Giro di vite sui centri estivi per garantire maggiore sicurezza

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Per i genitori che lavorano rappresentano una risorsa indispensabile nei mesi di chiusura delle scuole mentre per i figli sono sinonimo di aggregazione, crescita, divertimento e sport. Sono i centri estivi, vera e propria ancora di salvezza per le famiglie, anche se il costo delle rette può costituire un problema. Un aiuto concreto arriva dalla Regione Emilia Romagna che, attraverso il Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi, ha stanziato 13 milioni di euro su due anni (6 per il 2018, 7 per il 2019) per consentire ai genitori di fronteggiare la spesa e favorire la partecipazione di bambini e ragazzi ai servizi estivi. Il contributo riconosciuto alle famiglie – purché residenti in Emilia Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro – prevede fino a un massimo di 210 euro: 70 euro a settimana per tre di frequenza. Le risorse, che provengono dal Fondo sociale europeo, saranno suddivise tra i Comuni i quali dovranno stilare l’elenco dei centri estivi aderenti al progetto.  Nel nostro territorio sono 35 i soggetti che hanno inviato le domande di adesione al Progetto Conciliazione Vita-Lavoro, promosso dalla Regione per la gestione di 45 Centri estivi sul territorio dell’Unione delle Terre d’Argine (28 a Carpi, 8 a Soliera, 5 a Novi di Modena e 4 a Campogalliano). Si tratta di Associazioni e Società Sportive, Associazioni di Promozione Sociale, Associazioni Culturali, Parrocchie, Società specializzate in servizi educativi, Agriturismi, Circoli, dislocati nei quattro Comuni dell’Unione che saranno inseriti nell’elenco dei soggetti accreditati al progetto dalla Regione.
La delibera regionale però prevede anche la rivisitazione delle norme sull’organizzazione dei centri: requisiti più stringenti per l’apertura, per evitare che qualcuno pensi di potersi improvvisare dalla sera alla mattina, ma anche per evitare che persone che abbiano ricevuto condanne o patteggiato per accuse di maltrattamenti o abusi sui minori, possano essere assunte nelle strutture ed entrare così in contatto con i bambini. Un giro di vite che ha creato qualche malcontento tra i gestori a cui è richiesto il rispetto di alcuni requisiti minimi, come spiega l’assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Carpi, Stefania Gasparini: “dalla qualità delle strutture ai servizi igienici, all’accoglienza dei ragazzi disabili, oltre a un’esperienza pregressa di almeno due anni. La novità più significativa ha invece l’obiettivo di mettere i più piccoli al riparo dal rischio di maltrattamenti e abusi: il personale dei centri estivi infatti dovrà presentare il proprio casellario giudiziario. Probabilmente questo è il cambiamento che potrebbe mettere più in difficoltà i centri caratterizzati da un’alta frequenza di personale: la delibera però distingue tra i volontari che vi operano solo saltuariamente e quindi sono esentati (ndr – è auspicabile che il provvedimento venga allargato anche a loro) e gli operatori. Nelle strutture è poi richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante o, comunque, fornito di esperienza in campo educativo. Dal 2020, per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà invece indispensabile, secondo la nuova direttiva regionale, avere una formazione più specifica” in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale o sportivo. Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari e, dunque, garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono prevedere servizi igienici separati per i bambini e gli educatori”. Norme più severe che, prosegue l’assessore, non hanno “alcun intento vessatorio ma, al contrario, cercano di regolarizzare i centri estivi. L’estate dei bambini pur rappresentando un momento di divertimento e libertà, dev’essere all’insegna della sicurezza.
E’ giusto che ci siano regole per mantenere alta la qualità del servizio erogato e mettere a sistema un mondo, quello dei centri estivi, estremamente variegato e composito”. Una nota di buon senso della delibera regionale, giunta peraltro sul filo di lana,  aggiunge Gasparini, “è che si possono autorizzare luoghi che durante l’anno già accolgono bambini e questo limita interventi o adeguamenti edili importanti che presupporrebbero impegnativi esborsi economici. I gestori poi, da quest’anno, dovranno presentare la Scia, ovvero la comunicazione di inizio attività: credo sia giusto che l’ente locale conosca tutte le realtà operanti sul proprio territorio”. A parte qualche mal di pancia, in Comune non sono arrivate particolari lamentele: “certo questo è il primo anno e la delibera è arrivata last minute – riconosce l’assessore Stefania Gasparini – ma credo che i paletti imposti dalla Regione siano opportuni e non comportino un eccessivo appesantimento burocratico”.
Jessica Bianchi

 

 

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