Quando l’azzardo è un gioco da ragazzi

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Puntano sulla pubblicità online per catturarli oggi attraverso il cellulare e farne i giocatori di domani, quando saranno adulti e potranno disporre di denaro. L’Agenzia dei Monopoli, preposta al controllo e alla gestione dei dati sul gioco d’azzardo legale, a cui sono stati richiesti dati recenti sulla diffusione del fenomeno a Carpi, prende tempo e poi non risponde ma il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni almeno una volta nel 2014 ha giocato d’azzardo. Simulando la gestione del bilancio familiare nel corso di un laboratorio, uno studente ha destinato duecento euro alle spese di gioco e un altro ha proposto il gratta e vinci per far fronte a spese improvvise.
“E’ inutile demonizzare il gioco d’azzardo perché a questa età è controproducente e si ottiene l’effetto contrario” afferma Maria Vittoria Bertacchini, docente dell’istituto superiore Meucci, coordinatrice della rete Non giocarti il futuro!. “Per far riflettere i ragazzi è più efficace svelare loro i meccanismi che inducono la patologia”.
Gli studenti delle quarte classi rientrati da Milano dopo la visita guidata di un’ora e mezzo a Fate il nostro gioco, la mostra interattiva sulla matematica del gioco d’azzardo, hanno scoperto perché gli ambienti sono chiusi e privi di orologi alle pareti (perdita del senso della realtà e del tempo), perché qualsiasi necessità viene soddisfatta senza che ci si debba allontanare dalla postazione, come è possibile che venga alterata la percezione (basta fare un semplice test su youtube https://www.youtube.com/watch?v=S-a4rz1H99Q) e perché è sicuro che si perde.

“Tutto il gioco organizzato deve far guadagnare chi lo organizza” ammette Bertacchini.  A Carpi da mercoledì 22 a martedì 28 novembre sarà allestito il laboratorio La scommessa vincente promosso dal Comune di Carpi con il contributo della Regione Emilia Romagna e Fondazione Casa del Volontariato di Carpi, nell’ambito del progetto a rete Attrazioni fatali che vede la collaborazione degli istituti superiori. Si tratta di un’edizione ridotta del progetto Fate il nostro gioco di Taxi1729, ispirato allo studio di Paolo Canova e Diego Rizzuto, ma l’obiettivo resta quello di svelare le regole, i piccoli segreti e le grandi verità che stanno dietro all’immenso fenomeno del gioco d’azzardo, “come una specie di antidoto logico, per creare consapevolezza intorno al gioco e svelare i suoi lati nascosti” precisa la professoressa Nadia Garuti, docente di matematica del Liceo Fanti, capofila del progetto. “Per i ragazzi, che già vivono una dipendenza da gioco sul cellulare, questo percorso educativo è di fondamentale importanza per riconoscere le caratteristiche del gioco d’azzardo”.
Sui social qualche genitore ha espresso perplessità per il fatto che venga ricreato un ambiente simile a un casinò ma la professoressa Bertacchini ci tiene a precisare che “la sala Estense di Palazzo Pio non ha le caratteristiche di una sala gioco, non si fa uso di denaro, tutto viene simulato con un computer, non sono presenti fonti di eccitazione ed emozione, manca qualsiasi elemento caratteristico di una sala gioco. E’ come se giocare al Monopoli fosse definito gioco d’azzardo”. “Tra l’altro – aggiunge Marco Gasparini, vicepresidente della Casa del Volontariato – oggi non c’è più nemmeno bisogno di entrare fisicamente in una sala scommesse perché tutto è a disposizione sul cellulare e la vera sfida sarà quella di contrastare il gioco online”. Il laboratorio La Scommessa Vincente è aperto, presso la Sala Estense di Palazzo Pio, a tutti, genitori con figli e nonni con nipoti, dai quindici anni in su.
Sara Gelli

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