L’Amo si concentri sull’assistenza, non sui muri

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“Nessuno mette in discussione l’importanza di realizzare un Hospice nell’Area Nord, d’altronde la Provincia di Modena, come evidenziato in tutti i documenti di programmazione, ha bisogno di almeno due nuove strutture dedicate al fine vita. Ciò che trovo del tutto opinabile invece è l’area individuata per costruirlo, ovvero il Comparto denominato Fornace di Budrighello, ubicato nel Comune di San Possidonio”. A parlare è il carpigiano Dorio Silingardi, presidente di Segesta, società specializzata in realizzazioni e ristrutturazioni di strutture socio-sanitarie e assistenziali. “L’Amo – Associazione malati oncologici non dovrebbe occuparsi di costruire muri, affossando le proprie risorse finanziarie nel mattone, bensì concentrare ogni sforzo nell’assistenza dei malati. Un compito, questo, che le si confà appieno. Che appartiene al suo dna”, prosegue Silingardi.  Per il presidente di Segesta, l’area della Fornace è “totalmente inadeguata, poiché troppo a ridosso dell’argine, isolata e nemmeno urbanizzata. Non capisco perché ci si sia fossilizzati solo su questa ubicazione: mi domando quali interessi ci siano dietro”. La dislocazione alternativa ipotizzata da Dorio Silingardi è quella “dell’ex ospedale di Concordia, occupato oggi da una RSA gestita dalla Cooperativa Gulliver, da poliambulatori, una piccola cappella e dalle camere ardenti. Nell’immobile vi è una porzione in disuso, sempre di proprietà dell’Azienda Sanitaria di Modena, e, una volta ristrutturata, potrebbe rappresentare la perfetta location per l’Hospice: vicino ad altri servizi, perfettamente integrato nel tessuto urbano e facilmente raggiungibile dal punto di vista viario. Sono perfettamente conscio che convincere l’Ausl a riqualificare la struttura non è un’operazione scontata ma per l’azienda sarebbe un modo per ripatrimonializzare un immobile di proprietà oggi abbandonato a se stesso. Lo ribadisco, io sono convinto che il denaro raccolto da Amo, con fatica e onore, debba essere impiegato per la gestione, non per fare un costoso immobile. Il sodalizio non è mica un immobiliarista…”. Una proposta, quella dell’ex ospedale di Concordia, espressa “più volte a vari volontari dell’Amo nonché al sindaco di Carpi, Alberto Bellelli”, ma miseramente caduta nel vuoto. “Io non metto in discussione soltanto l’area di San Possidonio, peraltro considerata a “elevata pericolosità idraulica” bensì il modello di gestione. Dopo 30 anni di lavoro spesi nel settore socio-assistenziale e sanitario penso di poter esprimere un’opinione competente: seppellire soldi inutilmente in un posto non idoneo è uno sbaglio. In questa operazione non vi è una visione di lungo raggio. Il focus, lo ripeto ancora una volta, dev’essere sull’assistenza e non sui muri”.
Jessica Bianchi

 

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