In punta di piedi

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I primi passi di danza classica li ha mossi a 5 anni nella scuola di ballo non lontana da casa. Da Carpi, dove è cresciuta, ha frequentato la scuola professionale di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia, vincendo una borsa di studio e volando via leggera sulle punte per perfezionarsi dal 2008 al 2010 alla Hamlyn School di Firenze, dove ha studiato danza classica, contemporanea e il Metodo Cecchetti. Le tappe artistiche di Teresa Levrini, 26 anni, si devono seguire sulle carte geografiche d’Europa: oltre all’Italia, anche Francia, Danimarca e Germania, dove, dal 2010, fa parte della Compagnia di balletto dei teatri di Krefeld e Mönchengladbach. “Faccio parte di una compagnia di danza composta da 22 ballerini – racconta Teresa – tutti con un’ottima tecnica classica e moderna. Abbiamo una lezione di danza classica con insegnanti ospiti provenienti da tutto il mondo. Il repertorio che portiamo in scena è di Robert North, famoso coreografo e maestro statunitense”.

Come sei arrivata in Germania?

“Proprio tramite Robert North che aveva diretto alcune coreografie all’Hamlyn mentre io frequentavo lo stage. Dopo che ebbi conseguito il diploma nel Metodo Cecchetti, che corrisponde al livello più alto presso la scuola Hamlyn, a novembre del 2009 North mi propose di andare a Mönchengladbach per candidarmi a entrare nella sua compagnia. Quando lo conobbi capii subito che avrei voluto ballare per lui poiché intravidi nel suo modo di lavorare un coreografo, un ballerino, un uomo e un artista di grande ispirazione. Il suo stile estremamente musicale, in grado di mescolare la tecnica classica con quella moderna di Martha Graham, e con riferimenti al jazz e al flamenco mi affascinò a tal punto da convincermi a seguirlo. Partii quindi alla volta della Germania per partecipare all’audizione e venni scelta! Nell’agosto del 2010 iniziai a lavorare come professionista. Avevo solo 18 anni”.

Come li ricordi i primi tempi da sola e poco più che maggiorenne in un Paese straniero?

“Non è stato semplice come pensavo. Ero la più giovane della compagnia in un Paese di cui non conoscevo la lingua e culturalmente molto diverso dall’Italia. I primi due anni feci fatica a integrarmi e l’unico posto in cui mi sentivo veramente a casa era il teatro. Ero felicissima di poter condividere le mie giornate con tanti artisti internazionali. Cantanti lirici, orchestrali, attori, ballerini che si completano armoniosamente in un’unica straordinaria meta-realtà in grado di sovrastare e annullare spazio e tempo e in questo modo di unire le persone. Lì mi sono sentita sin da subito accolta e amata. Sono stati anche anni di duro sacrificio, costanza e tenacia: un continuo lavoro per plasmare il corpo e piegarlo all’arte della danza che continua tuttora. Questi sacrifici però sono ripagati ogni volta che salgo sul palco. Quei momenti mi regalano forti emozioni che ho il piacere di condividere con il mio fidanzato Marco Antonio Carlucci, anche lui ballerino della compagnia. E poi sentire il calore del pubblico è sempre inebriante”.

Quali saranno i prossimi spettacoli in cui ti esibirai?

“Al momento stiamo facendo molte repliche di uno spettacolo per i bimbi delle scuole: Pinocchio in cui interpreto Judy, la marionetta del teatro dei burattini. E’ una performance di un’ora che North ha creato la scorsa stagione in collaborazione con il nostro pianista e compositore Andrè Parfenov. Inoltre, sono impegnata in altri balletti tra cui, per citarne alcuni, Sinfonie des Lebens (Sinfonia dell’amore), Jugend, Der Schlaf der Vernunft (Il sonno della ragione)”.

C’è un palcoscenico che sogni di calcare o una parte che vorresti interpretare?

“Mi piacerebbe interpretare Giulietta nella celebre tragedia shakespeariana e la Carmen di Georges Bizet. Il mio desiderio sarebbe poi quello esibirmi in un balletto creato su misura per me. Per quanto riguarda il palcoscenico sicuramente il mio sogno è calcare il Teatro alla Scala di Milano. Infatti, nonostante adesso mi trovi bene in Germania, ho nostalgia dell’Italia e degli italiani e se si presentasse l’occasione giusta penso che non esiterei a tornare in pianta stabile nel mio Paese. Anche perché è lì che è nato tutto”.

Chiara Sorrentino

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