Fibromialgia: la malattia fantasma

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L’hanno definita la malattia fantasma poiché in passato si è persino dubitato che esistesse davvero. Di fibromialgia poco si parla e, spesso, tale disturbo viene riconosciuto a stento persino dagli specialisti. “La diagnosi – spiega il dottor Giacomo Carpenito, reumatologo dell’Ospedale Ramazzini di Carpi – è complessa e, dal momento che non esistono test clinici per rilevarla, si basa esclusivamente sui sintomi, sul riscontro da parte del medico dei tender points (punti di pressione che normalmente non dovrebbero essere dolorosi) e sull’esclusione di malattie che presentano alcune analogie”. Eppure le persone affette da fibromiolgia sono numerose: “abbiamo stimato che circa 1 paziente di un medico di famiglia ogni 10 ne soffra”.
Numeri importanti che raccontano una realtà fatta di un “dolore diffuso talmente debilitante da compromettere la qualità stessa della vita”, spiega il reumatologo. Dolore cronico diffuso e fibromialgia però non sono la stessa cosa. “Il primo è una condizione che può scaturire da molteplici malattie, coinvolge circa il 25 per cento della popolazione e può essere l’espressione di più patologie reumatiche, post infettive, dismetaboliche. La seconda, invece, è la punta dell’iceberg del dolore cronico diffuso”, precisa Carpenito.
Nei racconti dei pazienti, persino un abbraccio, una stretta di mano o un piccolo urto possono provocare sofferenze acute. Una forte stanchezza e una costellazione di altri disturbi, “dall’insonnia a problemi intestinali, come la sindrome del colon irritabile, dalle alterazioni del tono dell’umore a cefalea, fino a difficoltà di concentrazione e di memorizzazione (fibro fog), sono tra i sintomi più frequentemente riportati” prosegue il dottor Carpenito. Tra le cause vi sono certamente “un errato stile di vita e lo stress. Pertanto, il primo passo che devono compiere i pazienti è quello di modificare le proprie abitudini alimentari, limitando fortemente il consumo di farine raffinate e di cibi ricchi di zuccheri complessi, prediligendo prodotti non confezionati, freschi e ricchi di fibre. E’ poi fondamentale che si  dedichino con costanza a una sana attività fisica, cercando al contempo di ridurre i fattori di stress. Quando siamo sotto stress infatti, il nostro sistema nervoso aumenta la produzione di adrenalina e noradrenalina (gli ormoni dello stress – ndr) e riduce quella di serotonina  il che comporta una contrattura riflessa della muscolatura”. Qualora tali accorgimenti non fossero sufficienti “si può ricorrere a una terapia farmacologica, la quale, vorrei ribadirlo, – sottolinea il dottor Carpenito – non risolve il problema, ma agisce sui sintomi, riducendo il dolore e migliorando la qualità di vita dei pazienti. E’ stato inoltre accertato che fare bagni termali e attività fisica in acqua riscaldata a 34 gradi può recare sollievo”. Dolore cronico diffuso e stanchezza pesano come macigni per chi soffre di fibromialgia ma a Carpi sul fronte terapia del dolore si sta facendo poco. Troppo poco. Alcuni nostri cittadini costretti a convivere con tale condizione parlano di un vero e proprio percorso a ostacoli e denunciano di dover vagare da un luogo all’altro per ricevere informazioni e trattamenti, tra l’altro a pagamento, e quando il dolore si fa sentire, tutto diventa più arduo. Nonostante il dottor Carpenito sia presente al Ramazzini, infatti, sono gli stessi medici di famiglia a consigliare ai fibromialgici carpigiani di rivolgersi alla divisione di Reumatologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, specializzata da oltre vent’anni nella diagnosi e nella terapia delle malattie reumatiche. “Scontiamo un notevole ritardo, ne sono conscio, ma il nuovo direttore della Reumatologia del Policlinico di Modena, professor Salvarani, già a capo di quella reggiana, contribuirà finalmente a un deciso cambio di passo. L’idea è quella di creare una rete di collaborazione per essere sempre più vicini a questi pazienti. A Carpi non c’è un ambulatorio di terapia del dolore cronico non oncologico ma a breve ne verrà realizzato uno presso il Policlinico di Modena (per seguire i pazienti più gravi) che rimarrà in contatto costante con la rete territoriale e quindi anche con gli ambulatori di Reumatologia di Carpi e Mirandola”.
La fibromialgia è una malattia complessa, multifattoriale, invisibile, molto spesso incompresa e che rende difficili i rapporti di qualunque natura. Non esistono pazienti cronici più importanti di altri, “l’assistenza dev’essere garantita a tutti”, conclude il dottor Giacomo Carpenito. L’auspicio è che anche a Carpi qualcosa inizi a muoversi soprattutto sul fronte della terapia antalgica in ambito non oncologico.
Jessica Bianchi

 

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