Il poeta della musica folk

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“Era più magro di uno spiedo e girava con una ragazza ancor più magra di lui. Al tempo teneva un programma radiofonico in una stazione locale Fm dell’Emilia Romagna. Diventammo amici per la pelle negli anni successivi, mi fece da testimone di nozze e, ogni Natale, mi manda ancora una confezione di Parmigiano”. Così il cantautore americano Eric Andersen descrive il carpigiano Roberto “Jacksie” Saetti, autore, insieme al giornalista musicale milanese Paolo Vites, del libro Ghosts Upon the Road – Eric Andersen. “Quando Paolo mi ha chiesto di scrivere questo libro, il mio pensiero è andato subito ai grandi biografi del mondo anglosassone e, nonostante io non sia certo un tipo umile, ho fatto appello alla mia obiettività e mi sono chiesto più volte se sarei stato all’altezza del compito. Poi alla fine mi sono arreso e mi sono lanciato. Sia chiaro però: questo sarà il mio primo e ultimo libro”. Jacksie, classe 1956, storica voce di Radio Bruno negli Anni Settanta, è cresciuto a pane e musica americana ma se Bob Dylan è stato il suo primo amore, è ad Eric Andersen che “deve” la vita. “Gli sono e gli sarò per sempre debitore. Adolescente tormentato ho trovato nei suoi testi e nella sua musica tante risposte: nelle sue canzoni si respirano i dubbi, le inquietudini e i sogni che hanno pervaso la società americana. Con gli occhi del poeta, Andersen è stato il primo della sua generazione a rendere la canzone d’autore intimistica e potente. Da sempre mi ritrovo nei suoi brani, nel suo invito, costante, a ricercare onestà e coerenza, a credere nelle proprie convinzione e a perseguirle, a cercare la propria strada e le tante verità possibili, a essere sinceri con se stessi. Ad accogliere le tante, dolci, sorprese che la vita ci riserva. Insomma, ad accendere sempre un altro cerino…”. Per Jacksie, Andersen è un “eroe musicale” sin da quando era una studente: Moonchild Riversong mi era rimasta incollata alle orecchie e al cervello, era la mia canzone preferita: sogno, visioni, strade che ti chiamano, sirene di una storia d’amore, lo è ancora oggi, scrive nel libro.

“E per questo nel 1980, insieme ad alcuni amici, gli organizzammo la prima rocambolesca tournée nel nostro Paese. Per Radio lo trasmettevano continuamente, era un pizzo che, chi si sintonizzava, era tenuto a pagare ogni volta, lo adoravo ma nessuno sapeva dove vivesse. Dove fosse finito. Quando scoprimmo che era a Woodstock, ci precipitammo nella sede della Sip che custodiva gli elenchi telefonici di ogni parte del mondo. Lo chiamammo. Quello fu solo l’inizio”. Tra i numerosi aneddoti che punteggiano la loro lunga amicizia però, Jacksie ne ricorda soprattutto uno: “nel 1998, reduce dall’ennesimo disastro affettivo, decisi di raggiungerlo nella sua casa di Oslo dove viveva con una pittrice norvegese, per assistere insieme a un festival musicale. Ero a pezzi e speravo che la formula  women, songs and wine potesse consolarmi. Eric mi fece conoscere Lou Reed, un mostro sacro per me, ma le sorprese non erano finite. Arrivati al concerto, mi catapultò dentro al camerino di sua santità Bob Dylan. Era molto più basso di me ma l’impressione fu quella di essere di fronte a un gigante. Eric mi presentò come il suo più grande amico di sempre. Non dimenticherò mai quella giornata. Mi sentii grato e onorato. Una catarsi. Ho sfiorato Dylan: non tutti possono dirlo e io lo devo al mio amico Andersen. Lui mi ha risollevato la vita quando non vedevo altro che buio. Oggi so che si può ricominciare tutto daccapo e numerose volte. Sono in debito, con lui e con la musica”. 

Jessica Bianchi

 

Il libro: per saperne di più…

Ghosts Upon the Road (dall’omonimo album del 1989) è il primo libro dedicato a Eric Andersen, un percorso biografico concepito analizzando disco per disco la sua carriera, raccogliendo sue testimonianze personali e il “making of” di ogni suo album, con contributi personali concessi agli autori, Paolo Vites, uno dei massimi esperti della scena folk rock statunitense, e il carpigiano Roberto ‘Jacksie’ Saetti. Andersen è uno dei massimi cantautori americani, tuttora in attività, nonostante i suoi 75 anni. La sua carriera inizia negli Anni Sessanta, nei piccoli club di San Francisco, per poi trasferirsi là dove ribolle la scena musicale del folk revival e della canzone di protesta guidata da Bob Dylan, il Greenwich Village di New York. Andersen ha attraversato la storia del suo Paese: dagli anni turbolenti e carichi di speranze del movimento per i diritti civili fino ai giorni nostri, con curiosità e una ricerca espressiva unica. Definito da Bob Dylan “un grande autore di ballate”, è stato tra i primi ad adottare uno stile introspettivo e riflessivo in grado di condizionare la canzone folk attraverso una scrittura poetica originale dai contenuti filosofici e romantici, un autentico troubadour dell’epoca moderna. Pur non avendo mai goduto del successo commerciale che meritava, è riuscito comunque a ottenere l’attenzione e il riconoscimento del pubblico che ha amato gli esponenti della più autentica canzone d’autore: Dylan, Cohen, Phil Ochs, Joni Mitchell e tanti altri.

Il libro è stampato in edizione limitata e venduto solo per mail order, (jacksie1956@gmail.com) o in selezionate presentazioni. La prima vicino a noi è al Circolo Il Posto di Modena il 24 novembre alla presenza di Eric Andersen.

 

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