Le nubi che si sono addensate sul progetto dell’Hospice si allargano al modello di gestione

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Il progetto di realizzare un Hospice nell’Area Nord – costo stimato di “3milioni e 360mila euro” – prosegue nonostante le polemiche e le spaccature interne ad Amo, palesatesi con forza con le dimissioni dell’ex presidente Paolo Tosi e dei due consiglieri Annalisa Bonaretti e Silvano Santini. Come già anticipato sulle colonne del nostro giornale la scorsa settimana, dietro il terremoto che ha investito l’associazione potrebbe esserci la posizione individuata per la costruzione dell’Hospice: un’area, quella del “Comparto denominato Fornace di Budrighello, ubicato nel Comune di San Possidonio in località Ponte Pioppa”, che la Vas, Verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica (datata 07.06.2011), definisce a “elevata pericolosità idraulica”. Considerata la posizione del comparto a ridosso del fiume, infatti, il documento “impone, al fine di diminuire la pericolosità per le persone che risiedono negli edifici in tali aree, il divieto di realizzare piani interrati e la previsione di scale interne di collegamento fra i vari piani dei fabbricati”. Diktat recepito appieno, come evidenzia lo studio di fattibilità redatto da CAIREPRO – Cooperativa Architetti e Ingegneri – PROgettazione di Reggio Emilia, dove si legge: “il progetto non potrà avere spazi interrati, sarà leggermente sopraelevato rispetto al terreno e presentare 1 o 2 punti alti (1° livello) per l’evacuazione verticale in caso di inondazione. L’area è sotto il secondo argine del Secchia e non è stata mai interessata da esondazioni (da che si ha memoria e con questo assetto delle rive) perché ortograficamente più alta della piana a Sud del fiume. L’esondazione avverrebbe solo a seguito di un evento cataclismatico imprevedibile”. A tale nervo scoperto se ne aggiunge poi un altro, ovvero la necessità di farsi carico del “recupero e della valorizzazione del corpo originale della fornace Hoffman, tramite intervento sistematico di restauro scientifico e suo riuso con destinazione per attività di interesse pubblico”. Un investimento oneroso importante che, prosegue il documento, “potrà essere attuato in una seconda fase” ma che, ci ha successivamente assicurato il sindaco di San Possidonio, Rudi Accorsi, “il Comune non ha affatto intenzione di richiedere”. Le nubi addensatesi sul progetto si sono però estese anche al modello di gestione.
“Siamo alla vigilia della nascita della fondazione che dovrà occuparsi di concretizzare il progetto dell’Hospice dell’Area Nord. Entro la fine dell’anno la onlus nascerà e con essa si darà il via alla fase esecutiva dello studio di fattibilità – approvato dagli enti pubblici aderenti all’Unione dei Comuni di Area Nord e Terre d’Argine – e, finalmente, l’Hospice diventerà un progetto concreto”. Ad annunciarlo è Paolo Negro, presidente di Asp Mirandola, uno dei tre soggetti che dovrebbe costituire la Fondazione, unitamente alle due Amo di Carpi e Mirandola. L’idea è quella di creare una “fondazione di partecipazione, ovvero un soggetto terzo che eroghi servizi e consenta allo stesso tempo una partnership tra pubblico e privato”, prosegue Negro. Non ancora chiaro il modo in cui si sostanzierà la gestione della struttura e quale ruolo ricoprirà l’Azienda sanitaria di Modena anche se lo studio stabilisce che “l’Ausl di Modena non interverrà nella costruzione, ma contribuirà attraverso un’apposita convenzione, e solo dopo i necessari processi di accreditamento della struttura, a supportarne i costi di gestione”. Ma le Asp, col loro abito sociale, da statuto, possono investire in strutture per la gestione del fine vita? La materia è complessa e non tutti la pensano in egual modo: vi è infatti una zona d’ombra, giuridicamente parlando, che consente un forte margine di interpretazione. Da un lato infatti vi è chi sostiene che Asp e Hospice debbano restare separati poiché l’attività preponderante di tale struttura è di carattere sanitario; al contrario vi è chi intravede nell’Hospice una rilevanza sociale e, di conseguenza, giustifica un investimento, anche importante, dell’Asp in tale ambito. Non essendoci una giurisprudenza specifica a supporto, tutto viene demandato alle singole volontà. La questione è spinosa e si presta a numerosi dubbi. Innumerevoli le voci levatesi in difesa del progetto – la cui necessità, lo ribadiamo ancora una volta, non è in alcun modo messa in discussione – che chiedono si faccia luce sulla vicenda.
Jessica Bianchi

 

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