Ospedale: i dubbi sulla sua tenuta permangono

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La risposta dell’azienda sanitaria di Modena all’interrogazione dei consiglieri comunali del Pd di Carpi relativa agli operatori sanitari impiegati all’Ospedale Ramazzini è evasiva e incompleta. Il Partito democratico, raccogliendo il grido d’aiuto lanciato degli operatori del Ramazzini, in particolare del Servizio di Emergenza – Urgenza, ha posto all’Ausl una serie dettagliata e accurata di quesiti, molti dei quali rimasti inevasi.  L’unificazione delle due maggiori strutture ospedaliere di Modena, Policlinico e Baggiovara, si legge nell’interrogazione, non può prescindere dai bisogni e dalle istanze delle “figure professionali presenti nelle strutture ospedaliere periferiche”, riconoscendo al contempo “il ruolo rilevante nell’assistenza degli infermieri e degli operatori socio sanitari che rappresentano già oggi un pezzo rilevante della struttura ospedaliera e territoriale”. Gli interrogativi relativi al nosocomio di casa nostra sollevati dalle consigliere Mariella Lugli e Cristina Luppi si concentravano perlopiù sulla dotazione organica. Da quella prevista a quella realmente in servizio, anche attraverso un confronto tra l’ospedale di Carpi e gli altri nosocomi dell’Azienda Usl, compreso quello di Baggiovara, con il dettaglio di alcuni reparti ritenuti strategici per l’assistenza sanitaria come Pronto Soccorso e Lungodegenza. Le due consigliere chiedevano poi all’azienda di specificare l’età media di infermieri e Oss, il loro numero di giorni di ferie residue da godere e se le mansioni svolte dagli OSS dell’ospedale di Carpi siano le medesime che svolgono tali figure professionali negli altri ospedali, con particolare riferimento all’attività di barellamento dei malati. Domande precise alle quali sono seguite risposte sommarie. Scopriamo così che al Ramazzini (coi suoi 280 posti letto) sono in servizio 365 infermieri (dovrebbero essere 370) e 101 Oss (anziché 104) la cui età media è di 43 anni. 41 sono mediamente i giorni di ferie residui ancora da smaltire per gli infermieri, 32 quelli degli operatori socio sanitari.  Non pago dell’insufficiente risposta offerta sul Pronto Soccorso di Carpi (dove, lo ricordiamo, i medici sono 16 contro i 30 dell’Ospedale di Baggiovara, malgrado nel primo semestre 2016, il Ps cittadino abbia registrato 23mila accessi e Baggiovara 22mila. 40 infermieri più 2 coordinatori quelli di Baggiovara e 40 più 1 coordinatore a Carpi, peccato che di questi ultimi, 9 siano assegnati alla funzione Emergenza Territoriale 118 e che il doppio mandato, cioè personale che svolge contemporaneamente la funzione di 118 e Ps non sia previsto. Ergo gli infermieri in forza al Pronto soccorso di Carpi sono 31 contro i 40 di Modena. Gli Oss invece sono 11 a Carpi contro i 18 di Baggiovara) l’unica struttura che il direttore generale dell’Ausl Massimo Annicchiarico è stato disposto a mettere a confronto col Ramazzini, sul fronte Lungodegenza, è l’ospedale di Mirandola (ma stiamo scherzando? L’Ospedale di Carpi, secondo il Pal, dovrebbe essere punto di riferimento per tutta la Bassa!). Tra i due, sembra paradossale, ma ne esce vincitore il nosocomio della Bassa: 24 i posti letto presenti nel reparto mirandolese dove operano 13 infermieri e 4 Oss, contro i 9 infermieri e 3 Oss della lungodegenza carpigiana coi suoi 20 posti letto.  Sul barellamento Annichiarico è lapidario: “le mansioni svolte dal personale OSS dell’ospedale di Carpi sono quelle previste dal loro profilo professionale. L’attività di barellamento è compresa e viene svolta in tutti gli stabilimenti ospedalieri a eccezione di Baggiovara presso il quale è vigente uno specifico servizio esternalizzato nell’ambito del contratto SESAMO che fornisce all’Ospedale tutti i servizi di supporto all’assistenza”. Ma la dotazione del personale è sufficiente?  “Si ritiene – risponde il direttore generale – che la dotazione del personale infermieristico, tecnico, ostetrico previsto sia in numero idoneo e sufficiente per l’erogazione delle prestazioni. Il tasso di assenteismo registrato per l’Ospedale di Carpi (similare alla media aziendale) ha determinato alcune criticità per il cui superamento si sta operando con diversi interventi: stabilizzazione dei contratti di lavoro a tempo determinato disponendo contratti a tempo indeterminato che assicurano un consolidamento dell’organico aumentandone l’efficienza e la possibilità di mantenere le competenze acquisite;  completamento del piano assunzioni 2016 che aggiungerà anche all’Ospedale di Carpi nuove unità di personale”. Una risposta, quella fornita dall’azienda, che evidentemente non è piaciuta a Mariella Lugli: “i numeri che ci sono stati dati si prestano a varie letture. Ad esempio, i posti di lavoro indicati riguardano personale assunto part time o a 36 ore settimanali? I nostri dubbi continuano ad aumentare. Questa è la terza interrogazione che facciamo sulla tenuta della struttura ospedaliera di Carpi e, considerata la complessità del tema, chiediamo di fare un consiglio comunale monotematico dedicato alla sanità e, in particolare, all’Ospedale”.
In ballo, infatti, c’è un modello assistenziale sempre più inefficiente a causa di politiche miopi, tagli costanti alle risorse e mancata valorizzazione dei professionisti a disposizione, ormai spremuti come limoni, con evidenti ricadute negative sul servizio reso alla cittadinanza.
Jessica Bianchi

 

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