Pronto Soccorso: Condizioni di lavoro più eque e tempi di attesa snelli, ecco le sfide del nuovo primario

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“Il Pronto Soccorso non è più quello di una volta. Il paziente dev’essere al centro della nostra azione. Sempre, a prescindere dal motivo per il quale vi si è recato. Aldilà dei codici. Considero il Pronto Soccorso come una stella: ciascuna punta è una mano protesa verso un servizio sia extraospedaliero che intraospedaliero. Noi non rappresentiamo solo una porta di ingresso, bensì un salone che accoglie. Non possiamo più pensare a come ridurre i flussi di accesso al Ps: le nostre energie devono essere rivolte altrove, a come migliorare l’assistenza ad esempio e a rendere maggiormente equo il rapporto con i pazienti. Il Pronto Soccorso deve osservare il territorio, parlare con esso e porgergli la mano”. Sono queste le prime parole della dottoressa Chiara Pesci, nuovo primario del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza dell’Ospedale Ramazzini di Carpi. “Vi sono persone che accedono in Ps in modo costante e ricorrente. Oggi sempre più pazienti sono soli, fragili, anziani, affetti da pluri patologie: noi, dal nostro osservatorio privilegiato, – prosegue la dirigente – dobbiamo farcene carico, sforzandoci al contempo di far emergere tale complessità socio – sanitaria. Deve nascere un nuovo tipo di mentalità: è necessario stringere un patto di alleanza col paziente. L’ospedale di Carpi ha tutte le carte in regola per poterlo fare. Siamo grandi, ma non troppo, e perfettamente inseriti in città: abbiamo l’obbligo di far sentire la nostra vicinanza al territorio”. Un ospedale, il Ramazzini, che rientra in una rete dalla quale “non si può più, in alcun modo, prescindere. E’ anacronistico pensare di avere tutte le specializzazioni sotto casa, racchiuse in un’unica struttura ospedaliera. Tutti i nosocomi della provincia di Modena, uniti, costituiscono quell’ospedale ideale, di cui Carpi è parte integrante. Solo attraverso questo ospedale diffuso, si possono perseguire alti standard di qualità ed efficienza”. Nel 2017 il Ps di Carpi ha registrato 46.397 accessi. Numeri elevati che continuano a superare quelli di Baggiovara, fermatosi a quota 45.056. “Fare paragoni tra le due strutture è deviante. La nostra casistica – mette subito in chiaro la dottoressa Pesci – non è confrontabile con la loro: siamo due facce del medesimo sistema. A Baggiovara arrivano tutti i traumi maggiori, gli ictus, gli infarti… a Carpi il 73% dell’utenza viene in Pronto Soccorso a causa di una malattia. Oltre il 15% dei pazienti ha più di 80 anni e lo scorso anno abbiamo seguito 1.093 persone tra i 90 e i 99 anni e addirittura 22 tra i 100 e 113 anni: malati per i quali, nel 33% dei casi, si rivela indispensabile il ricovero”. Bolognese doc, specializzata in Chirurgia Generale e con un master in Funzioni direttive e gestione dei servizi sanitari, la dottoressa Pesci, dopo diciotto anni di esperienza maturati nel Ps di Rimini, è felice di aver vinto il concorso per il primariato a Carpi: “l’Emilia Romagna – sorride – è La Regione. Lavorare qui è fonte di grande soddisfazione. Io sono orgogliosa di essere al Ramazzini, piena di entusiasmo e desiderosa di mettermi alla prova come organizzatrice pura. Ho trovato un bel gruppo: abbiamo tanta strada da fare insieme, d’altronde ho ancora 14 anni prima di andare in pensione… e in questo tempo si possono raggiungere notevoli traguardi”. E che il Ps cittadino abbia bisogno di un cambio di passo è sotto gli occhi di tutti. Due i fronti su cui la dottoressa Pesci sarà chiamata ad agire con fermezza e urgenza: rendere le condizioni di lavoro del suo staff meno gravose e, al contempo, diminuire i tempi di attesa per i pazienti. 

