Equitazione: una scuola di vita

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“L’equitazione non è semplicemente uno sport, bensì una vera e propria passione che educa, aiuta a crescere, dà sicurezza e porta benessere. E’ una scuola di vita”. A sostenerlo, tra gli altri, è Cecilia Ghirardini: classe 1987, nata e cresciuta a Carpi, laureata in Scienze e Tecniche equine all’Università degli Studi di Parma – un corso di laurea unico nel suo genere in Italia – oltre a vantare una significativa esperienza da amazzone professionista, al Circolo Ippico Tara in provincia di Bologna insegna equitazione ad allievi di tutte le età, dalla messa in sella all’agonismo. “Andare a cavallo non è facile – spiega Cecilia che da qualche anno si è trasferita ad Albinea per amore- richiede dedizione, determinazione e molta pazienza, a differenza di ciò che comunemente si può pensare. Ma è un’esperienza gratificante e rigenerante”.

Dopo anni di danza classica, a 14 anni, Cecilia ha deciso di assecondare la sua grande passione per gli animali, iscrivendosi al Circolo ippico I pioppi di Campogalliano dove, grazie alla sua prima istruttrice Michela Callegari ha cominciato a fare gare di salto ostacoli e dressage, ovvero la forma agonistica dell’equitazione accademica o di maneggio. Competizioni che l’hanno portata a crescere sempre più in questa disciplina fino a diventare Istruttore Federale per lo Sport Equestre e a cominciare a lavorare nei circoli di equitazione, dove ha conosciuto anche suo marito.

“Il primo cavallo che ho addestrato è stato Kiwi de Turi, che oggi ha 24 anni e si gode una meritata pensione, mentre la mia attuale cavalla si chiama Pamina, ha 12 anni, ed è diventata la mia migliore amica. Con lei ho instaurato un rapporto molto profondo ed empatico. Ha avuto problemi agli arti in seguito a un intervento che ci hanno tenute lontane dalle competizioni per due anni, ma gradualmente stiamo rientrando in pista”.

Alla base di questo sport è fondamentale il feeling che si crea con l’animale, la fiducia e il rispetto reciproco su cui instaurare un rapporto che va al di là delle competizioni e degli allenamenti.

Un cavallo può insegnare molto al cavaliere che lo sa ascoltare, tanto da poter migliorare a livello caratteriale. Questo meraviglioso animale, nonostante la sua stazza, è soggetto a numerosi stati d’animo, è sensibile e tende ad avere paura di quel che lo circonda.

Come abbini cavallo e cavaliere?

“La scelta dipende da diversi fattori. In primis, ovviamente, dall’altezza e dal peso dei rispettivi soggetti. Poi, valuto le capacità atletiche del cavaliere: a un neofita non molto allenato fisicamente cercherò di assegnare un cavallo più anziano e sicuramente più calmo e paziente. Anche le affinità caratteriali hanno un peso e cerco di creare coppie che funzionino al meglio. Ciò a cui spesso non si pensa è che oltre alle capacità tecniche è indispensabile possedere anche molta intuizione nel risolvere i problemi. Il mio compito, oltre a trasmettere le competenze teoriche e pratiche (dall’imparare una partenza al galoppo per presa di equilibrio al cambio di galoppo in aria), è anche quello di addestrare i cavalieri a gestire ogni tipo di situazione”.

Come definiresti la tua tecnica di insegnamento?

“Non esiste in assoluto una tecnica infallibile che vada bene per tutti i cavalieri e i cavalli, essendo caratterialmente diversi gli uni dagli altri. Al metodo e all’ippotecnìa ogni istruttore deve aggiungere una dose di tatto e sensibilità equestre, doti naturali e personali che al massimo possono affinarsi”.

Che progetti hai per il futuro?

“A livello agonistico saranno i Campionati regionali, mentre per quanto riguarda il percorso di insegnante, spero di continuare a rendere i miei allievi felici. Ho visto molte persone cambiare da quando hanno iniziato ad andare a cavallo. Sono diventate più serene e sicure di sé. Non è una magia. E’ la forza della natura”.

Chiara Sorrentino

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