Quella polvere ha ucciso mio padre

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“Mi ricordo benissimo quando portai mio papà, che ancora si reggeva sulle sue gambe, all’Inail e gli fu chiesto come lavorava. Quando lui descrisse l’interno della Cemental, io chiesi al funzionario davanti a noi se era regolare lavorare così a quell’epoca. Era bestiale quello che mio padre raccontava: anche se al posto della polvere d’amianto alla Cemental ci fosse stata segatura ci si sarebbe ammalati e si sarebbe morti ugualmente prima o poi perché c’era la nebbia là dentro. Il funzionario mi rispose che dal 1943 non si poteva più lavorare in quelle condizioni. Ciononostante, la Cemental ha fatto quello che ha voluto in centro a Correggio e ora siamo alla conta dei danni. I dati Inail dimostrano che per anni, tranne gli ultimi due, sono stati sforati i limiti consigliati per le polveri”.
Cominciare una causa partendo dalle morti sospette che a Correggio vengono ricollegate alla Cemental è stato semplice, non altrettanto arrivare a una sentenza che non fosse amara per i familiari. E’ successo ancora, così come in altri processi di amianto: è stato dichiarato non colpevole il 70enne Franco Ponti per la morte per mesotelioma del correggese Luciano Nanetti, dipendente della fabbrica che produceva tubi in cemento – amianto.
In base al principio che non si fanno i processi alle fabbriche, ma alle persone, e per il fatto che Franco Ponti è subentrato al padre e solo per un anno ha avuto Nanetti come dipendente, il giudice ha emesso la sentenza di assoluzione perché non esiste prova del nesso causale tra il periodo in cui era in carica l’imputato e la causa della malattia di Luciano Nanetti.
Rabbia e lacrime tra i familiari delle vittime venuti da tutta Italia per assistere al processo. Andrea Nanetti, figlio di Luciano ha seguito tutte le udienze e non nasconde l’amarezza. “Questa sentenza è la conseguenza di un processo choc di cui è il naturale svolgimento perché quando la Procura, che anche per un furto incarica un perito, in questo processo così tecnico e così complesso non lo ha neanche chiesto tant’è che l’abbiamo assunto noi (e per fortuna ne avevamo la possibilità) la dice lunga”. Andrea Nanetti non si dà pace: l’assoluzione arriva a sei mesi di distanza dalla condanna dello stesso Ponti in relazione alla morte di Giuseppe Cagarelli, ex dipendente della Cemental.  In quel caso è stato ritenuto responsabile di omicidio colposo. “La medicina del lavoro ha testimoniato ampiamente le irregolarità: lavorare l’amianto purtroppo in quegli anni era legale ma non era legale lavorarlo come lo si lavorava alla Cemental soprattutto in pieno centro cittadino, a cinquanta metri dal centro storico di Correggio”.
E’ così difficile provare le morti per amianto?
“E’ difficile perché c’è una spaccatura all’interno della comunità scientifica sul nesso di causalità nel momento in cui rispetto alle prime esposizioni ne intervengano delle altre. Qui a Correggio comunque l’impatto sta iniziando a farsi sentire anche sugli abitanti”.
Perché la Cemental è rimasta lì dov’era fino alla fine degli Anni Ottanta…
“E’ una cosa incredibile perché le più grandi aziende nate fin dagli Anni Cinquanta a ridosso del centro di Correggio si sono progressivamente trasferite nella zona industriale. La Cemental invece è sorta in pieno centro storico, a cinquanta metri in linea d’aria dall’inizio di Corso Mazzini, e lì è rimasta fino al 1989: tutto intorno si è costruito e testimoni durante il processo hanno riferito che pulivano dai davanzali delle finestre la polvere d’amianto. Così si sono ammalati gli abitanti”.
Perché era in centro e non è stata spostata prima?
“Nel 1989 fu fatta chiudere prima della sopravvenuta legge del 92 che imponeva lo stop amianto in Italia. Ormai la situazione era insostenibile e c’erano stati degli esposti per cui il sindaco di allora, Maino Marchi, giustamente prese atto della situazione e fece di tutto per spostare la Cemental; poi, invece, non hanno fatto altrettanto i due sindaci successivi che, non a caso, hanno appoggiato Ponti: è evidente che ci siano delle responsabilità anche da parte delle istituzioni locali”.
Che cosa ha provato alla lettura della sentenza?
“Un po’ me l’aspettavo nonostante io sia stato in grado di produrre un’incredibile quantità di prove, tra cui tante fotografie, andandole a pescare ovunque, fin nei cassetti”.
Quanto è durata la sua battaglia?
“E’ iniziata nel 2012, subito dopo la morte di mio padre che lavorò alla Cemental per quattro anni dal 1967 al 1971”. Non mi riesce di chiedergli se proseguirà.
Sara Gelli

 

 

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