I paradossi della trasparenza

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Sul far della sera del giorno che segna la metà di un accaldato settembre, Michela Marzano (non ha bisogno di presentazioni, ndr) parla di Trasparenza. Paradossi del dire tutto. Già, paradossi. La domanda viene da sé: si deve, si può dire tutto, o è meglio tacere o velare alcune parti di verità? La lectio della Marzano inizia con una delle Favole al telefono di Gianni Rodari, Giacomo di cristallo, che parla di un bambino venuto al mondo trasparente, capace di dire la verità pur non dicendo niente, proprio perché trasparente. Tanto che quando viene imprigionato da un tiranno, anche la cella in cui era rinchiuso diventa trasparente. “Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano”, conclude Rodari. C'è un paradosso, c'è un'ambiguità. Come può la verità portare in prigione? Che cos'è questa trasparenza? Se i suoi sinonimi sono chiarezza, limpidezza, nitidezza, e non di certo verità, con cui spesso viene confusa, tra i suoi contrari si trovano ambiguità, oscurità, falsità, ipocrisia, doppiezza. E segreto e menzogna, appartengono allo stesso perimetro? No, bisogna addentrarsi ancora nel bosco della verità, percorrendo la via privata e quella pubblica. Se stiamo sul primo sentiero, il segreto può essere intimo, psichico, e può aiutarci a costruire la struttura portante di noi stessi, mettendo distanza con chi non sa (e non può entrare nel nostro intimo) e avvicinando colui a cui viene rivelato. La menzogna, invece, è una chiara falsificazione di ciò che è vero. “Il bugiardo è un manipolatore – dice la Marzano – ci fa agire in base a un principio che non è vero”. E nel pubblico? La trasparenza ha sempre un valore positivo, dice la filosofa. Ma c'è un però. E qui riassumiamo, per ragioni di spazio, con “il troppo stroppia”. Dice Marzano, citando il film Fahrenheit 451, “Riempite la gente di dati e di fatti fino a che si sentano quasi esplodere. Le persone avranno allora l'impressione di pensare, la certezza di muoversi, anche quando in realtà restano immobili”. Ha una certa attinenza con la realtà (ndr). “Noi viviamo in un tempo in cui la verità è sempre altrove, perché nonostante la quantità di dati che ci vengono dati, in realtà c'è sempre qualcosa altrove da scoprire anche quando tutto è là. Se manca la capacità logico-argomentativa per capire, allora si tende ad accumulare. E noi siamo invasi dall'accumulazione”, afferma Michela Marzano, concludendo con una citazione di André Malraux: La verità di un uomo è innanzitutto ciò che nasconde.

Antonella De Minico

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