Per cercare di velocizzare le code, sottolinea la dottoressa, a luglio 2017 sono stati introdotti i cosiddetti “Fast Track, ovvero una presa in carico infermieristica immediata per indirizzare tempestivamente i codici a bassa intensità allo specialista di cui necessitano. Oltre a quelli già attivati (per le specialità di otorino, oculistica e pediatria) in futuro vorremmo aggiungerne altri dal momento che i risultati sono positivi. Stiamo già lavorando affinché a luglio, ovvero a un anno dall’introduzione di questi corridoi veloci, potremo effettuare ulteriori miglioramenti”. Anche la presenza della Medicina d’Urgenza, coi suoi 10 letti, ha elevato il livello di assistenza, registrando una media di 50 – 60 ricoveri al mese: “A ciò si aggiunge l’Obi – Osservazione Breve Intensiva, in cui i pazienti vengono osservati per 24 ore. La nostra anima è completamente diversa da una Medicina classica: in Ps si fanno diagnosi, accertamenti in rapidità, si stabilizzano terapie… ma, alle volte, occorre tempo per poter fare tutto questo. La funzione di Obi si sta rivelando strategica e, futuribilmente, vorremmo introdurre anche un Ambulatorio di post ricovero al quale potranno accedere i pazienti dimessi che devono tornare per ritirare dei referti o sottoporsi a ulteriori controlli.  Tutti i turni feriali diurni contano su tre medici in Pronto Soccorso e uno in Medicina d’Urgenza questo ha contribuito a snellire le code. Stiamo monitorando i tempi di attesa e da gennaio qualcosa è cambiato ma per tirare le somme occorre più tempo”. Sulla carenza annosa di risorse umane in forza al Pronto Soccorso carpigiano e sui pesanti carichi di lavoro a cui il personale è sottoposto, il nuovo primario ammette quanto “lavorare in questo reparto sia difficile e usurante nel tempo”. Logorio che implica un “fisiologico turn over”. Attualmente i medici sono 18 ma due presto se ne andranno: “ho già avuto assicurazioni da parte della direzione aziendale che i due professionisti saranno entrambi rimpiazzati e che a maggio ne arriverà uno”. Anche sul fronte doppio mandato degli infermieri dedicati a 118 e Ps, la dottoressa Pesci sta apportando delle importanti modifiche per omogeneizzare il servizio (così come già accade a Baggiovara): “da quando sono arrivata ho cercato di far girare lo staff infermieristico (41 di cui 16 dedicati al 118, più due coordinatori) affinché chi si occupava esclusivamente di emergenza in ambulanza potesse mettersi al servizio del triage, per far circolare competenze ed esperienza. Se l’equipaggio del 118 non deve uscire, è a disposizione. I ruoli devono diventare più fluidi e trasversali: no alla rigidità. Ovviamente il percorso è appena iniziato e ci vuole tempo”. Il paragone tra i Ps di Carpi e Modena è particolarmente impietoso per quanto riguarda la voce Oss: 12 a 18 e, a causa dei numeri risicati, a volte i recuperi non possono essere goduti.

“E’ la direzione aziendale che gestisce le risorse umane e stabilisce se sono necessarie delle eventuali implementazioni di personale. Ammetto che a volte gli operatori devono ritornare dai riposi e di questo ho già dovutamente informato l’Azienda. Qualche numero in più farebbe bene, fermo restando che se qualcuno scivola e si fa male poco prima di entrare in turno, io non posso far altro che richiamarne un altro a prescindere da quante persone ho a disposizione”, conclude la dirigente.

Energica e dalle spiccate doti organizzative, la dottoressa Pesci, ha le idee chiare: “con quello che abbiamo a disposizione, a partire dagli spazi indiscutibilmente ridotti, dobbiamo dare il massimo, in termini di ottimizzazione, efficienza e qualità di cura. Non abbiamo un castello ma possiamo rendere questa casa ancor più bella grazie allo sforzo di tutti”.

Nell’accomiatarci, ci stringiamo la mano: “la aspetto qui tra qualche mese per comunicarle i risultati conseguiti”, sorride il primario. Ci conti!

Jessica Bianchi

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