Una nuova casa per i rondoni

0
322

A salutare la primavera carpigiana sono arrivati anche i rondoni, uccelli affascinanti, il cui stridio da sempre risuona in Piazza Martiri: una colonna sonora, la loro, che ci accompagnerà fino al solstizio d’estate o poco oltre. Il loro volteggio però potrebbe essere in pericolo dal momento che uno dei “monumenti vivi” che da sempre li ospita per riprodursi e nidificare, è interessato da importanti lavori di ripristino dopo il sisma del 2012. Per correre ai ripari e offrire ai rondoni un nido sicuro sulla facciata della Chiesa di Sant’Ignazio in corso Fanti, loro tradizionale approdo, la Lipu di Carpi – insieme all’ASOER – Associazione Ornitologi dell’Emilia – Romagna e alla consulenza del dottor Mauro Ferri, rondofilo di fama internazionale – ha messo a punto un innovativo progetto.
“Dal momento che i nidi naturali sono stati coperti dai ponteggi del cantiere – spiega la delegata della Lipu di Carpi, Daniela Rustichelli – abbiamo preparato tre moduli da cinque nidi artificiali ciascuno. Un intervento innovativo tra i primi realizzati in Italia, dopo quelli in San Petronio a Bologna e all’Ospedale Maggiore di Parma. Grazie alla collaborazione degli ingegneri responsabili del cantiere i moduli sono già stati agganciati: i rondoni da giorni stanno volando intorno alla chiesa, il nostro esperimento pare gli piaccia dal momento che stanno accettando, con nostra enorme gioia, le nuove case”. I moduli sono stati studiati a misura di rondone per “ricreare i fori dei coppi aperti dove solitamente questi straordinari uccelli fanno il nido. Contestualmente a tale delicata operazione, i muratori stanno coprendo con cura i nidi naturali affinché nessun rondone vi resti intrappolato”, prosegue Daniela Rustichelli. A differenza di altre città, come Bologna e Torino, ad esempio, la Corte dei Pio ospita soltanto rondoni comuni, uccelli a dir poco eccezionali, la cui vita si svolge interamente in volo.
“Dal momento in cui spiccano il volo uscendo dal nido, i maschi condurranno la loro intera vita volando, mentre le femmine interrompono il loro moto perpetuo solo due settimane l’anno per la deposizione delle uova e la cova. Il loro becco – svela Daniela – è una sorta di sacchetto pronto a incamerare il plancton aereo, ovvero tutti gli insetti volatori che trovano lungo il proprio cammino. Questi uccelli si lavano, si accoppiano e dormono in volo, sfruttando le correnti ascensionali. Alla sera, dopo l’ultimo pasto, si adagiano sull’aria calda, arrivando a quote altissime, fino alle prime luci del mattino quando tornano ad abbassarsi per fare colazione”. Il segreto è tutto nelle loro ali, lunghissime in proporzione al corpo: ali che consentono loro di spostarsi per centinaia di chilometri al giorno, in grande velocità, anche per sfuggire ai temporali ma che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio. “Se per disgrazia cadono, questi uccelli non riusciranno più a saltare per alzarsi dal terreno, poiché le loro ali sbattono a terra. Verso la fine di giugno, quando i giovani rondoni escono dal nido, non è insolito vedere questi uccelli camminare a terra. Molti pensano siano feriti, in realtà basta tenerli tra le mani con le ali chiuse e, in uno spazio aperto, lanciarli in aria il più in alto possibile per riprendere la strada del cielo”. Qualora doveste imbattervi in un piccolo caduto dal nido, invece, il consiglio della Lipu è di portarlo prontamente al Centro Pettirosso: “al contrario dei rondinotti che apprendono dai genitori come alimentarsi – svela Daniela Rustichelli – i giovani rondoni sono più autonomi e possono essere nutriti con successo anche dall’uomo prima di essere nuovamente liberati. In natura, mamma e papà rondone, a un certo punto smettono di nutrire i piccoli, questi protendendosi dal nido a caccia di cibo, si lanciano in aria e si uniscono al gruppo degli adulti”.
Questi preziosi insettivori sono in forte calo a causa dei cambiamenti climatici e delle ristrutturazioni edilizie che, di fatto, eliminando i buchi e i pertugi tra i coppi, le pietre e le tegole, ne distruggono i siti riproduttivi. Migratori che compiono fino a 10mila chilometri per arrivare sin qui, questi graditi ospiti soggiorneranno in città fino alla fine di giugno, per poi fare ritorno nelle calde terre d’Africa. “Studiare il modo di recuperare vecchi edifici, anche storici, i cosiddetti monumenti vivi, nel rispetto delle specie che li popolano è una sfida che abbiamo il dovere di accettare”, conclude Daniela Rustichelli.
Jessica Bianchi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here