Endometriosi, il nemico nascosto delle donne

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Si stima che ne soffra circa una donna su dieci, ma l’endometriosi, come sottolinea il dottor Paolo Accorsi, direttore del Dipartimento di Ostetricia, Ginecologia e Pediatria dell’Azienda Usl di Modena, “sino a qualche anno fa era una patologia del tutto sottostimata ed è dunque difficile avere una fotografia reale dell’incidenza sul nostro territorio, così come nel resto del Paese”. Qualcosa però si sta muovendo poiché “da qualche tempo – prosegue il dottor Accorsi – si parla della creazione di un Registro dell’endometriosi, strumento che potrebbe rivelarsi assai utile per seguirne l’evoluzione”.  
In cosa consiste esattamente tale patologia infiammatoria che colpisce le donne in età fertile?
“Tecnicamente – spiega il primario – è la crescita dell’endometrio al di fuori del luogo dove si trova abitualmente, ovvero la parte interna dell’utero, cioè quella che porta alle mestruazioni o che, al contrario, in caso di concepimento, si trasforma per creare il terreno fertile alla formazione di una nuova vita. A volte, però, per motivi non ancora del tutto compresi, l’endometrio cresce in zone anatomicamente diverse, dalle tube all’ovaio, dall’intestino alla vescica, e ciò comporta una serie di problematiche anche piuttosto importanti”.
Quali sono i sintomi principali?
“Il principale è certamente il dolore addominale a cui si può accompagnare fastidio nella minzione e durante l’evacuazione e dolore durante i rapporti sessuali: spesso però, una donna fatica a codificare tali sintomi poiché riconducibili a numerosi disturbi. Colon irritato, cistiti, infiammazioni, mestruazioni dolorose, ad esempio, possono provocare fitte e una sintomatologia del tutto simili a quelle legate all’endometriosi. Non essendoci sintomi specifici, a fronte di un cambiamento, come la comparsa di dolori prima e durante il mestruo, il consiglio che mi sento di dare alle donne (ma anche alle mamme perchè a volte il problema si presenta in ragazze giovani) è quello di rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia per eseguire i necessari controlli. Nella maggior parte dei casi, il problema è riconducibile a disturbi che nulla hanno a che vedere con l’endometriosi”.
Come si diagnostica l’endometriosi?
“L’iter prevede una visita ginecologica, unitamente a un’ecografia standard ma, a volte, è necessaria un’ecografia di secondo livello. In alcuni casi occorre poi integrare tali esami con una risonanza magnetica e, nel dubbio, procedere con una cistoscopia o con un clisma opaco. E’ fondamentale affidarsi a centri specializzati, come quello dell’Ospedale Ramazzini di Carpi: qui, da quasi quattro anni, esiste un ambulatorio dedicato nel quale operano specialisti qualificati, nel contesto di un team multidisciplinare. Professionisti che si fanno carico di tutto il percorso che dovrà seguire la paziente, visita dopo visita, dalla diagnosi alla terapia, affinché la donna non debba preoccuparsi di nulla”.
Quanto è importante l’alimentazione per il contenimento della malattia?
“In tal senso esistono solo degli orientamenti, nulla di scientificamente dimostrato. Certamente seguire un’alimentazione sana ed equilibrata che non carichi eccessivamente l’organismo è sempre consigliabile. Evitare gli eccessi di carne e contemplare nella propria dieta frutta e verdura di stagione è senz’altro indicato”.
La soia è dunque un alimento nemico delle donne in età fertile?
“La soia, grazie ai suoi fitoestrogeni, viene introdotta soprattutto nella dieta delle donne in menopausa con sintomi da carenza di estrogeni; al contrario, consigliare un’alimentazione con prevalenza di soia a una donna in età fertile mi pare inappropriato”.
Come si cura l’endometriosi?
“Non esiste una risposta univoca: ogni donna e ogni situazione costituiscono un caso a sé, da valutare con attenzione. L’endometriosi può limitarsi a provocare la comparsa di una cisti ovarica asportabile in poche decine di minuti in laparoscopia. Al contrario, se la crescita anomala dell’endometrio è diffusa in più parti dell’addome (nelle tube o sul peritoneo, ovvero la pellicola sottile che ricopre gli organi della pancia, o, ancora, se interessa l’intestino o la vescica) la patologia può diventare particolarmente impegnativa da gestire anche a livello operatorio. L’endometriosi diffusa, infatti, necessita di un intervento invasivo, teso ad asportare tutto l’endometrio visibile presente nell’addome ma, ad esempio, qualora una donna desideri un figlio, tale chirurgia allargata potrebbe essere procrastinata: in quel caso a volte è preferibile limitarsi a intervenire solo su alcune zone per rendere più funzionanti le ovaie e rimandare il resto a dopo la gravidanza. Ogni caso è diverso. Insieme a ciascuna donna è fondamentale fare un bilancio tra i vantaggi e gli svantaggi prima di intraprendere qualsiasi tipo di percorso terapeutico”.
Jessica Bianchi

 

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