Se il progetto del Cantinone non fosse naufragato, oggi avremmo un Hospice

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A chiedere maggiore chiarezza sul progetto dell’Hospice e, in generale, sull’organizzazione della Rete locale delle Cure palliative, è Carpi Futura. A fronte delle “pesanti criticità” emerse rispetto all’ubicazione della struttura dedicata al fine vita, nell’area dell’ex “Fornace di Budrighello” a San Possidonio, il gruppo consiliare, composto da Giorgio Verrini, Paolo Pettenati e Anna Azzi, ha presentato un’interpellanza al sindaco Alberto Bellelli per conoscere “a che punto è la progettualità per la realizzazione dell’Hospice dell’Area Nord e se ritiene ancora valido il mandato ad Asp Comuni Area Nord e Amo per la costituzione di una Fondazione di scopo”. Il gruppo chiede inoltre al primo cittadino “se non ritenga opportuno organizzare un dibattito pubblico per informare la cittadinanza sullo stato di avanzamento della progettualità dell’Hospice e sulla situazione della Rete locale delle Cure palliative”. “Il tema del fine vita ci è particolarmente caro. Sull’Hospice, come numerosi carpigiani, temiamo vi sia una battuta d’arresto. La paura – sottolinea Giliola Pivetti di Carpi Futura –  è che questa struttura, assolutamente necessaria, non venga realizzata e le dimissioni autorevoli di alcuni esponenti del consiglio direttivo di Amo – Associazione Malati Oncologici, presidente incluso, ci confermano che all’interno del sodalizio non vi è un accordo unanime sull’Hospice, probabilmente a causa della scelta di un’ubicazione ritenuta da certuni, noi compresi, problematica e non consona”. Il dibattito è acceso: dove dev’essere collocata una struttura nella quale ci si fa carico di malati terminali? “Da una parte c’è chi sostiene che gli Hospice debbano sorgere accanto – se non dentro – alle strutture ospedaliere per poter così fronteggiare con tempestività ogni emergenza e contenere i costi, mentre altri preferiscono ubicazioni più amene, in campagna, per garantire ai malati una dimensione più umana, familiare”, prosegue Giliola Pivetti. Il tema è caldo e il Gruppo Carpi Futura chiede al primo cittadino “un confronto aperto e pubblico per capire quale sia la strada migliore da percorrere. Noi non abbiamo una ricetta nostra – ribadisce Pivetti – ma ci piacerebbe che i carpigiani fossero coinvolti in un dibattito franco su un tema fondamentale come quello del fine vita”. E sulla fondazione che dovrebbe nascere per gestire la struttura, sotto l’egida di Amo Carpi, Amo Mirandola e Asp di Mirandola, Pivetti è laconica: “la quota che mette Amo nell’operazione non è enorme dunque il parere dell’Associazione Malati Oncologici dovrebbe essere proporzionato a tale esborso. Il sodalizio dovrebbe pensare maggiormente al proprio ruolo volontaristico”. Più mirata all’assistenza e meno agli immobili, è questo il ruolo che spetta ad Amo secondo Giliola Pivetti, “anni fa, l’Asp delle Terre d’Argine aveva proposto l’uso del Cantinone di Cortile, ipotesi immediatamente scartata da Amo. Forse, se quel progetto non fosse naufragato, oggi avremmo già un Hospice”.
Jessica Bianchi

 

 

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