria, in caso di gravidanza fisiologica, inizia due mesi prima della data presunta del parto e termina tre mesi dopo la nascita del bambino. Se, al contrario, la gestante presenta una gravidanza a rischio potrà ottenere l’astensione anticipata dal lavoro, fin dai primi mesi. La futura mamma può chiedere di non fermarsi al 7° mese ma di lavorare più a lungo, un mese in più, per rimanere a casa quattro mesi dopo il parto. Si tratta quasi sempre di una scelta della gestante, raramente nella mia pratica clinica assisto a richieste che partono esclusivamente dal titolare. Spesso il buon datore di lavoro, contento della scelta della sua dipendente, chiede rassicurazioni sul suo stato di salute con un certificato anche da parte del medico del lavoro, qualora presente in azienda. La certificazione dell’idoneità a lavorare l’8° mese viene redatta dal ginecologo del SSN qualche giorno prima dell’inizio del 7° mese. Se la paziente è seguita da un ginecologo privato, sarà quest’ultimo a certificare il nulla osta ma il documento dovrà apportare anche la firma di un medico del SSN. Quindi saranno due medici a dare il “permesso” di lavorare.
Su cosa si basa l’idoneità? In primis sullo stato di salute della mamma e del feto, ma anche sulle condizioni di lavoro (tipo di lavoro e stress ad esso correlato, distanza da percorrere per recarsi nella sede, possibilità di lavorare da casa o di usufruire di orario ridotto e ferie), sulla situazione sociale della mamma (primo figlio, aiuto costante in casa se già mamma di un altro bambino in tenera età).
Per la mia esperienza chi richiede il prolungamento del lavoro in gravidanza è colei che lavora volentieri, che è in grado fisicamente di svolgere la propria professione, che ha un buon ambiente lavorativo, sano e sereno, non chi è costretta. In caso contrario probabilmente sarà già in maternità anticipata.
Cosa cambia con la novità legislativa di questi giorni? Vedremo operaie o impiegate con il pancione arrancare al lavoro? Assolutamente no. Nessun medico certificherebbe per permettere una cosa simile!
Con la nuova legge si offre la possibilità di risultare al lavoro, quindi firmare documenti, ricevute o fatture. Titolari di impresa, libero-professioniste o dipendenti che svolgono attività non fisica ma “burocratica”, di supervisione, demandando ad altri le attività faticose potranno usufruire di questa che, a tutti gli effetti, è un’opportunità.
dottoressa Maria Cristina Iannacci, specializzata in Ginecologia e Ostetricia

 

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